Impatto della tangenziale di Mestre sulla salute dei cittadini.
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L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio per diverse patologie, accertato attraverso studi epidemiologici e sperimentali. Le varie sostanze inquinanti presenti nell’aria hanno potenziali effetti tossici, infiammatori e cancerogeni su vari organi, con un rischio proporzionale alle loro concentrazioni. Gli ossidi di azoto (NOx), il biossido di zolfo (SO2), l’ozono (O3) le polveri, hanno effetti infiammatori sull’apparato respiratorio. I gas irritanti e le polveri di diametro inferiore ad 1 micrometro, capaci di penetrare attraverso i polmoni nel sistema circolatorio possono avere effetti infiammatori sulle arterie determinando aggravamento dell’aterosclerosi e delle coronaropatie. L’ossido di carbonio (CO) riduce la capacità di trasporto dell’ossigeno da parte del sangue con effetti a carico dell’apparato respiratorio, cardiaco, muscolare e del sistema nervoso.
POLVERI
FINI INALABILI: COSA SONO E COSA FANNO. Le
polveri sospese nell’aria si distinguono in base alla loro granulometria, cioè
alle loro dimensioni. Le polveri fini inalabili e respirabili sono chiamate così
per le loro piccole dimensioni e per la loro capacità, dovuta a queste piccole
dimensioni, di penetrare profondamente nei polmoni con l’aria respirata. Le
polveri di più piccole dimensioni (PM1) possono essere assorbite ed entrare
nella circolazione del sangue distribuendosi in vari organi. Le
polveri fini derivano dalle emissioni prodotte dal traffico veicolare, dalle
attività industriali e dagli impianti di riscaldamento alimentati a gasolio
(sembrano trascurabili le emissioni degli impianti a metano). Almeno
il 50% delle polveri fini presenti nell’aria deriva dal traffico veicolare. Tutti
i mezzi di trasporto a motore emettono polveri fini, ma la maggior parte è
prodotta dai motori diesel. Una parte delle polveri provengono anche
dall’usura dei pneumatici e dei freni e dal risollevamento di polvere presente
sul sedime stradale. Le
polveri fini presenti nell’aria sono in parte di origine primaria, cioè
emesse direttamente dalla fonte inquinante, in parte di origine secondaria, cioè
prodotte da una serie di reazioni tra inquinanti primari dispersi in aria. Le
due principali classi di polveri fini individuate dalla legislazione sulla
qualità dell’aria, sono le PM 10, cioè le polveri con diametro inferiore a
10 micrometri (1 mm = 1000 micrometri) e le PM 2,5, cioè quelle con diametro
inferiore a 2,5 micrometri. Per le PM 10 sono stabiliti dalla legge dei limiti
di esposizione media e massima nel corso dell’anno, per le PM 2,5 è previsto
esclusivamente il monitoraggio. Le
polveri fini sono costituite da una miscela di sostanze che includono: metalli
tossici quali piombo, cadmio e nichel; nitrati e solfati; composti organici come
gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). Alcune di queste sostanze sono
tossiche, altre sono anche cancerogene. La Legge prevede dei limiti per la
concentrazione del benzo(a)pirene contenuto nelle polveri fini, appartenente
alla famiglia degli IPA, emesso prevalentemente dai gas di scarico dei motori
diesel, sospettato di promuovere, per esposizioni di lungo periodo,
l’insorgenza del carcinoma bronchiale. Gli effetti sulla salute dello smog si possono distinguere in acuti e cronici. Tra i primi possiamo includere le bronchiti acute, gli episodi broncospastici (crisi asmatiche/asmatiformi), le infiammazioni delle vie aeree superiori, gli scompensi cardiorespiratori, le crisi cardiache. Tra i secondi le malattie respiratorie croniche (bronchite cronica, enfisema polmonare), la progressione dell’ateriosclerosi, il rischio di cancerogenesi, la sensibilizzazione alle allergie. Un aumento degli effetti acuti nella popolazione è spesso evidenziabile in corso dei picchi di inquinamento. Oltre ad esistere una mole ormai imponente di studi scientifici a livello internazionale che documentano questi effetti dell’inquinamento atmosferico, ci sono degli studi epidemiologici che hanno valutato anche la situazione del nostro territorio. |
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Per quanto riguarda l’Italia già nel 1998 l’ Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha realizzato una valutazione dell’impatto sulla salute dell’inquinamento dell’aria nelle otto principali città italiane relativa agli effetti sulla salute attribuibili a concentrazioni di PM10 superiori a 30 microgrammi/metrocubo d’aria (1998). I risultati di questo studio mostravano 3.472 casi di mortalità (per età superiore ai 30 anni), 1.887 casi di ammissioni ospedaliere per malattie respiratorie 2.710 per malattie cardiovascolari, 31.524 casi di bronchite acuta e 29.730 casi di attacchi d’asma in età inferiore ai 15 anni, 11.360 casi di attacchi d’asma in maggior di 15 anni, 10.409.836 casi di sintomi respiratori minori, 2.702.461 giorni di restrizione dell’attività. Lo studio MISA2 ha ripreso ed esteso questo tipo di valutazione, nella quale è stata inserita anche la nostra città (Mestre), con risultati simili.
