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Chi siamo:

 

Siamo una libera associazione di associazioni e di persone, apartitica, senza scopi di lucro e ci proponiamo di:

 

>  operare per la difesa della salute delle persone e dell’ambiente rispetto alle conseguenze nocive prodotte dal traffico veicolare nella Tangenziale di Mestre e in tutto il territorio comunale;

>  promuovere una mobilità sostenibile. 

>  agire contro gli impatti negativi sulla città di Venezia - Mestre del traffico di attraversamento extraurbano, interregionale ed internazionale;

> adoperarsi per fare della tangenziale di Mestre una strada sempre più "urbana", fino alla sua  rottamazione e per riqualificare il territorio devastato dal suo passaggio.

 

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Le News

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 01 maggio 2010   pagina 27   sezione: CRONACA.

In tangenziale serve l'autovelox fisso 

«Tangenziale di Mestre, serve l’autovelox fisso». A dirlo è l’associazione Cocit con il presidente Mirko Speciale. L’associazione che da anni si batte per il declassamento della tangenziale a strada urbana, riducendone l’impatto e il carico di inquinamento sulla città che è tagliata in due dall’infrastruttura, ha scritto l’altro giorno alle società autostradali e alla Polizia stradale. «Segnaliamo l’infrazione continua dei limiti di velocità da parte di autoveicoli e mezzi pesanti - si legge nella lettera, indirizzata anchye al comando provinciale dei Vigili del fuoco - si chiede che vengano disposte misure idonee al rispetto dei limiti di velocità, ivi compresa l’installazione di mezzi elettronici fissi di rilevamento della stessa». Il coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale segnala, spiega ancora il presidente, che l’innalzamento del limite (oggi per le auto è di 90 chilometri orari mentre per i camion la velocità massima consentita è di 60 km orari) non è di fatto stato accompagnato da una campagna di controlli, complice «le difficoltà per le pattuglie di eseguirli lungo la tangenziale». 

Secondo il presidente della Cav, la società di gestione del Passante, Alfredo Biagini «la società assieme alla polizia stradale sta studiando come intervenire. Principalmente sul Passante e poi anche lungo la tangenziale. Allo studio c’è il posizionamento di cartelli di invito agli automobilisti e di meccanismi per la rilevazione automatica della velocità». In pratica Cav e Polizia Stradale studiano per il Passante l’introduzione di autovelox fissi per tenere sotto controllo in particolare la velocità dei mezzi pesanti. In futuro, con la realizzazione della terza corsia sulla A4 Venezia-Trieste si potrà pensare all’introduzione del «Tutor», complesso dispositivo di controllo e sanzionamento (in questo caso si analizza la velocità media e non quella registrata nel punto di passaggio) da Padova fino a Trieste. 

Dalla Polizia Stradale di Mestre viene confermato lo studio in atto per il Passante mentre maggiori dubbi riguardano l’introduzione di autovelox fissi in tangenziale a Mestre. Infatti, spiega il comandante della Stradale di Mestre, il dottor Rocco Sardone, i controlli ci sono da parte della Polizia, con l’utilizzo di telelaser e autovelox, e in alcuni casi, specie in orario notturno, si sono registrati episodi di eccessi di velocità. Ma secondo la Stradale non si tratterebbe di infrazioni generalizzate. 

Mitia Chiarin

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 01 maggio 2010.

I camion non rispettano i limiti di velocità sulla tangenziale. E, per dirla proprio tutta, non rispettano nemmeno le corsie. Ecco perchè il Cocit lancia di nuovo l’allarme tangenziale e chiede più controlli oltre all’installazione degli autovelox. La preoccupazione dell’associazione deriva dal fatto che in tangenziale continuano a correre un sacco di camion che "trasportano materiali pericolosi in quanto potenzialmente in grado di incendiarsi, esplodere, diffondersi con rischi di tossicità". Il Cocit ricorda che "varie volte vi sono stati incidenti che hanno coinvolto mezzi pesanti con diffusione di sostanze chimiche" e che la tangenziale di Mestre è senza corsia d’emergenza. Non solo, il presidente del Cocit, Mirko Speciale, rileva come l’immissione da destra - ma anche l’uscita - sia resa difficile dalla presenza dei camion, che fanno da barriera quasi continua. Insomma la tangenziale di Mestre è molto pericolosa di suo e il mancato rispetto della velocità fà sì che ci sia di che preoccuparsi. Ecco perchè il Cocit scrive alla Polizia Stradale, ai presidenti di Autovie Venete, delle Autostrade di Venezia e Padova, di C.A.V. e al Comando Provinciale dei Vigili del fuoco per chiedere che "vengano disposte misure idonee al rispetto dei limiti di velocità da parte di autoveicoli e mezzi pesanti, ivi compresa l’installazione di mezzi elettronici fissi di rilevamento della velocità stessa".

 

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 23 marzo 2010   pagina 18   sezione: CRONACA.

Smog alle stelle, triste primato 54 gli sforamenti da inizio anno 

Smog, triste primato regionale per Mestre. Decimo giorno consecutivo con le polveri sottili oltre i limiti e 54esimo sforamento dall’inizio dell’anno, dicono i dati delle centraline di Arpav. E la pioggia ieri ha aiutato poco: i dati in diretta alle 6 di ieri indicavano uno sforamento di 78 microgrammi per metrocubo, contro il limite delle normative europee (40 microgrammi). 

I 54 sforamenti da inizio anno sono il dato più alto rilevato tra le sette province venete. Un triste primato che torna a segnalare come l’emergenza inquinamento sia ancora una realtà.  54 sforamenti dall’inizio del 2010 con dieci giorni consecutivi di smog alle stelle. Questo 2010 inizia male, con dati dell’aria in peggioramento rispetto al trend positivo segnalato dal 2006 al 2009 che aveva visto una riduzione degli sforamenti complessivi. 

Mestre si trova prima per numero di sforamenti (54) tra le sette province venete. Seguono a ruota Padova con 53, Vicenza con 51, Verona con 49 e Treviso con 48. Gli ultimi dati segnalano domenica, primo giorno di primavera, una concentrazione di 90 microgrammi per metrocubo in via Fratelli Bandiera. 84 i microgrammi rilevati al parco Albanese a Bissuola e 74 invece a Sacca Fisola. Tutti dati superiori ai 40 microgrammi per metrocubo che è il limite fissato dalla normativa europea. Domenica mattina la centralina del parco Albanese ha segnalato una concentrazione di 100 microgrammi alle 6 del mattino. Ieri mattina alle 6 quando si è intensificato il traffico del lunedì di rientro al lavoro, e nonostante la giornata piovosa, la concentrazione rilevata dalle telecamere «in diretta» è stata di 78 microgrammi, in lieve calo dal primo pomeriggio. 

Proprio nei giorni scorsi l’associazione Cocit è tornata a segnalare la necessità di indagare sugli effetti sull’uomo dello smog prodotto dalla tangenziale di Mestre. La richiesta di una indagine epidemiologica su smog e tangenziale aveva visto nel 2008 il Comune, ricorda il presidente Mirko Speciale, stanziare 30 mila euro e prendere contatti con l’azienda sanitaria. «Malgrado i documentati solleciti nel corso di questi due anni da parte del Cocit non vi è stata alcuna conferma sullo stato dell’arte dell’indagine, e quindi - dice Speciale - si è resa necessaria una richiesta di accesso agli atti alla Regione, Comune e Asl 12. L’azienda ha però eccepito sull’accesso agli atti richiesto, rendendo necessario un nostro ricorso al legale di fiducia, per rivendicare il diritto all’informazione».

 

  

Il Valico di Mestre - gli atti dei convegni.

PRESENTAZIONE a cura di L. Zanella, Assessore alla Cultura del Comune di Venezia

Il Valico di Mestre: una mostra fotografica, due convegni, uno spettacolo teatrale, per mettere a tema una delle questioni più dibattute, sofferte e certamente non ancora risolte della nostra città. L’obiettivo è di mettere in luce la complessità storica e presente, la natura assolutamente contemporanea dei problemi e dei conflitti che hanno accompagnato, fin dall’inizio, la realizzazione di una infrastruttura viaria a sistema aperto, (il progetto iniziale lo prevedeva chiuso) destinata ad attraversare, sventrandola, una delle aree più urbanizzate del paese, per raccordare l’autostrada verso Padovs con quella diretta a Trieste.

Progettata nel 1968, l’opera viene conclusa quattro anni più tardi.

Mestre, in pieno sviluppo demografico, socio economico ed urbanistico, sarà costretta a fare i conti con i costi e i danni non previsti o accuratamente occultati della veloce e vorace crescita.

La proposta dell’associazione CoCIT di indagare e approfondire i tanti aspetti della storia, dell’attualità e del futuro della tangenziale è stata accolta con forte convinzione dall’assessorato, che nel 2007 aveva già promosso la grande mostra "Mestre Novecento, il secolo breve della città di terraferma", curata dall’arch. Giorgio Sarto, responsabile del Laboratorio Mestre Novecento, costituito al Candiani allo scopo di raccogliere documentazione, produrre ricerca ed elaborazioni sulle trasformazioni e le storie della città.

Gli atti qui pubblicati danno conto, tra l’altro, del ruolo fondamentale svolto da CoCIT, non solo nella lotta in difesa della salute degli abitanti e della qualità ambientale del nostro territorio, compromesse dal traffico devastante della tangenziale, ma anche e soprattutto nel salto di qualità che un conflitto agito in modo intelligente, non limitato allo sterile corpo a corpo della mera contrapposizione, produce a livello di consapevolezza, di confronto e di dibattito cittadino. E anche di risultati concreti nelle scelte operate dalle istituzioni.

 

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POSTFAZIONE

Abbiamo iniziato l’esperienza che col tempo si è riassunta nella sigla del CoCIT, partendo da un sentire comune: il patire una situazione di inquinante congestione del traffico che deteriora la qualità della vita, una situazione che ha superato la quasi ubiquitaria "normale anormalità" della congestione urbana delle città contemporanee entrando, a metà degli anni ’90, nell’emergenza a causa della "invasione" e sovrasaturazione della Tangenziale di Mestre. Quest’esperienza ci ha fatto mettere meglio a fuoco alcune cose e ce ne ha fatte apprendere delle altre alle quali molti di noi non avevano mai pensato. Le infrastrutture viabilistiche sono spesso (anche se non sempre) utili o perfino indispensabili, ma a fianco di aspetti positivi presentano importanti effetti collaterali di natura ambientale, urbanistica, sanitaria, esistenziale e sociale che dovrebbero essere tenuti in maggiore considerazione. Ci vorrebbe quindi una visione non prevalentemente trasportistica, ma multidimensionale e interdisciplinare che dia il giusto peso a tutti i fattori. Siamo in un’epoca di crisi ambientale, in più il nostro territorio è fittamente antropizzato – estesamente coperto di insediamenti umani e infrastrutture -: è necessaria la crescita di una cultura e di un’etica attente a questi aspetti. Sarebbe necessario un maggiore confronto non tanto sul "fare" o "non fare", dicotomia a volte paralizzante a volte foriera di soluzioni infelici, ma sul "come fare" e sul "perché si fa". Ovviamente questa diventa solo un’affermazione astratta e banale se non è finalizzata a porre al centro dell’attenzione la sostenibilità ambientale e la progettazione partecipata delle opere. Sostenibilità ambientale sia nella dimensione dell’impatto locale che in quella del consumo generale di risorse naturali, progettazione partecipata che sappia cogliere veramente la voce e l’esperienza degli abitanti del territorio.

