Proposte Del CoCIT al PAT (Piano di Assetto del Territorio) del comune di Venezia

COMUNE DI VENEZIA

Al Sindaco

Al Prosindaco di Mestre

All’Assessore all’Urbanistica

PROPOSTE PER IL PIANO DI ASSETTO TERRITORIALE IN ORDINE AL RECUPERO AMBIENTALE ED URBANISTICO DEL TERRITORIO LIMITROFO ALLA TANGENZIALE OVEST DI MESTRE.

Con la presente formalizziamo la presentazione di proposte già illustrate in alcune precedenti occasioni di incontro.

PREMESSA

Come noto, la Tangenziale di Mestre riveste un ruolo significativo per molteplici aspetti: viabilità, urbanistica, ambiente e qualità della vita, futuro della città.

Inaugurata nel 1972, è un raccordo autostradale, basato su criteri progettuali obsoleti, Secante piuttosto che Tangenziale, una ferita urbana profonda.

In dieci anni il traffico è aumentato del 50%. Ogni giorno transitano 150-170.000 veicoli, circa il 30 % mezzi pesanti.

La ricaduta di inquinamento atmosferico ed acustico è descritta da numerose misurazioni e da uno studio modellistico del Dipartimento di Venezia dell’ARPAV. Diversi studi epidemiologici internazionali documentano il rischio per la salute correlato al vivere vicino a grosse arterie autostradali, mediamente con condizioni di saturazione e congestione meno gravi di quelle della Tangenziale-Secante di Mestre.

LA TANGENZIALE DOPO IL PASSANTE

Mestre è storicamente un crocevia tra est, ovest, nord e sud. L’apertura dei mercati dell’Est, l’integrazione europea, la vocazione di porto Marghera quale piattaforma logistica dell’Adriatico, accentuano questa caratteristica. Ciò può rappresentare un’opportunità, ma anche un rischio di danno se non si valuta la sostenibilità delle trasformazioni per il territorio e la popolazione.

Ripensare la Tangenziale-Secante dopo l’apertura del passante può rappresentare un’opportunità per la città. Un suo nuovo utilizzo potrà offrire l’opportunità di attenuarne l’impatto ambientale e di riorganizzare la viabilità migliorando la mobilità cittadina; ma va pensata anche l’opportunità di riqualificazione urbana complessiva, non abbandonando l’idea di poter arrivare ad una futura rottamazione di questo viadotto, ormai obsoleto.

Queste opportunità non sono però scontate e dipendono da scelte che saranno fatte a breve e medio termine.

Infatti vecchi e nuovi pericoli incombono ancora sulla citta’.

Il traffico della direttrice Nord – Sud, il corridoio E55, ed il traffico pesante generato dalla trasformazione di Porto Marghera in polo logistico, se non troveranno un’adeguata soluzione finiranno per scaricarsi nuovamente in tangenziale e sulla città. Un ulteriore problema viene dai progetti di espansione dell’area aeroportuale.

Chi programma lo sviluppo di queste attività ed infrastrutture, che comportano la movimentazione di quantità vertiginose di capitali, persone e merci, ha il dovere di non lesinare denari per soluzioni che siano adeguate e sostenibili per la città ed i suoi abitanti. Porto, aeroporto, corridoio adriatico devono mettere nei loro conti il definitivo superamento della Tangenziale-Secante così com’è oggi. Ad esempio con la realizzazione di un’alternativa in trincea sul tracciato attuale o su quello dei “bivi”.

L’apertura del Passante, così come l’avvio del SFMR, aprono quindi una nuova stagione per la nostra città, anche se gli esiti finali non sono ancora scontati.

Le scadenze della redazione del P.A.T. (Piano di Assetto del Territorio) e del P.U.M. (Piano Urbano della Mobilità) sono l’occasione per inaugurare una nuova rotta.

PROPOSTE

La nostra associazione, a miglioramento della situazione attuale e nell’attesa di una definizione del futuro della Tangenziale-Secante, propone che il P.A.T. possa intervenire su 4 fasce di territorio intorno all’infrastruttura:

  1. nei primi 30 metri almeno di profondità dal margine dell’infrastruttura; proponiamo la realizzazione della “Tangenziale Verde”, corridoio arboreo;

  2. nei 60 metri, corrisponde alla fascia di rispetto urbanistico, proponiamo di stabilire misure idonee alla delocalizzare di edifici abitativi, in forme che evitino oneri economici non sostenibili per gli abitanti sostenibile l’operazione;

  3. nei 250 metri, corrispondi alla fascia di rispetto acustico ed inclusivi del’area di maggior ricaduta dello smog, proponiamo una moratoria alla realizzazione di nuovi insediamenti edificativi in attesa della definizione del destino dell’infrastruttura stessa;

  4. per le aree libere non edificabili, proponiamo di destinare nuove superfici a espansione del Bosco di Mestre.

Inoltre, va posta particolare attenzione alla zona, tra la Castellana e la Miranese, prossima a via Olimpia. Qui vi sono importanti processi, quali l’apertura della stazione SFMR più vicina al centro e la trasformazione della vicina area dell’ex ospedale, ai quali potrebbe associarsi una riqualificazione complessiva di via Olimpia per un nuovo accesso pedonale al centro città.

Il presidente dell’associazione

Diego Saccon