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L’ “indagine su inquinamento atmosferico e funzionalità respiratoria nei bambini affetti da asma bronchiale nelle ALSS 12 (Veneziana) e 13 (Dolo Mirano) del Veneto” svolta nel 2005 “ha confermato la correlazione tra i valori degli inquinati PM2,5, NO2, SO2, CO e ha indicato che il loro aumento è associato alla diminuzione di due indicatori della funzionalità respiratoria (diminuzione della PEF e del FEV1) anche a livelli di concentrazione non necessariamente superiori a quelli consentiti”. Esistono vari studi, realizzati in diversi paesi del mondo, che dimostrano un rischio maggiore per queste patologie tra chi vive molto vicino (più probabilmente entro i 100-150 metri) ad autostrade o strade principali di grande traffico, rischio che, in alcuni lavori, appare più evidente se si tratta di traffico pesante. Alcuni autori indicano un possibile effetto coadiuvante tra di stress notturno causato dal rumore del traffico e inquinamento nell’induzione di manifestazione broncospastiche ed allergiche nei bambini.
IL
RISCHIO SANITARIO
Abbiamo
effettuato una rapida ricerca in Medline di lavori scientifici
internazionali che correlassero il vivere vicino ad autostrade con il rischio
per la salute. Abbiamo trovato una quindicina di articoli che riportano
ricerche focalizzate specificamente sul “living close motorways/major road”.
Un lavoro indica che la sovrastima dell’esposizione al traffico valutata con
self-report può determinare un bias, per cui le ricerche devono essere basate
solo su misurazioni oggettive della quantità di traffico circolante [1],
criterio metodologico rispettato dai lavori che citiamo di seguito.
12 articoli [2,3,4,5,6,7,8,9,11,12,13,14] evidenziano l’esistenza di un
rischio sanitario correlato al vivere vicino ad autostrade o strade principali
molto trafficate. Un lavoro non trova questa correlazione [10], ma gli stessi
autori rettificano il risultato in una pubblicazione dell’anno successivo
[11], indicando che il rischio è localizzato nelle immediate vicinanze delle
infrastrutture viarie, in base ai loro risultati entro i 90 metri circa.
Uno studio indica che il rumore notturno può agire da coadiuvante nello
sviluppo di patologie respiratorie e dermatologiche nei bambini con esposizione
a lungo termine all’inquinamento traffico correlato [15].
Quattro studi indicano rispettivamente un aumento di rischio di BPCO (broncopneumopatia
cronica ostruttiva) nel genere femminile [2], di Calcificazione delle Arterie
Coronariche (CAC) [4], di cardiopatia ischemica (CHD) clinicamente
manifesta [5] e di riduzione dell’aspettativa correlata a patologie
cardiopolmonari o tumore del polmone [6].
Uno studio mostra una più alta prevalenza di sintomi respiratori sia negli
adulti che nei bambini [3].
Sette lavori mostrano un aumentato rischio di patologia respiratoria in bambini
e adolescenti (4-16 anni), come disturbi broncospastici, asma, bronchiti
[7, 8, 9, 11, 12, 13, 14].
Le distanze ritenute a rischio variano in questi studi tra i 50 e i 400 metri.
Entro i 100 metri nello studio che valuta la BPCO [2], entro i 200 metri in
quello sull’aterosclerosi (con progressione del rischio nelle diverse fasce:
100-200 metri, 51-100 metri, entro i 50 metri) [4], entro i 150 metri in
quello sulla cardiopatia ischemica [5]. Nelle patologie respiratorie dei
bambini, la variabilità è tra 50 e 90 metri da strade principali (major road)
[7, 13], e tra i 100 metri [12] , i 300 metri [8] e i 400 metri [9] per le
autostrade. Il
rischio appare correlato più fortemente alla distanza dagli assi stradali
considerati, che alle concentrazioni di inquinanti misurate [6].
Tre di questi studi [8, 9, 12], distinguendo la correlazione tra rischio
respiratorio, autoveicoli e traffico pesante, indicano una responsabilità
prevalente od esclusiva di quest’ultimo.
Indicativamente le moli di traffico delle strade considerate negli studi variano
tra i 5000 e i 22.000 camion circa al giorno (feriale) e tra i 30.000 e i
155.000 autoveicoli circa al giorno [9, 12].
I campioni di popolazione studiati variano nei diversi studi da circa 1.000 a
26.000 soggetti.