Abbiamo anche capito più chiaramente alcune cose sulla nostra città. La collocazione geografica che ne fa un crocevia ha catalizzato in fasi storiche diverse scelte infrastrutturali che hanno influito grandemente sul suo destino urbanistico. Queste scelte sono venute in larga parte dall’esterno e hanno tenuto in scarsa considerazione l’impatto sulla qualità della città, vedendola più come territorio di servitù che altro. Anche la Tangenziale ha questa genesi: ed eccoci con un’autostrada in mezzo all’abitato e gravose aree commerciali e produttive realizzate a ridosso dei suoi svincoli, da Marghera alla Cipressina, al Terraglio… La nostra città deve partire anche da questi problemi per ricostruirsi in modo migliore. L’evento realizzato nel maggio 2008 al Centro Candiani, dal Laboratorio per il Museo di Mestre, in collaborazione con la nostra Associazione, nel corso del quale vi sono stati due importanti momenti di riflessione e di confronto, raccolti in questi "atti", ha documentato bene la complessità della questione. Chiudendo, dobbiamo ringraziare Agostino, Alfeo, Andrea, Antonella, Antonio, Antonino, Carla, Corrado B., Corrado G., Diego, Fabio G., Fabio S., Fabio T., Furio, Giovanni, Luigi, Nicola, Marco, Mario, Massimo, Michele, Mirco, Riccardo, Roberto, Valdino, che hanno, in vari periodi, partecipato attivamente all’impegno del Coordinamento, ma anche tutti i soci, i simpatizzanti e tutti quanti hanno collaborato e partecipato in questi anni alle molte iniziative.

Mestre, febbraio 2010

Associazione Co.C.I.T.

 

Tratto da CORRIERE DEL VENETO del 20 gennaio 2010.

Tangenziale, crolla il traffico ma l’inquinamento resta alto 

Monitoraggio dell’Arpav. Calligaro: le cause sono altre

MESTRE — Meno auto in tangenziale, ma l’inquinamento non cala in modo proporzionale. Anzi, tra i due valori non c’è proprio collegamento diretto. «Posto che il traffico è diminuito, i dati mostrano che il problema non è la tangenziale», dice il capo di gabinetto del sindaco Maurizio Calligaro. L’A57 ha ceduto al Passante il 30 per cento di veicoli, ma la diminuzione delle polveri sottili a ridosso dell’autostrada è uguale a quella che si è registrata nelle altre parti della città. I dati su traffico e smog sono stati raccolti da l’Arpav in via Eridesio e via Tagliamento tra il 1 agosto e il 31 ottobre 2008 e 2009, su richiesta di Ca’ Farsetti che aveva chiesto un monitoraggio completo per studiare la situazione. «La diminuzione del Pm10 in questi due anni c’è stata in tutto il territorio comunale — dice l’assessore all’Ambiente Pierantonio Belcaro — anche grazie all’apertura del Passante che ha ridotto il traffico in transito per Mestre». Lo studio conferma infatti che la nuova autostrada ha liberato la tangenziale e insieme dice che i dati sul Pm10 sono in linea con l’andamento dell’inquinamento a Mestre.

La concentrazione media in via Eridesio (29 microgrammi a metro cubo d’aria) è identica a quella di parco Bissuola nel 2009 (28), come d’altronde accadeva di fatto nel 2008 con 33 e 32 microgrammi. Per Arpav in realtà la questione è più articolata: il miglioramento è effetto di meteorologia e diminuzione di emissioni. L’aria più pulita è dunque legata a fattori diversi, pioggia, calo di traffico e attività produttive. «Tutto concorre a beneficio della città», spiega il direttore Renzo Biancotto. L’analisi così modifica la credenza diffusa tra cittadini e amministratori che la tangenziale fosse la causa principale dell’inquinamento urbano. Per questo in Comune si sta valutando l’ipotesi se impiegare diversamente i 28 mila euro messi a bilancio per l’indagine epidemiologica sulla tangenziale. «Servirebbe un’inchiesta a più ampio spettro su Mestre e Marghera», dice Calligaro. Il Coordinamento contro l’inquinamento della tangenziale (Cocit) non è tuttavia d’accordo ed è pronto a sollecitare Asl e Comune su questo fronte. «I passaggi in tangenziale sono 90 mila al giorno e l’arteria è ancora inquinata», dice Mirco Speciale del Cocit. Sul Passante invece, «non è stato avviato il tavolo tecnico per la sua gestione pubblica, è come avere una Ferrari e non usarla».

Il monitoraggio di Arpav mostra in realtà che i transiti in tangenziale sono meno di 90 mila e tra agosto e ottobre 2009 le automobili sono scese del 25 per cento mentre i tir del 50. Nel 2008, passaggi orari in via Eridesio erano 2.133 contro i 1.477 del 2009 (meno 31 per cento) e in via Tagliamento 2.124 contro i 1.413 (meno 33). Nell’arco di 24 ore transitano cioè 33 mila 600 mezzi, qualche centinaio in meno nei giorni festivi. Anche la crisi contribuisce sulla diminuzione di mezzi e Cgia lancia l’allarme. I tir sulle autostrade venete sono scesi del 11,5 per cento contro il meno 9 nazionale e sulla Padova-Venezia del 30. «Erano 15 anni che non accadeva, siamo preoccupati per gli autotrasportatori e temiamo per il 2010», dice Cgia. Sul futuro della tangenziale rimane aperta un’incognita. Cocit e Ca’ Farsetti chiedono che sia gestita dal Comune, ma da Roma arrivano solo risposte negative. Inoltre, alcuni tratti continuano a creare problemi soprattutto per le conseguenze sul traffico cittadino. In particolare è l’uscita Castellana a avere effetti negativi su Mestre. «Abbiamo chiesto a Cav di spostare al Terraglio le indicazioni di uscita per Auchan e ospedale», spiega l’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi. Quando poi finiranno i lavori in via Martiri della Libertà, il Comune ha intenzione di limitare il traffico dalla Castellana sulle vie da Verazzano e Fradeletto, per far usare maggiormente le strade regionali 11 e 14».

Gloria Bertasi.

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 20 gennaio 2010.

Migliora la qualità dell'aria in tangenziale, ma non solo. Lo dice il monitoraggio promosso dal Comune e condotto dall'Arpav, i cui dati sono stati resi noti ieri dall'assessore all'Ambiente Pierantonio Belcaro. 

Lo studio ha riguardato la rilevazione delle concentrazioni delle polveri sottili e degli idrocarburi policiclici aromatici dal primo agosto al 31 ottobre 2009 attraverso la centralina installata in via Eridesio. Quindi è stato fatto il confronto con il medesimo periodo del 2008 e le stazioni analoghe di via Tagliamento, zona della Miranese, e del parco Bissuola. Il risultato è buono: tanto i giorni di superamento del limite legale di 50 microgrammi per metro cubo delle PM10 quanto la media della loro quantità sono diminuiti sia a ridosso dell'arteria che nel resto della città.

      Il monitoraggio di Arpav dice che la concentrazione delle polveri sottili misurata in Via Eridesio ha oltrepassato il valore limite giornaliero per la protezione della salute umana pari a 50 microgrammi per metro cubo da non superare per più di 35 volte per anno, in 12 giorni sugli 87 totali di misurazione (14%) nel 2008 ed in 7 giorni sugli 86 totali (8%) nel 2009. E che la media di periodo delle concentrazioni giornaliere delle stesse è risultata pari a 33 microgrammi per metro cubo nel 2008 e 29 nel 2009.

      «Lo studio commissionato dall'amministrazione e durato due anni - spiega Belcaro - ci ha dimostrato come la diminuzione sia riferibile a tutto il territorio comunale. Da questo punto di vista l'apertura del nuovo Passante, comportando la riduzione dei transiti in tangenziale di oltre il 30%, ha certamente recato dei significativi benefici ambientali estesi». U

     Un miglioramento generalizzato, dunque, ascrivibile, allo stesso tempo, anche agli effetti di una meteorologia favorevole nonché a una sensibile riduzione delle attività produttive per la grave congiuntura economica. «Fa piacere che il dato sia positivo - commenta Diego Saccon del Cocit - Ora è importante mantenere un punto di osservazione di modo da valutare con cognizione di causa come vanno le cose e creare una serie storica in proposito, ma anche correlare il dato strettamente ambientale con l'indagine epidemiologica di cui per adesso non si sa ancora nulla». 

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 17 gennaio 2010.

Tangenziale scatta il Verde.

Tangenziale interrata, tangenziale verde, tangenziale strada urbana. Comunque non più tangenziale. Ormai è uno dei leit motiv delle richieste dei cittadini, che vogliono far sparire questa cicatrice che sventra Mestre. Farla sparire in qualche modo, facendo diventare la tangenziale una strada qualsiasi. 

E così il Cocit - Coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale - avverte i futuri amministratori del Comune e della Regione che è urgente mettere mano alla tangenziale per ridurre il suo impatto. Visivo, sonoro e ambientale. E ieri il presidente del Cocit, Mirko Speciale, ha spiegato che bisogna non solo completare le barriere fonoassorbenti lungo tutta la tangenziale, ma anche renderla un corridoio verde.

Vecchia idea? Sarà anche vecchia, ma resta attuale, attualissima. Perché anche solo guardando al Passante si vede quanto indietro siamo con la tangenziale. E’ vero che sono passati quarant’anni, ma il Passante è stato costruito progettando contemporaneamente anche il Passante verde e cioè tutte le opere di mitigazione ambientale, mentre la tangenziale continua ad essere un’autostrada e basta.

Secondo l’avvocato Alfiero Farinea basta copiare il sistema del Passante dove, al posto degli espropri delle aree contigue al tracciato autostradale, si è preferito stringere accordi di collaborazione con gli agricoltori. E così l’intero tracciato del Passante è, come dire?, in appalto perenne agli agricoltori che, invece di essere espropriati dei terreni, hanno fatto un accordo per cui si occupano di tutto il verde che viene creato attorno al Passante. 

Costa meno e rende di più questo meccanismo e il Cocit vorrebbe tanto che le scarpate della tangenziale, gli svincoli, le rotonde, diventassero verdi. Ma verdi sul serio. E questo significa piante e arbusti e non quell’erba spelacchiata dal colore improbabile che c’è adesso. Ed ecco lo studio del Cocit su alberi e piante, erbe e arbusti necessari a far vivere la tangenziale. Perchè occhio che ci sono anche piante che si "mangiano" il benzene o gli idrocarburi, basta selezionarle, piantarle e fare in modo che attecchiscano. Dunque servono soldi . Non tanti alla fin fine - conteggia Diego Saccon - Partiamo dalle barriere fonoassorbenti. Ne mancano per 2-3 chilometri al massimo lungo la tangenziale. Costano 1 milione di euro a chilometro lineare. Più il verde, che più o meno costa 15 mila euro all’ettaro. In tutto sono 11 ettari da piantumare. Più impianti di irrigazione e quant’altro. Vuol dire che con 4-5 milioni di euro si trasforma la tangenziale di Mestre in una tangenziale verde. 

E l’intervento - avverte il Cocit - va fatto al più presto perché la tangenziale sta per riempirsi di nuovo. Il Passante infatti ha portato via almeno 50 mila veicoli, ma stanno per arrivare quelli del Quadrante di Tessera, che sono 45 mila. E i soldi? Bè, ogni giorno in tangenziale ci sono almeno 30 mila passaggi autostradali, cioè di gente che paga per passare in tangenziale. Una parte di quei soldi dovrebbero essere investiti per sanare la ferita che taglia in due Mestre. Del resto è da 40 anni che i mestrini sopportano, gratis, l’impatto di una autostrada che passa in pieno centro città, adesso è arrivato il momento di incassare il credito!

M. Dainese

 

SABATO 16 GENNAIO 2010 ORE 12 MUNICIPIO DI MESTRE CONFERENZA STAMPA DELL'ASSOCIAZIONE Co.C.I.T.

PRESENTAZIONE DE "LA TANGENZIALE VERDE"
UNA PROPOSTA DI CORRIDOIO ECOLOGICO LUNGO LA TANGENZIALE DI MESTRE
REALIZZATA CON IL METODO DELLA PROGETTAZIONE PARTECIPATA


Intervengono:

il Presidente della Municipalità Mestre Carpenedo Massimo Venturini
avv. Alfiero Farinea. esperto di diritto urbanistico

Gli interventi di mitigazione ambientale effettuati, sebbene ottenuti grazie ad estenuanti proteste e lotte dei cittadini, si sono rilevati insoddisfacenti nel risultato. Esito di un metodo che ha rifiutato la progettazione partecipata aperta agli abitanti e la concertazione con le associazioni  dei cittadini, ma anche con il primo livello della rappresentanza istituzionale quali sono i Consigli di Quartiere e le Municipalità.
La Tangenziale è tuttora un'Autostrada "la A 57" che passa in mezzo alla nostra città, con ingenti moli di traffico.

Per questi motivi è necessario un vero intervento di ambientalizzazione e in questo senso l'Associazione CoCIT ha sviluppato una proposta raccogliendo le esigenze e le idee di gruppi di cittadini di varie parti della città attraversate dall'infrastruttura.

L'aspetto paesaggistico-ambientale è stato finora affrontato solo nel tratto della tangenziale di competenza della Società delle Autostrade di Venezia e Padova con serie di interventi attuati negli anni 2007 e 2008. La mitigazione espletata con la messa a dimora di specie arboree e arbustive è stata deludente e praticamente inefficace.  Quindi a partire dallo stato di fatto delle zone attigue all'opera, sono state raccolte le idee di più gruppi di persone residenti nelle zone di Borgo Forte e Terraglietto, Terraglio, Cipressina, , Marghera e Villabona per migliorare la situazione esistente. Il lavoro cartografico ha subito vari perfezionamenti sino a giungere alla versione che viene presentata
che meglio riassume le proposte avanzate.

Qui tutti i dettagli e le tavole del  progetto:Progetto Tangenziale Verde

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 5 gennaio 2010.

      Ieri è stato l’ultimo giorno utile per presentare le osservazioni alla Variante del “Quadrante di Tessera”, ma l’azione di opposizione alle modifiche introdotte con il nuovo progetto portata avanti dai Verdi, Rifondazione Comunista, Sinistra e Libertà, Comunisti Italiani, CoCIT, Lipu e l’associazione “40 per Venezia”, continuerà anche nei prossimi giorni.
      Un tema che scotta nel centrosinistra, soprattutto in ottica elezioni, e che non mancherà di scatenare altre polemiche.
      «L’elenco di 520 firme raccolte lo scorso fine settimana in calce al nostro documento di osservazioni e che ieri abbiamo presentato a Ca’ Farsetti - ha spiegato Davide Scano dei Verdi - continuerà a rimanere a disposizione di quanti vorranno ribadire il loro dissenso alle proposte di modifica già approvate sia dal Consiglio regionale che da quello comunale».
      Il Comune, tuttavia, pena l’annullamento della delibera, ha ora tempo fino al 18 gennaio per esaminare le osservazioni e svolgere le proprie controdeduzioni.
      “Il fatto che moltissimi cittadini abbiano manifestato contrarietà al progetto e che molti altri, tra cui numerosi titolari di attività commerciali del centro storico veneziano e di Mestre continuino a sottoscrivere il nostro documento - ha proseguito il rappresentante dei Verdi - ci invoglia a sperare che il consiglio comunale possa prendere in seria considerazione, in sede di controdeduzioni, le osservazioni da noi presentate”.
      In sintesi viene contestato che all’interno della Variante, accanto a stadio e casinò, sia prevista la costruzione di una nuova città con centri commerciali, alberghi ed uffici che comporterebbe la chiusura di molte altre attività della terraferma.
      Tra coloro che si oppongono alla Variante ci sono anche gruppi che attualmente appoggiano la maggiorana di Ca’ Farsetti e questo potrebbe determinare, pur mancando davvero poco alla fine della legislatura, una situazione destabilizzante nella coalizione di governo della città.

 

QUADRANTE DI TESSERA: PRO O CONTRO LA CITTA’?

PENSIAMO UN’ALTERNATIVA PER UNA CITTA’ PIU’ MODERNA E SOSTENIBILE?

 

Premessa

Il QdT [Quadrante di Tessera] sembra rispondere ad una logica di servitù infrastrutturale per il Nord-Est e per i flussi turistici su Venezia da un lato, da un’altro ad un’idea di zona di servizi, commercio, “mercato del divertimento” delocalizzata rispetto alla città abitata. Ne risulta una scissione del territorio tra una “città fantasma” (o di fantasmi) fatta per attività, ma senza abitanti e una città abitata depauperata di attività vitali. Per questo stesso motivo si può inoltre dubitare che la localizzazione di Stazione AV e la Sublagunare a Tessera non sono utili agli abitanti e all’integrazione della città.

Chiaramente gli aeroporti stanno fuori dalle città, ma sia le metropolitane che l’AV, nelle principali città italiane, stanno dentro. A Roma e Milano forse l’AV  non arriva in Stazione Termini e in Stazione Centrale? Infatti la logica dell’AV è quella di “arrivare nei” (integrare i) centri offrendosi come alternativa al trasporto aereo e a quello su gomma. Un collegamento rapido con metropolitana da Venezia dovrebbe servire per integrare Venezia alla Terraferma e servire gli abitanti. Sarebbe forse più opportuno che AV e un collegamento metropolitano veloce per Venezia avessero il loro punto di arrivo alla Stazione di Mestre, ove vi sarà il nodo centrale, il cuore, del SFMR che collega i luoghi abitati nelle direttrici di Padova, Castlefranco, Treviso (in futuro Conegliano), San Donà di Piave e Portogruaro.

La città unica, plurima ma integrata, si può meglio realizzare rinforzando l’asse di connessione, la spina dorsale, tra Centro Storico e Centro di Mestre, a sua volta già legato per contiguità o attraverso il nuovo sistema tranviario a Marghera e Favaro, ma anche a Mestre Ovest (Zelarino, Cipressina, Chirignago) con il SFMR e possibilmente in futuro con una linea ovest del Tram.

Così si può condensare dentro e non fuori della città un processo di riqualificazione e ristrutturazione urbana che coniuga l’abitare ed il vivere la città con le infrastrutture per la mobilità e i luoghi del lavoro e dello studio. Infatti questo è lo stesso asse attorno al quale troviamo l’area di trasformazione della prima zona industriale, le sedi universitarie sia di Venezia che di Mestre in via Torino, la fascia urbana che da Mestre Ovest – stazione SFMR di Via Olimpia, attraversando tutto il Centro affacciandosi a San Giuliano arriva a volgersi a Venezia, inglobando anche le antiche vie acquee di comunicazione.

Si può inoltre ricostruire parzialmente la città su sè stessa riducendo inopportuni, perchè ormai pericolosi per gli equilibri ambientali (si pensi solo ai problemi idraulici), consumi di suolo vergine, come nel caso del Quadrante di Tessera.

Su questa base infrastrutturale, urbanistica e produttiva, si può appoggiare anche il superamento di posizioni identitarie forse superate. I veneziani, andando oltre il lutto della Serenissima, possono orientarsi a sentirsi abitanti del Centro Storico di una più grande città moderna, i mestrini e gli abitanti della terraferma in generale, superando sia il lutto dell’”annessione” che il senso di inferiorità di figli di un dio minore, possono superare l’empasse di maturazione di Mestre e di tutto il territorio di Terraferma.

Si sintetizzano alcune criticità relative al progetto del Quadrante di Tessera e alle ipotesi di ampliamento aeroportuale

  1. lo “Schema grafico ricognitivo” denominato “Cittadella aeroportuale “ è la riproduzione esatta di una osservazione ad una Variante di piano adottata dal Comune di Venezia cinque anni fa e ancora non deliberata da parte della Regione. L’osservazione-proposta è stata presentata (contro la legge regionale?) con quattro anni di ritardo direttamente in Regione il 25/7/2008  da due società  (SAVE spa e Marco Polo srl)  invece che all’Amministrazione Comunale . 

  2. Non sembra sia stato valutato il problema della connessione all’autostrada Venezia – Milano, che allo stato rimarrebbe la Tangenziale, attualmente riclassificata Autostrada A – 57, che notoriamente attraversa la città con grave impatto ambientale e urbanistico. Per la mobilità  dell’insediamento proposto (rinviando comunque ad una verifica della correttezza  dei dimensionamenti proposti) la Variante di PRG proposta dalle due società  prevede di aggiungere ai 5.000 posti macchina già previsti per l’attrezzatura polivalente dello stadio, ulteriori 18.380 posti macchina e 300 parcheggi per bus per l’area AEV e ulteriori 8.680 posti macchina (tot. 27.060) per due successivi  ampliamenti dell’area aeroportuale

  3. La  grandissima operazione immobiliare proposta da questa osservazione (su aree a destinazione agricola preventivamente acquisite da SAVE spa nel 2005)  risulterebbe di oltre 100 ettari (105, con 8 ha di aree per interscambi); con una edificabilità di oltre un milione di mc. (1.085.000) in aggiunta all’attrezzatura polivalente per lo stadio ed i grandi spettacoli. Tale proposta quadruplicherebbe la superficie urbanizzata dell’area attualmente prevista per la grande attrezzatura polivalente per la quale il Piano Regolatore Comunale vigente (definitivamente approvato dalla Giunta Regionale con DGR  n. 2141 del 29 7 2008) già destina un’area di 27,4 ettari (274.000 mq. ben superiori alla superficie necessaria per la realizzazione dell’attrezzatura polivalente per lo stadio prevista dal Comune nel 2004 pari a 210.000 mq), un’area collocata a opportuna distanza dall’ambito aeroportuale (fascia di rispetto di 400 m. dalla strada statale triestina).