Questi
dati, sebbene relativi ad un numero non ampio di lavori, sono
sufficientemente suggestivi per motivare un maggior impegno delle nostre autorità
locali. La
riflessione che deriva dalle conclusioni di questi studi vale ovviamente per
qualsiasi asse stradale con elevato traffico e suggerisce l’esistenza di un
rischio saniatrio specifico traffico correlato relativo ai siti abitati
peristradali, che va distinto dal rischio generale legato all’inquinamento di
fondo. Una
maggior rilevanza, per il livello di criticità raggiunto e per la lunga durata
di questo stato, ha la situazione della tangenziale di Mestre, per la quale
invece è assente l’iniziativa sul fronte epidemiologico, inefficace su
quello degli interventi di controllo e di riduzione delle emissioni prodotte dai
mezzi transitanti, specialmente dai mezzi pesanti, in ritardo e non
completamente soddisfacente su quello degli interventi di
mitigazione/compensazione ambientale. La
criticità della tangenziale di Mestre, come noto, è data da un lato dal
sovraccarico (fino a punte di 180.000 mezzi al giorno, con 40-50.000 camion) con
condizioni di scarso scorrimento e stop-and-go dei mezzi, dall’altro dalla
vicinanza estrema a case ed edifici pubblici (o in cui si svolgono attività di
pubblica utilità). Infatti a Villabona , in via Trieste, in via Miranese, alla
Gazzera, alla Cipressina, a Borgo Forte, ci sono abitazioni a partire da meno di
10 metri di distanza dal margine stradale della tangenziale; la scuola
Caburlotto, nell’edificio di Villa Berchet, è a 20 metri; l’istituto Farina
a 50 metri e il plesso scolastico pubblico della Cipressina a 70 metri;
l’ospedale Villa Salus è a 100 metri. BIBLIOGRAFIA (1)
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Riportiamo un lavoro di revisione della letteratura recentemente pubblicato che conferma i dati della nostra ricerca bibliografica:
Agenti
inquinanti degli scarichi dei veicoli a motore nelle aree limitrofe a strade a
grande scorrimento: una rassegna delle evidenze epidemiologiche del rischio
cardiaco e polmonare. Doug
Brugge, John L Durant e Christine Rioux Sommario: C’è un crescente numero di evidenze relative a studi specifici sugli agenti inquinanti aerei appena emessi (di prima emissione) sottovento dalle maggiori strade ad alto scorrimento, dalle autostrade e dalle grandi strade statali che comprendono elevati livelli di particolati ultrafini (UFP), fuliggine (BC), ossido di azoto (NOx), e monossido di carbonio (CO). La popolazione che vive o è soggetta a lunghe permanenze entro i 200 m dalle grandi arterie stradali è esposta a questi agenti inquinanti più che la popolazione che risiede a maggiori distanze, anche comparando con chi vive lungo strade urbane molto trafficate. L’evidenza dei rischi per la salute di questi agenti inquinanti emerge da studi che valutano la vicinanza a strade ad alto scorrimento, con effettiva esposizione agli agenti inquinanti [la misurazione delle loro concentrazioni],o entrambi. Presi nella loro complessità, gli studi sulla salute dimostrano un rischio elevato di sviluppare asma e riduzione della funzione polmonare in bambini che vivono vicino a grandi arterie autostradali. Gli studi sul particolato (PM) che mostrano associazioni con mortalità cardiaca e polmonare appaiono indicare un aumento del rischio per piccole aree geografiche, suggerendo l’esistenza di fonti localizzate che probabilmente includono le grandi arterie autostradali. Sebbene meno lavori hanno valutato l’associazione tra cancro del polmone e autostrade, gli studi esistenti suggeriscono una possibile associazione. Sebbene l’evidenza sia sostanziale per un legame tra esposizione
ravvicinata alle grandi arterie stradali e effetti avversi per la salute, rimane
da fare un considerevole lavoro per comprendere l’esatta natura e la grandezza
del rischio. Clicca
qui per il testo completo in inglese
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Analogamente, riportiamo una valutazione europea di N. Kunzli etv al.; The Lancet ; Vol 356, pag. 795-801; (September 2, 2000) sull' Impatto sulla salute pubblica dell'inquinamento atmosferico correlato al traffico:
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Per saperne di più sull'aria che respiriamo, il sito dell'arpa Veneto mette a disposizione, nell'ambito delle pagine dedicate ai "FATTORI DI RISCHIO SANITARIO DA CAUSE AMBIENTALI" chiare e dettagliate informazioni in merito ai problemi che alcune sostanze chimiche, legate alle emissioni in atmosfera di veicoli circolanti possono causare alla nostra salute:
IPA - Idrocarburi Policiclici Aromatici: il Benzo(a)pirene