  4. Una immobiliare SRL (del Casinò) e una SPA aeroportuale (la Save) sembrano assumere il ruolo di  pianificazione del territorio (l’osservazione propone formalmente una nuova Variante al PRG)  per un nuovo enorme  insediamento con l’ambizione di “nuova città” sostituendosi alla Amministrazione Comunale.

  5. A proposito dell’ipotesi di costruire una nuova pista aeroportuale ci si può interrogare sulla sua necessità. L’aeroporto Marco Polo di Venezia ha toccato il record di 7 milioni di passeggeri nel 2007 (con un calo del 2,6 % nel 2008 e del 12,5 % all’inizio del 2009).  Gatwick, il secondo aeroporto più importante di Londra, con una sola pista gestisce oggi quasi 33 milioni di passeggeri/anno e programma di poter raggiungere nell’anno 2015 il limite massimo di utilizzazione della pista attuale, pari a 45 milioni di passeggeri. Si tratta di saper riorganizzare e gestire al meglio l’attività aeroportuale ed eventualmente di ampliare la gestione integrata, già oggi funzionante con l’aeroporto di Treviso, anche con gli aeroporti di Ronchi e di Verona. Si rileva che la proposta di una nuova pista è probabilmente insostenibile ambientalmente, paesaggisticamente e socialmente con la qualità dei luoghi. Già la situazione attuale necessita di urgenti interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale, paesaggistica e sociale per gli inquinamenti atmosferici, acustici e luminosi.  

  6. Bisogna chiedersi se è stato sufficientemente valutato l’impatto che dovrebbero pagare gli abitanti delle aree coinvolte (Tessera, Cà Noghera, Campalto, Favaro, Q. d’Altino, S. Liberale, Gaggio-Marcon)

  7. Con questa nuova “City” Mestre vedrebbe decentrate fuori di sé funzioni commerciali, direzionali, ricettive e ricreative, in aree lontane e non integrate che probabilmente non produrrebbero alcun effetto città e alcuna riqualificazione urbana attorno a sé, inaccessibili e invivibili fuori degli orari di lavoro

  8. Il drenaggio a Tessera degli indispensabili ingenti capitali e finanziamenti privati e pubblici potrebbe andare a discapito della necessaria bonifica, riqualificazione e riutilizzazione delle aree libere e liberabili di Porto Marghera

  9. Con “Tessera City” si avvierebbe un ulteriore larghissimo consumo di suolo con chiaramente giustificato

  10. Mentre il Piano Regolatore vigente prevede la localizzazione del “Bosco di Mestre” a delimitare e a “chiudere” le aree insediative verso la laguna; la Variante al PRG proposta dalle due società prevede invece una enorme urbanizzazione a cavallo della “bretella” aeroportuale e sposta le nuove aree per il bosco al di là del nuovo insediamento proposto. Quest’ultimo inoltre sarebbe vicino alle zone di pregio ambientale e archeologico del fiume Dese e di Altino, di valenza culturale e anche turistica (alcune aree archeologiche marginali, ma comunque importanti, sono già state aggredite dalle più recenti espansioni dell’area aeroportuale).            

N.B.: i dati tecnici sono ricavati da una relazione del prof. Stefano Boato docente di Pianificazione del Territorio, Facoltà di Pianificazione del Territorio dello IUAV

Pertanto lunedì 4 gennaio 2010 abbiamo presentato come associazione la seguente osservazione alla Variante al PRG:

 

                                                COMUNE DI VENEZIA

                                                Ca’ Farsetti – San Marco, 4136

                                                30124 Venezia

                                                all’att.ne del Sindaco di Venezia

 

 

Osservazione

alla delibera del Consiglio Comunale n. 131 del 3.11.2009 su:

CONTRODEDUZIONI ALLA PROPOSTA DI MODIFICA ALLA VARIANTE PARZIALE ALLA VPRG Per la Terraferma PER IL “QUADRANTE DI TESSERA” di cui alla Delibera della Giunta Regionale n. 2893 del 29.09.2009

 

Premesso  che

 

·                    il Piano Regolatore per la Terraferma, attualmente vigente (approvato con delibere della Giunta Regionale n. 3905 del 2004 e 2141 del 2008), prevede già la possibilità di edificare un nuovo stadio su un ambito di proprietà dell’Amministrazione comunale (per interposta società) di 274.000 metri quadri. Per l’edificazione del nuovo stadio e strutture connesse, attuabile in qualsiasi momento, l’Amministrazione Comunale nel 2004 ha ritenuto sufficienti 210.000 mq (delibera del Consiglio Comunale n. 133) residuando quindi almeno 64.000 mq di superficie territoriale  libera;

·                    l’ambito suddetto è stato collocato nel PRG prevedendo, correttamente, una congrua fascia di rispetto a distanza di 400 metri dal comparto aeroportuale. Tale area ha accessibilità dal Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (S.F.M.R.) e viaria separate e distinte da quelle aeroportuale;

·                    il Casinò di Venezia dispone già di oltre 8 ettari di terreni su aree limitrofe alla struttura di Ca’ Noghera. Va notato peraltro che una maggior redditività della casa da gioco (più difficile in periodo di crisi economica) dipende molto da una miglior gestione e non tanto da una semplice spostamento a breve distanza. Tale riallocazione è comunque possibile nell’area libera disponibile di cui sopra e, a conferma di ciò, va ricordato che, in data 18.02.2005, il Direttore Generale del Casinò, prof. Armando FAVARETTO, riteneva complessivamente necessari e sufficienti, per realizzare una nuova sede, 30.000 mq di pavimento (distribuiti su più piani);

·                    nel comparto aeroportuale di Tessera vi sono ancora amplissime aree libere nelle quali sono collocabili eventuali ulteriori strutture di servizio alle attività aeroportuali che si rivelassero necessarie nei prossimi decenni;

·                    l’aeroporto Marco Polo, il quale ha toccato il record di 7 milioni di passeggeri nel 2007 (con un calo del 2,6 % nel 2008), dispone di una pista (e di una pista di servizio affiancata) che consente di poter arrivare potenzialmente sino a 45 milioni di passeggeri. Gatwick, il secondo aeroporto di Londra, con una sola pista gestisce già oggi quasi 33 milioni di passeggeri/anno e programma di poter raggiungere nell’anno 2015 il limite di utilizzazione della pista attuale, pari a 45 milioni di passeggeri. Nel caso veneziano occorre, dunque, semplicemente organizzare e gestire meglio l’attività aeroportuale e ampliare la gestione integrata già oggi funzionante con l’aeroporto di Treviso ed eventualmente coinvolgendo anche il friulano Ronchi dei Legionari e il Catullo di Verona;

·                    l’ipotesi di una nuova pista aeroportuale (avanzata dalla SAVE in propri elaborati interni che non sono mai stati formalmente presentati agli enti pubblici competenti per la loro valutazione ed eventuale approvazione) è in ogni caso incompatibile ed insostenibile sotto il profilo ambientale, sociale e paesaggistico. Già la situazione attuale necessita di urgenti interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale, sociale e paesaggistica per le varie forme di inquinamento atmosferico, acustico, luminoso e da traffico veicolare che assediano gli abitanti e l’ambiente di Tessera, Cà Noghera, Campalto, Favaro, Quarto d’Altino, San Liberale, Gaggio e Marcon;

·                    occorre evitare, nel modo più assoluto, di consumare inutilmente il suolo agricolo non inquinato libero da urbanizzazioni ancora rimanente nel territorio comunale. A tal proposito va detto che la relazione di Progetto del PAT, che sostituirà l’attuale PRG, si afferma (pag. 27) che “l’abbandono di suoli coltivati ha alimentato aspettative di consumo di suolo a fini edificatori e ha comportato impermeabilizzazione dei suoli, degrado ambientale, perdita di identità del paesaggio e, di seguito, a proposito de “gli usi sostenibili del suolo” (pag. 30) si dichiara solennemente che “il suolo è una risorsa sostanzialmente non rinnovabile in considerazione dei tempi lunghi di formazione nelle sue componenti minerali, organiche…Esso fornisce cibo, biomassa e materie prime...è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale, svolge un ruolo fondamentale come habitat e riserva genetica. I fenomeni di degrado o viceversa di miglioramento hanno un’incidenza significativa su altri settori come la tutela delle acque di superficie e sotterranee, la salute umana, i cambiamenti climatici, la tutela della natura, della biodiversità”. Sono invece da recuperare le grandissime aree industriali già dismesse da anni, in particolare nella prima zona di Marghera (ma ormai anche in molte altre aree), recuperando, riqualificando e riusando aree centrali già urbanizzate e infrastrutturate, creando nuovi posti di lavoro per prevenire ulteriori future dismissioni;

·                    nel comparto per Attività Economiche Varie (AEV) di Dese, vicinissimo a Tessera, esistono enormi aree (circa un milione di metri cubi), del tutto libere e inutilizzate, con destinazioni d’uso produttive e terziarie (commerciali, uffici-direzionali, turistico-ricettive-alberghiere) con un piano attuativo già approvato ed infrastrutture già realizzate; Si tratta poi di zone già compromesse perché strettamente adiacenti e/o intercluse tra altre zone produttive e cesure infrastrutturali;

·                    tutto il territorio della terraferma veneziana è a rischio idraulico e tale pericolo sta peggiorando di anno in anno a causa dei cambiamenti climatici (aumento della piovosità e maggior concentrazione delle piogge in ristretti periodi): si sta cercando peraltro di provvedere a ridurre gli allagamenti con interventi emergenziali, ancora troppo limitati e locali, senza una programmazione delle opere che abbia una visione territoriale complessiva dell’intero bacino idrografico, come previsto dalla legge sui Piani di Bacino vigente. Queste aree sono state urbanizzate senza predisporre il drenaggio a monte e lo stoccaggio e gestione a valle delle acque per prevenire gli allagamenti, in anni nei quali non si aveva la consapevolezza della gravità del rischio specialmente nelle zone territoriali prospicienti la gronda lagunare. Con la consapevolezza del fenomeno ed i dati a disposizione, oggi è semplicemente assurdo e irresponsabile proporre proprio l’urbanizzazione delle aree a est della bretella di collegamento tra le autostrade e l’aeroporto: tali aree, infatti, sono decisamente quelle a più grave rischio di allagamento di tutto il territorio comunale (basti vedere gli studi idrogeologici annessi al PAT e Relazione Idrologica annessa al Progetto di ANAS per l’adeguamento della viabilità di accesso all’Aeroporto);

·                    il Bacino Idrografico scolante in laguna, di competenza regionale, è l’area idrografica a maggiore rischio di allagamento di tutto il Triveneto. E, proprio in questo territorio, la Regione Veneto non ha provveduto ad approvare ed attuare il Piano di Bacino o PdB (dal 1989) ed il Piano di Assetto Idrogeologico o PAI (dal 1999), mentre in tutte le altre aree del Triveneto si è proveduto. In assenza dei succitati piani non vi è stato comunque alcun intervento teso ad eliminare o, almeno, ridurre il rischio di futuri allagamenti e non sono state ancora neppure interdette, con prescrizioni vincolanti come previsto dalle leggi vigenti, l’urbanizzazione e l’edificazione delle aree a più alto rischio idraulico. Al contrario, in base a Delibere Regionali e alle Ordinanze del “Commissario Delegato per l’emergenza concernente gli eccezionali eventi meteorologici” relative alla cosiddetta “Verifica di Compatibilità idraulica” (ed alle loro applicazioni comunali) si continua ad autorizzare l’urbanizzazione e l’edificazione di aree ad alto rischio idraulico a condizione che, con vari provvedimenti locali adottati caso per caso (con grande spesa e un uso scorretto del territorio o addirittura con lo stravolgimento delle poche aree verdi private e pubbliche), sia garantita semplicemente la “invarianza idraulica” ovvero che non si aggravi la situazione di rischio già eventualmente presente;

 

considerato che

·                    con le delibere Regionale e Comunale in esame, si propone l’urbanizzazione e l’edificazione proprio delle aree a più alto rischio di allagamento della terraferma, ipotizzando degli interventi (non ancora progettati) che, solo per il “non aggravio del rischio” dovrebbero “trattenere” 52.000 metri cubi d’acqua (salvo, naturalmente, verifica della correttezza del dimensionamento prospettato). Rispetto alla VPRG vigente trattasi di ulteriori grandissime aree agricole (si comprometterebbe nel complesso un comprensorio di 2 milioni e 220 mila metri quadri di terreno) che il PRG vigente mantiene correttamente ad uso agricolo. Tali aree sono state preventivamente acquisite, dall’anno 2000 fino al 2005, a prezzo agricolo dalle due società, la Marco Polo S.r.l. (Casinò)  e SAVE Aeroporto di Venezia S.p.A., presentatrici della proposta di variante alla VPRG sotto forma di osservazione presentata direttamente in Regione nel 2008 con un super ritardo di quattro anni rispetto all’adozione della stessa variante da parte del Comune (variante denominata “Quadrante Tessera” adottata con delibera del Consiglio Comunale n. 133 del 11.10.2004 ed approvata, con le proposte di modifica, dalla Giunta Regionale con delibera n. 2893 del 29.09.2009);

·                    la proposta presentata quadruplicherebbe la superficie urbanizzata dell’area attualmente prevista per la nuova grande attrezzatura polivalente-stadio per la quale il PRG vigente già destina un’area di 274.000 mq. La nuova operazione immobiliare, denominata “Tessera City”, è motivata solo dagli interessi economici dei proponenti (il Casinò di Venezia e la società SAVE gestrice dell’aeroporto) per la - pubblicamente dichiarata - finalità di “produrre risorse” (vulgo “fare cassa”); ciò quando tali proponenti dispongono già di amplissime aree nel territorio circostante;

·                    le due società propongono inoltre lo spostamento delle nuove aree da urbanizzare verso nord-est per liberare un amplissimo territorio sul quale costruire una nuova pista aeroportuale, inserita dal Presidente della SAVE, Enrico MARCHI, in successive ipotesi di piano aeroportuale (pubblicate nel sito internet della società ma non presentate agli organi deputati a decidere) il quale si è ampliato nel tempo sino ad inglobare (ed eliminare) anche  l’area per il Terminal comunale terra-acqua per persone e merci, previsto e atteso dai PRG vigenti fin dal 1963 ed altre ampie aree verso la strada statale 14 “della Venezia Giulia”;

·                    il grandissimo intervento immobiliare proposto, di ben oltre un milione di metri cubi (ovvero 364.500 metri quadri per un’altezza superiore ai 3 metri), oltre alle volumetrie per le attrezzature sportive, pubblicamente chiamato “Citè du loisir” (città del divertimento) e/o “Tessera City” (come l’analogo maxi intervento proposto tra Dolo e Pianiga, denominato “Veneto City”) è privo di una qualsiasi fondata domanda socio-economica, è assolutamente indeterminato nei contenuti reali e nelle ricadute sui sistemi insediativi ed ambiental-paesaggistici. E’ indefinito infine il prezzo ambientale aggiuntivo (oltre a quello derivante dall’aeroporto) che dovranno pagare gli abitanti delle comunità di Tessera, Cà Noghera, Campalto, Favaro, Quarto d’Altino, San Liberale, Gaggio e Marcon;

·                    con questo nuovo polo di attrazione la città vedrebbe ancor più decentrate (dopo i grandi poli esterni già realizzati in passato) alcune sue funzioni commerciali, direzionali, ricettivo-alberghiere e ricreative, in aree lontane e separate che non produrrebbero alcuna integrazione sociale e alcuna riqualificazione urbana, particolarmente inaccessibili e invivibili al di fuori degli orari di lavoro (basti vedere le recenti aree commerciali e direzionali all’AEV Terraglio). E’ probabile anzi che, al di là della contingente crisi economica, il nuovo parco commerciale comporti la chiusura di molti negozi ed alberghi di Mestre con conseguente, ulteriore impoverimento del tessuto sociale ed economico cittadino. Il drenaggio a Tessera di ingenti capitali e finanziamenti pubblici e privati lascerebbe di fatto ferme, per i prossimi decenni, le prioritarie bonifiche, riqualificazioni e riutilizzazioni delle aree libere, o facilmente liberabili, di Porto Marghera. Aree, queste ultime, che sono invece centrali e potenzialmente di pregio urbano: si trovano certo in un ambito degradato ma risanabile, già ora ben servito e ben integrabile sia con il centro urbano di Mestre sia con la città storica lagunare;

·                    sotto il profilo della mobilità, per l’insediamento proposto (salvo comunque verifica della correttezza dei dimensionamenti proposti) le due società private prevedono di aggiungere ai 5.000 posti macchina già programmati per l’attrezzatura polivalente dello stadio, ulteriori 18.380 posti auto e 300 parcheggi per bus per l’area AEV nonché ulteriori 8.680 posti macchina per due successivi ampliamenti dell’area aeroportuale (per un totale di 27.060 piazzole di sosta veicoli). Da notare poi che i flussi complessivi di mobilità su gomma, per il collegamento con Mestre, previsti dalle due società, in aggiunta a quelli dello stadio polivalente (salvo verifica che il loro dimensionamento non sia sottostimato), riportano la Tangenziale di Mestre esattamente allo stesso livello di congestione del 2008 (vedi i dati cartografati allegati alla proposta), cioè ad un livello precedente l’apertura del “Passante” di Mestre;

·                    il PRG vigente prevede la localizzazione del “Bosco di Mestre” a tutela ambientale e paesaggistica dell’abitato di Mestre (la famosa green belt) nonché quale barriera naturale ad impedimento di nuovi insediamenti verso la laguna. L’intervento proposto prevede invece un’enorme urbanizzazione a cavallo della “bretella” aeroportuale in direzione gronda lagunare con spostamento del bosco su nuove aree agricole al di là del nuovo insediamento;

·                    la nuova urbanizzazione verrebbe a trovarsi a ridosso delle zone di pregio ambientale, archeologico e di valenza turistica del fiume Dese e di Altino. Va ricordato che, allo stato attuale, alcune aree archeologiche marginali, comunque importanti, sono già state aggredite dalle più recenti espansioni dell’area aeroportuale;

·                    la possibile candidatura della città di Venezia, e dell’area circostante, a sede dei Giochi Olimpici del 2020 (candidatura al momento ipotetica sia per l’Italia in generale che per il tentativo di prevalere sulla candidatura della città capitale) potrebbe risultare positiva, per l’ambientecologia e l’economia della città, solo nel caso in cui gli investimenti straordinari che seguiranno ad una tale eccezionale occasione siano utilizzati per accelerare l’attuazione di strategie  urbanistiche insediative e interventi infrastrutturali e per servizi di trasporto pubblico finalizzati al recupero, riqualificazione e valorizzazione della qualità complessiva del territorio comunale e dell’area intercomunale. In pratica, interventi programmati, condivisi con le comunità locali, non stravolgenti, compatibili con il contesto ambientale in cui sono calati e sostenibili nel medio-lungo periodo. In tal senso vanno innanzitutto verificate le possibilità concrete di recupero e di insediamento, nelle aree dismesse di Marghera (ma anche di Mestre, della Marittima e dell’Arsenale), libere o liberabili, di strutture di servizio alla città e all’intero comprensorio intercomunale metropolitano. Altra possibilità interessante è quella di riusare le aree dell’ex ospedale Umberto I° per collocarvi servizi urbani di riqualificazione e di potenziamento del ruolo delle aree centrali gravitanti su Piazza Ferretto (vedasi l’esperienza di Klagenfurt, studiata di recente dalla Confcommercio del Veneto). Parimenti importante sarebbe l’idea di insediare edifici residenziali (in una città con 5.000 appartamenti invenduti per il mancato rapporto tra il tipo di offerta e la domanda sociale) per un ipotetico “villaggio olimpionico” nelle aree residenziali già fortemente sovradimensionate previste nel PRG vigente, con tipologie, modalità e servizi, organizzati in nuove “centralità”, in grado di riqualificare le periferie e di essere successivamente riusate per la popolazione residente. Questa ipotesi alternativa va approfondita, verificata progettualmente e comparata con la proposta strumentale di insediare le Olimpiadi prevalentemente nelle aree di Tessera. La comparazione delle “ragionevoli alternative”, prevista dalla legislazione vigente, deve riguardare sia le opportunità complessive e le strategie urbanistico-territoriali generali, sia specificatamente il rapporto costi-benefici, le compatibilità ambientali e paesaggistiche, la sostenibilità, l’utilizzo e la gestibilità delle strutture nel lungo periodo;

 

tutto ciò premesso e considerato

nell’interesse generale e preminente delle comunità insediate nell’area di Tessera, come pure nella terraferma veneziana e nell’intero territorio comunale

per la tutela, la riqualificazione e la valorizzazione sociale, ambientale e paesaggistica di tutto il comprensorio intercomunale metropolitano

per un uso del territorio compatibile nel breve e sostenibile nel lungo periodo

 

si propone e si chiede

IN PRIMA ISTANZA

(PER UNA DECISIONE AUTONOMA DEL COMUNE)

 

La revoca della Variante al PRG adottata dal Consiglio Comunale in data 11.10.2004 (DCC n.133)  approvata dalla Regione in data 29.09.2009 (DGR 2893) con proposte di modifica (variante che raddoppia l’area, già più ampia del necessario, prevista dal PRG vigente per la realizzazione della struttura polivalente –stadio)

Resta impregiudicata la possibilità di inserimento di una delle due soluzioni ipotizzate per la realizzazione delle Olimpiadi 2020 con atto statale qualora la candidatura veneziana venisse effettivamente accettata.

 

IN  SECONDA  ISTANZA

(delibere che lasciano alla giunta regionale la decisione finale)

 

La revoca della delibera del Consiglio Comunale n. 131 del 03.11.2009 che propone alla Giunta Regionale l’accoglimento della proposta di Variante al PRG presentata sotto forma di osservazione direttamente alla Regione da Marco Polo S.r.l. (del Casinò) e Save S.p.A. e che la Delibera della Giunta  Regionale del 29.9.2009 n. 2893 propone di accogliere.

L’approvazione di una nuova delibera che proponga alla Giunta Regionale (a cui viene così demandata l’ultima decisione) di respingere la proposta di ulteriore Variante al PRG (quadruplicamento dell’area già urbanizzabile per il PRG vigente e suo spostamento verso nord-est)  presentata sotto forma di osservazione direttamente alla Regione da Marco Polo S.r.l. (del Casinò) e Save S.p.A. e che la Giunta Regionale propone di accogliere.  

 

IN TERZA ISTANZA

(proposte subordinate di modifiche che lasciano comunque alla giunta regionale le specifiche  singole decisioni finali )

 

1) Sia prevista nelle norme l’attuazione della Variante di PRG non con uno strumento di iniziativa privata (Piano di Lottizzazione) ma con uno strumento di iniziativa pubblica (Piano Particolareggiato) per un indirizzo e coordinamento tra gli interventi pubblici e gli interventi privati nell’ interesse generale;

 

2) sia classificata come zona “F Speciale – Bosco di Mestre” ai sensi dell’art. 432 delle N.T.S.A. della vigente VPRG per la Terraferma l’area (di circa 164.802 metri quadri) localizzata tra gli interventi di urbanizzazione previsti e il comparto aeroportuale anche, tra gli altri, per una miglior mitigazione ambientale dei livelli di inquinamento aeroportuali rispetto agli insediamenti residenziali dell’area, negando esplicitamente in delibera la necessità e la compatibilità con il territorio della ipotesi di una nuova pista aeroportuale;

 

3) Nelle norme di Piano Regolatore vengano mantenuti i limiti  già previsti dal Piano Regolatore  vigente proprio per la zona per lo sport e lo spettacolo (superficie coperta massima 30 % , altezza massima per lo stadio m.30 salvo strutture per le coperture, altezza massima per le strutture di servizio m.6.50) e venga inserita l’altezza massima per le altre strutture di m. 15 chiesta dalla Commissione di Salvaguardia “per evitare  impatti paesaggistici negativi rispetto all’affaccio sulla gronda lagunare”;

 

4) Per non polarizzare ulteriormente in aree esterne alla città le attività commerciali che svuotano le funzioni e il ruolo sociale dei centri urbani esistenti, che vanno invece riqualificati e rafforzati (vedi l’esperienza di Klagenfurt), le norme non devono consentire l’insediamento di nuove grandi e/o medie strutture di vendita nel settore non alimentare;

 

5) Nella “Zona per lo sport e spettacolo (stadio)” le norme non devono consentire insediamenti di “attività commerciali e direzionali e turistico-ricettive-alberghiere  per una superficie di pavimento  massima complessiva pari a 111.500 mq”: tali insediamenti sono stati pubblicamente motivati ripetutamente solo con la necessità di far quadrare le compensazioni di cassa nello scambio di aree tra le due società che hanno presentato l’osservazione;

 

6) Per la vivibilità degli insediamenti nelle aree A.E.V. venga esplicitamente richiamato il limite massimo di edificabilità pari a 4,5 mc/mq (o il corrispettivo di massimo indice di utilizzo pari a 6,8 mq di Superficie lorda di pavimento rispetto alla Superficie dell’ambito ) prescritto dal D.M. 1444 vigente dal 1968; la norma deve escludere preventivamente la possibilità che il Consiglio Comunale autorizzi deroghe (anche se il DPR 380 del 2001 ne da facoltà);

 

7) La vivibilità  negli insediamenti delle aree ad Attrezzature Economiche Varie (AEV), sia in zona propria che eventualmente inserite nelle aree per lo sport, non può essere garantita dalla realizzazione dello stadio, perciò le norme devono garantire e prescrivere la realizzazione integrale in queste aree degli  standard secondari (piazze, verde pubblico, strutture di servizio a uso pubblico, ecc) e devono escludere che siano monetizzabili;

 

8) Vengano mantenute e non cambiate le norme del PRG vigente  per le zone a “Verde Territoriale a Bosco”. In particolare non venga raddoppiato ma mantenuto il limite di edificabilità e non vengano ammessi interventi “finalizzati all’equilibrio idraulico” che consentirebbero di vanificare e devastare l’area boscata con interventi finalizzati a scaricare all’esterno delle nuove urbanizzazioni (in aree ad altissimo rischio di inondazione) la raccolta e lo stoccaggio di altissime quantità d’acqua pari (già per il semplice “non aggravio del rischio”) almeno ai dichiarati 52.000 metri cubi d’acqua;

 

9) Le norme devono prescrivere che prima di sancire un eventuale “accordo di programma fra i soggetti interessati per l’approvazione delle opere attinenti al sistema viario”

- deve essere stata elaborata la comparazione tra le “ragionevoli alternative” nell’ipotesi di assegnazione all’area veneziana del compito di ospitare le Olimpiadi del 2020;

-  va elaborata in ogni caso una verifica dei flussi di traffico generati dalle ipotesi insediative che deve poter  escludere di riportare la tangenziale al livello di congestione degli ultimi anni.

 

10) come chiesto dalla Commissione di Salvaguardia, le norme devono prescrivere le garanzie che tutti gli insediamenti vengano realizzati contestualmente, ciò per evitare che l’enorme urbanizzazione ed edificazione approvate, con il pretesto della realizzazione dello stadio polivalente (pretestuosamente, dato che lo stadio può essere realizzato da subito nelle aree, previste dal Piano Regolatore vigente, già di proprietà comunale) possano realizzarsi in assenza dello stadio.

Seguono le firme raccolte.

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 15 novembre 2009.

Da Lettere&Opinioni pagina XXXV: I PERICOLI DEL QUADRANTE

 

      L’allarme lanciato dal Cocit (Coordinamento dei comitati contro l’inquinamento della tangenziale) per bocca del suo presidente Mirko Speciale, sul fatto che la realizzazione del progetto sul quadrante di Tessera, così come proposto dai privati (Save e Marco Polo), riporterà i flussi di traffico in tangenziale allo stesso livello di congestione del 2008, prima cioè dell’apertura del Passante di Mestre, rileva come questo progetto sia enormemente impattante non solo per la zona su cui sorgerà, ma di come avrà pesantissime ripercussioni sulla vita quotidiana di tutti gli abitanti della Terraferma veneziana.


      Non deve essere inoltre dimenticato che ai flussi di traffico del quadrante di Tessera, vanno aggiunti i flussi di traffico indotti dal Terminal di Tessera, altro progetto in itinere da realizzare sempre nella stessa zona, che prevede la creazione di un terminal intermodale (ossia il turista arriva con la propria auto, la parcheggia e con mezzi pubblici raggiunge la città) con annesse attrezzature commerciali, direzionali e ricettive. 

Si prospetta una situazione paurosa... credo quindi, che anche questo sia un elemento in più per stoppare l’iter di approvazione in consiglio comunale dell’osservazione dei privati sul quadrante di Tessera, evitare sterili e false allusioni su chi è partigiano del progresso e chi è invece un vecchio conservatore e discutere seriamente sul futuro di questa città coinvolgendo nella discussione tutti i suoi abitanti evitando colpi di mano di fine mandato amministrativo.


     Mario Torcinovich
     consigliere Municipalità di Favaro.

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 14 novembre 2009.

I rumori molesti provocano disturbi del sonno e della psiche, mal di cuore, persino infarti. Quelli che abitano vicino alla tangenziale ha respirato veleni per decenni ed è stato assordato dalle code perenni di camion e auto. 

Ora che c’è il Passante stanno un po’ meglio, «ma se ora pensano di aumentare i limiti di velocità torneremo al punto di prima» dice il Cocit, il Coordinamento dei comitati cittadini contro l’inquinamento da tangenziale: «La velocità dei mezzi è proporzionale al rumore prodotto, e già oggi i limiti non sono rispettati sia dalle auto sia dai mezzi pesanti. Spostarli verso l'alto incentiverà ad aumentare la velocità». 

Oltretutto, ricordano quelli del Cocit, molti tratti della tangenziale sono ancora senza alcuna protezione «nonostante i quasi 40 anni di vita dell'infrastruttura, 15 anni di emergenza sostanziale, 5 anni di emergenza ex legge prima dell'apertura del passante. Dai vari amministratori locali, dalla Regione al Comune, abbiamo avuto solo assicurazioni, ma niente fatti. 

E in questa situazione nel tratto A-57 uscita Terraglio, dove non esistono barriere, i mezzi pesanti potranno usare anche la corsia centrale per sorpassare: si avranno così accelerazioni di camion sotto ai davanzali delle case con aumento delle emissioni di rumore e di fumi di scarico».

 

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 08 novembre 2009 pagina 28.

TESSERA. «Non risulta che il progetto del Quadrante di Tessera preveda un’alternativa alla tangenziale o una sua trasformazione per renderla meno impattante sulla città. 

Il Quadrante potrebbe rivelarsi uno dei fattori che forzano in direzione della permanenza di un’autostrada in mezzo a Mestre». 

Mirko Speciale, presidente dell’associazione Cocit esprime preoccupazione per l’impatto del Quadrante di Tessera sul traffico della città. 

Speciale cita dati del professor Stefano Boato, docente allo Iuav: 5.000 posti macchina previsti per l’insediamento dello stadio, 18.380 posti auto e 300 parcheggi per bus per l’area Aev e 8.680 posti macchina per due successivi ampliamenti dell’area aeroportuale. 

«Dopo l’apertura del Passante - dice Speciale - il timore è di riportare la tangenziale al livello di congestione del 2008».

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 7 novembre 2009.

««Il Quadrante Tessera intaserà la Tangenziale»

La tangenziale non ha fatto in tempo a liberarsi di 40 mila veicoli che già si prepara a riprenderli con gli interessi. 

È il nuovo allarme lanciato dal Cocit, il coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale che ha esaminato i progetti del Quadrante Tessera e ha fatto due conti. «A molti cittadini non è chiaro se il progetto del Quadrante porterà più benefici o più effetti collaterali negativi in città - afferma il presidente del Cocit, Mirko Speciale -. Se risponderà solo ad esigenze di interessi parziali o extraterritoriali ridurrà ancora una volta la nostra città ad una servitù di passaggio».

      I dati del progetto, d’altro canto, sono chiari: la Variante di Prg proposta dalle due società (Save per l’aeroporto e Marco Polo per il nuovo Casinò e il nuovo stadio) aggiunge ai 5 mila posti macchina già previsti per l’attrezzatura polivalente dello stadio, ulteriori 18.380 posti auto e 300 parcheggi per bus per l’area Aev, e ulteriori 8.680 posti macchina (27.060 in totale) per due successivi ampliamenti dell’area aeroportuale. 

«È la sintesi che ha fatto anche Stefano Boato, docente di Pianificazione del Territorio allo Iuav - continua Speciale -. I flussi complessivi di mobilità su gomma per il collegamento con Mestre, programmati in aggiunta allo stadio polivalente (salvo verifica della loro correttezza), già prevedono, quindi, di riportare la Tangenziale di Mestre esattamente allo stesso livello di congestione del 2008, prima del Passante».

      Praticamente, conclude il Cocit, il Quadrante di Tessera ci costringerà a tenerci un’autostrada in mezzo alla città, «a meno che non si intervenga pesantemente con una viabilità alternativa. Intanto potrebbero cominciare dirottando sul Passante gli automobilisti diretti all’aeroporto». 

Elisio Trevisan

 

Giovedì 05/11/2009 - COMUNICATO STAMPA - Inviato agli organi di stampa e all'amministrazione Comunale.

Il “Quadrante di Tessera” ci costringerà a tenerci un’autostrada in mezzo alla città?

 

La notizia dell’approvazione del cosiddetto “Quadrante di Tessera”, desta preoccupazione in ordine all’induzione di surplus di traffico che potrà determinare sulla Tangenziale di Mestre.

La Tangenziale – attualmente riclassificata come Autostrada A-57 – rimane infatti il raccordo tra la Milano - Venezia è l’area aeroportuale, come peraltro ben indicato anche dalla segnaletica attualmente presente in autostrada.

Non risulta che il progetto del “Quadrante di Tessera” preveda un’alternativa alla tangenziale o una sua trasformazione per renderla meno impattante sulla città.

Il “Quadrante di Tessera” potrebbe quindi rivelarsi uno dei fattori che forzano in direzione della permanenza di un’autostrada in mezzo a Mestre.

Sintetizza ad esempio il prof. Stefano Boato, docente di Pianificazione del Territorio allo IUAV, che “per la mobilità dell’insediamento proposto (rinviando comunque ad una verifica della correttezza dei dimensionamenti proposti) la Variante di PRG proposta dalle due società (SAVE spa e Marco Polo srl) prevede di aggiungere ai 5.000 posti macchina già previsti per l’attrezzatura polivalente dello stadio, ulteriori 18.380 posti macchina e 300 parcheggi per bus per l’area AEV e ulteriori 8.680 posti macchina (tot. 27.060) per due successivi ampliamenti dell’area aeroportuale. 

I flussi complessivi di mobilità su gomma per il collegamento con Mestre, programmati in aggiunta allo stadio polivalente (salvo verifica della loro correttezza), già prevedono, dopo l’apertura del “Passante” di Mestre, di riportare la Tangenziale di Mestre esattamente allo stesso livello di congestione del 2008, appena ora ridimensionato.

A molti cittadini non è chiaro se il progetto del “Quadrante” porterà più benefici o più “effetti collaterali” negativi in città, rispondendo solo ad esigenze di interessi parziali o extraterritoriali (nazionali e stranieri), riducendo ancora una volta la nostra città ad una servitù di passaggio.

 

Il direttivo 

Co.CIT

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 31 ottobre 2009.

   

«Avvelenano anche le strade»  Per il Cocit la nuova discarica a Marghera porterebbe camion e incidenti

Portare a Marghera rifiuti da tutta Italia non è solo un grave pericolo per la salute di chi vive vicino agli impianti di depurazione, ma anche per chi abita lungo la tangenziale di Mestre. L’allarme lo lancia il Cocit, il coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale, che si affianca alle migliaia di cittadini che hanno già firmato la petizione contro il progetto di trasformare Porto Marghera in un centro nazionale di trattamento di rifiuti di ogni genere: «16 mila container all’anno per trasportare quei rifiuti significano nuovi rischi nella fragile viabilità stradale e ferroviaria della nostra città - spiega Mirko Speciale, presidente del Coordinamento -. Tremiamo pensando alle conseguenze che un incidente stradale potrebbe generare coinvolgendo anche uno solo di quelle migliaia di mezzi». Speciale ricorda che «già in passato una cisterna è uscita di carreggiata, finendo nel giardino di una casa a Borgo Forte, causando l’inquinamento del giardino, mentre marito e moglie sono finiti all’ospedale per le esalazioni tossiche».
      Già oggi, afferma il Cocit, lungo la tangenziale corrono cisterne e camion che trasportano materiali pericolosi a pochi metri dalle abitazioni «e non vorremo, tra qualche anno, dover bonificare terreni o peggio piangere concittadini perché chi gestisce la mobilità privilegia il profitto (vedi pedaggi) ad ogni costo e con ogni rischio».
      Sul progetto ha nuovamente preso posizione il consigliere regionale dei Verdi, Gianfranco Bettin, per sottolineare che «il vero problema è la delibera regionale, non il progetto Ste. Bisogna fare molta attenzione, perché in questa partita delicatissima qualcuno sta facendo il furbo. In particolare, ambigua è la posizione di coloro che, nelle istituzioni e nelle forze politiche, esprimono contrarietà soltanto al progetto di potenziamento del sito e del forno inceneritore SG31 presentato dalla S.T.E. In realtà, il vero cuore di questo pericoloso progetto risiede nella delibera della Giunta regionale del Veneto n. 2514 del 4.8.2009 che autorizza tutta l’operazione, dando incarico a Sifa, società concessionaria regionale, di realizzarla al fine di risparmiare alle casse regionali la spesa di alcuni milioni di euro l’anno per i suoi calcoli sbagliati sul funzionamento del Progetto Integrato Fusina (Pif) e, nel contempo, per avviare, appunto il business dei rifiuti tossici, a costo di mettere a rischio salute umana e ambiente e, anche, di pregiudicare lo sviluppo sostenibile possibile a Marghera».

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 11 agosto 2009.

   

Rischio trombosi per chi vive a ridosso della tangenziale: «L’Ulss dia i dati»


L’allarme, lanciato pochi giorni fa, viene da Milano ma potrebbe tranquillamente riferirsi alla situazione di Mestre: chi vive a meno di 20 metri dalla tangenziale ha il 50 per cento di probabilità in più di essere colpito da trombosi venosa. 

Man mano che ci si allontana il rischio diminuisce: fra 20 e 90 metri di distanza la percentuale di rischio si abbassa al 39 per cento, fra 90 e 162 metri al 16, e soltanto oltre i 162 metri il rischio trombosi è pari a quello degli altri cittadini. 

I dati emergono da uno studio condotto da un gruppo di medici del Policlinico di Milano su un campione di circa 1500 residenti, e si aggiunge a una ricca bibliografia che sottolinea la correlazione fra patologie cardiovascolari e traffico urbano. [Vi rimandiamo alla pagina su Impatto sulla Salute di questo stesso sito]

      «Per noi non c’è nulla di nuovo», commenta Mirko Speciale, presidente del Cocit, il Comitato contro l’inquinamento da tangenziale. «Da tempo segnaliamo il rischio sanitario per chi vive a ridosso della tangenziale e un anno fa, solo dopo l’interessamento dell’assessore Mingardi, siamo riusciti a ottenere che l’Ulss avviasse uno studio epidemiologico. 

Ora però chiediamo che l’Ulss renda noti i dati che ha raccolto».
      «Bisogna intervenire rapidamente con la mitigazione ambientale lungo il percorso del Passante», rilancia l’architetto Fernando De Simone, a suo tempo promotore del progetto del tunnel sotto la tengenziale. 

L’esperto ricorda che nel suo progetto di tunnel autostradale «era prevista proprio per questo l'installazione di una serie di filtri per l'abbattimento dei gas di scarico, che avrebbero notevolmente migliorato la qualità dell'aria».

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 07 agosto 2009.

   

La Tangenziale non è la valvola di sfogo del passante!

Se sabato scorso i responsabili delle autostrade e del Passante ci avessero pensato prima ad usare anche la tangenziale, migliaia di persone non sarebbero rimaste per ore e ore ferme in coda sul Passante, sotto un sole cocente. 

Ora ci hanno pensato e hanno annunciato che per questo fine settimana non si faranno più prendere in contropiede e, al primo accenno di coda, dirotteranno metà delle auto sulla tangenziale. Così i turisti in marcia verso le spiagge non rimarranno bloccati sul Passante, ma le centinaia di persone che abitano lungo la tangenziale torneranno a vivere l'incubo che hanno vissuto, ogni santo giorno, per vent’anni: 

«Se la Tangenziale ha generato un decreto emergenziale di Protezione Civile di Bertolaso, a firma del presidente del Consiglio Berlusconi, è perché era in grave pericolo la salute e l’integrità psico-fisica dei mestrini, ed è il motivo che ha portato a progettare e realizzare il Passante» scrive Mirko Speciale, il presidente del Cocit, il coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale. 

Il Cocit mette le mani avanti e dice ai responsabili del Passante e delle due autostrade che «la tangenziale non è la valvola di sfogo del Passante. I cittadini che abitano lungo il nastro d’asfalto che attraversa la città hanno sofferto per 40 anni, e in particolare negli ultimi vent’anni sono stati tartassati da file interminabili e continue di camion e macchine, di giorno e di notte, con inquinamento atmosferico ed acustico. Ora basta, non ne possiamo più, non vogliamo tornare indietro: il Passante ci ha tolto 45 mila veicoli al giorno, ma ce ne sono rimasti 90 mila. Il nostro prezzo al progresso continuiamo a pagarlo».

      Il Cocit se la prende anche con gli amministratori pubblici locali che, a parte l’intervento dell’assessore ai Lavori Pubblici del Comune, Laura Fincato - che si è dichiarata contraria all’utilizzo della tangenziale come "riserva" del Passante - «non hanno dimostrato nè impegno nè chiarezza sulle posizioni che intendono assumere rispetto non solo alla malaugurata ipotesi di “valvola” del Passante, ma anche rispetto alla nuova Romea Commerciale che incombe su Mestre e si innesterebbe proprio nella Tangenziale».

      Non è colpa dei cittadini se il Passante si è intasato, continua il Cocit: «Quello che è accaduto sabato scorso al Passante, che è stato bloccato da 30 mila veicoli imbottigliati per 6 ore, per quanto imputabile anche all’autostrada per Trieste a sole due corsie, va inserito in un contesto nel quale l’opera pubblica “strategica” di importanza nazionale non ha ancora dato risposte adeguate a Mestre ed ai suoi cittadini».

      Il coordinamento dei comitati si rifà, dunque, ai giudizi espressi da più di qualche tecnico, dopo che il Passante è andato in tilt, secondo le quali è un’opera sbagliata, e a ben poco servirà costruire la terza corsia lungo l’autostrada Venezia-Trieste. Secondo queste posizioni l’imbuto determinato dal passaggio da 5 a 2 corsie rimarrà anche quando si passerà a 3 corsie, perché lo determina una legge matematica, e la compenetrazione dei corpi non è ancora possibile; non sarebbe, insomma, una questione di nuove strade (che, notoriamente, portano nuovo traffico), ma di velocità: gli americani, non a caso, hanno messo il limite dei 90 all’ora su tutte le autostrade, in modo da adeguarla a quella delle strade statali e diminuire così gli imbuti.

      Elisio Trevisan

 

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 07 agosto 2009 pagina 03.

   

La A57 non deve diventare una valvola di sfogo!

MESTRE. Contro l’utilizzo della tangenziale protesta il Cocit, coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale di Mestre. 

«La tangenziale non deve essere la valvola di sfogo del Passante - afferma il presidente Mirko Speciale - Finalmente, dopo 40 anni, Mestre e i suoi abitanti si sono sottratti dalla morsa del traffico di attraversamento dei corridoi europei che giorno e notte hanno pesato sulla qualità della vita e la salute dei residenti. 

Ora non possiamo tornare indietro. Alla tangenziale di Mestre, che passa attraverso condomini e giardini, non può essere destinato il ruolo di “vaso d’espansione” di un contenitore troppo pieno come il flusso di traffico destinato al Passante». 

Speciale ricorda, inoltre, che mancano ancora le opere complementari.  Il Cocit, attraverso una petizione popolare, ha intrapreso un percorso per chiedere il declassamento della tangenziale in modo da dare una alternativa all’uso della stessa. 

C’è chi invece dà per scontato che Mestre e la sua tangenziale sono ad uso e consumo del trasporto su gomma. «L’assessore ai Lavori pubblici Laura Fincato si è dichiarata contraria a tale utilizzo - sottolinea Speciale - ma ci saremmo anche aspettati l’intervento anche di qualche altro amministratore veneziano. 

Chiediamo ai nostri politici maggiore impegno e chiarezza sulle posizioni che intendono assumere rispetto non solo alla malaugurata ipotesi di valvola del Passante, ma anche rispetto alla nuova Romea Commerciale che incombe su Mestre e si innesterebbe proprio nella tangenziale». 

Senza dimenticare, infine, le opere di mitigazione ambientale «vere e non ornamentali» sulle scarpate della tangenziale, regole certe di gestione del traffico, verifiche sanitarie sullo stato di salute della cittadinanza. (m.sca.)

 

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 30 Luglio 2009.

   

Romea Commerciale nel territorio comunale di Venezia!

Marghera ha già pagato un prezzo altissimo. Siamo pronti a fare le barricate per impedire che il nostro territorio subisca altro traffico». 

Il delegato ai Lavori Pubblici della Municipalità di Marghera, Valdino Marangon, non usa mezzi termini quando si tratta di “bocciare” la prospettiva di un passaggio della Romea Commerciale nel territorio municipale. «E’ inaccettabile che altri comuni sponsorizzino l’inserimento di questa nuova arteria stradale a Villabona. 

La nostra zona ha dato tantissimo in quanto ad inquinamento da traffico e tanto sta pagando a causa di una presenza ancora massiccia di traffico di attraversamento. 

E’ ora e tempo che – attacca Marangon – Marghera non venga più trattata come valvola di sfogo da punto di vista della viabilità e che si ragioni, una volta per tutte, per risolvere le criticità esistenti».

Il “no” espresso dal delegato, che, nei giorni scorsi, ha presentato in commissione a Marghera un proprio documento sul Piano urbano della mobilità (Pum) predisposto da Comune, si aggiunge ad un coro di contrarietà al tracciato “margherino” della Venezia-Orte: nelle scorse settimane, avevano lanciato l’allarme l’associazione Salvaguardia di Malcontenta, la delegazione di zona Marghera Riviera (Malcontenta - Ca’ Sabbioni – Ca’ Brentelle) e lo stesso sindaco di Mira, Michele Carpinetti. 

«Insieme alla delegazione di zona e al Comitato contro l’inquinamento della tangenziale (Cocit) – aggiunge Marangon – faremo fronte comune perché la iattura del passaggio della Romea Commerciale a Dogaletto, Malcontenta e Villabona venga scongiurata: devasterebbe l’area del bosco Brombeo, che si sta puntando a ricostruire nell’ambito del progetto del Vallone Moranzani, e l’oasi naturalistica di Forte Tron». 

Mai come in questa occasione, il delegato di Marghera invita a non dimenticare l’accordo del 2004-2005 ed il relativo piano di mitigazione che parlava di arretramento del casello di Villabona a Dolo. «Il tratto liberalizzato potrebbe diventare una tangenziale su cui convogliare, a partire da Spinea, il traffico di attraversamento di via Miranese e di via Trieste, mentre la tangenziale andrebbe declassata a strada urbana. 

Che si studi un tracciato della Nuova Romea che non penalizzi Malcontenta, Marghera e Villabona.

Abbiamo sudato trent’anni per uscire dalla morsa del traffico e non permetteremo che la situazione, invece di risolversi, peggiori».
      Giacinta Gimma


 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 25 Giugno 2009.

   

Antonella Saccarola vince il Premio Roma con "Tangenziale. Storia di una strada e oltre"

La scrittrice e drammaturga veneziana Antonella Saccarola ha vinto con "Tangenziale. Storia di una strada e oltre" la 10. edizione del Premio Roma 2009 di scrittura teatrale femminile, a cura di Bianca Turbati e dedicato a Pierantonio Campicali, grande economista recentemente scomparso. Questa la motivazione della giuria: “Interessante in questo testo la strategia di montaggio dei materiali oggettivi. Una scrittura dura, lucida, consapevole nella sua secca documentari età”. L’ultima ricerca teatrale di Saccarola ha un taglio antropologico, legato ad alcune problematiche vissute nel territorio in cui abita, a Marghera, tra il petrolchimico e la tangenziale. A conquistare il massimo riconoscimento è un testo frutto della ricerca sociale dell’autrice, che per lei equivale a un modo di fare politica. “Tangenziale. Storia di una strada e oltre” ha infatti come argomento una strada invadente e come riferimento locale la tangenziale di Mestre.
      Il Premio viene attribuito a opere originali in lingua italiana di autrici teatrali viventi, per valorizzarne il talento. Ideato e curato da Bianca Turbati, il riconoscimento è l’unico in Italia ad assegnare un “award” alla scrittura teatrale femminile e pubblica ogni anno, in un volume, i testi delle opere. La prestigiosa giuria è presieduta da Franca Angelini, titolare della cattedra di Letteratura teatrale all’Università “La Sapienza” di Roma) e composta da Giuseppe Argirò (regista teatrale), Emilia Costantini (critica teatrale del Corriere della Sera), Tiberia de Matteis (critica teatrale del quotidiano Il Tempo), Mario Lunetta (autore teatrale) e Lucia Poli (attrice e autrice teatrale).
      Il comitato d’onore del Premio Donne e Teatro annovera personalità della cultura e dello spettacolo quali Suso Cecchi D’Amico, Lella Costa, Rossella Falk, Dacia Maraini, Mariangela Melato, Ivana Monti, Irene Papas, Franca Rame, Maurizio Scaparro, Catherine Spaak, Franca Valeri, Lina Wertmüller, Tullia Zevi.

 

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 12 giugno 2009.

   

Tangenziale, 5 mila firme anti-traffico

Cinquemila firme per declassare la tangenziale a strada comunale. Le ha raccolte e consegnate in Comune il Cocit, il Comitato contro l’inquinamento in tangenziale, che punta ad ottenere limiti di velocità e divieti per i tir che ancora la percorrono (in totale sono novantamila i mezzi che transitano ogni giorno) per risparmiare il pedaggio del Passante. Tra i firmatari anche il sindaco Cacciari e la petizione è diretta a Berlusconi. Secondo l’assessore Mingardi «basterebbe fare come nel tratto di via Orlanda tra gli incroci con via Gobbi e Villaggio Laguna, un tratto di strada declassato dall’Anas e passato in gestione al Comune che l’ha messa in sicurezza».

Il Cocit (Comitato contro l’inquinamento in tangenziale) ha consegnato in Comune 5 mila firme in calce alla petizione che chiede a Berlusconi di declassare a strada comunale la tangenziale, in modo da poter imporre limiti di velocità e divieti per i tir che ancora la attraversano per risparmiare il pedaggio del Passante. «A mesi dall’apertura del Passante - sostiene il Cocit - ma in tangenziale transitano ogni giorno più di 90 mila veicoli, mentre le opere di mitigazione sono in ritardo e l’inquinamento da rumore e polveri continua».  Cinquemila firme - con in testa quella del sindaco Cacciari, dell’assessore alla Mobilità, Mingardi, e di 49 consiglieri comunali - per chiedere alla Presidenza del Consiglio dei ministri il «declassamento» della tangenziale - ancora considerata alla stregua di un’autostrada (la cui quota di pedaggio si paga insieme a quello pagato ai caselli di Mestre e Quarto d’Altino) malgrado oggi più che mai sia ancora una strada ad altissimo traffico, anche di mezzi pesanti. 

Le firme sono state consegnate ieri mattina negli uffici dell’assessorato comunale alla Mobilità dal presidente del Cocit, Mirco Speciale e dal segretario dell’associazione, Antonella Zuin. «Le firme le abbiamo raccolte, con un grande sforzo organizzativo, in poco più di due mesi - ha spiegato il presidente del coordinamento dei comitati antitraffico - nel corso dei quali abbiamo organizzato incontro con le municipalità e assemblee con i cittadini della Cipressina, di Gazzera, Mestre centro e Marghera». Una lunga e partecipata consultazione che, secondo il Cocit, «confermano un grande interesse e una grande preoccupazione dei cittadini che vivono a ridosso della tangenziale». «Dopo l’apertura del Passante il traffico in tangenziale è di certo più fluido e senza code, ma poco è cambiato - aggiunge Speciale - La popolazione subisce ancora il pesante inquinamento da smog e rumori prodotti dal transito quotidiano di circa 90 mila autoveicoli, compresi camion e tir, che ancora attraversano liberamente la tangenziale, anche quando potrebbero utilizzare il nuovo Passante come già fanno circa 30 mila autoveicoli al giorno». La soluzione individuata dal Cocit e condivisa alle amministrazioni pubbliche - con in testa il Comune di Venezia - è quella di «declassare» la tangenziale, almeno nel tratto che attraversa il centro urbano di Mestre, affidandone la gestione (ancora della Società Autostrade Padova-Venezia e destinato a passare al Cav) al comune di Venezia che avrà così il potere di intervenire con misure appropriate per regolare o precludere il transito ad automezzi, soprattutto pesanti, che la utilizzano al posto del Passante». 

Il Cocit spera che le firme - destinate al presidente Berlusconi - permettano di concretizzare, finalmente, una «gestione federalista» della tangenziale, affidandola agli enti locali competenti, come auspicato anche dalla Regione Veneto. «Purtroppo, invece di essere declassata - aggiunge Speciale - la tangenziale è diventata l’autostrada A-57 e il presidente Brentan chiede di portare il limite di velocità a 130 chilometri orari».  Il Cocit punta il dito anche sulla promessa «mitigazione ambientale della tangenziale, ancora incompleta e non soddisfacente viste le poche piantumazioni di alberi e le altre opere previste ma non ancora realizzate». A questo proposto il Cocit informa che gruppi di cittadini di Borgo Forte, del Terraglio, della Cipressina e di Marghera «stanno elaborando delle loro proposte su tutti questi problemi, attraverso il metodo della progettazione partecipata, che saranno consegnate agli enti competenti». - Gianni Favarato

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 12 Giugno 2009.

   

Cinquemila firme per chiedere la tangenziale urbana

Cinquemila firme per trasformare la tangenziale in strada urbana e per chiedere che, allo scopo, i soldi incassati dalle concessionarie autostradali grazie alla tangenziale rimangano a Mestre per le opere di mitigazione ambientale, invece di essere usati per pagare il nuovo Passante; inoltre per chiedere interventi immediati per fluidificare il traffico, visto che l’estate è alle porte e si rischiano i soliti ingorghi. Le hanno raccolte da soli, quelli del Cocit, e le hanno consegnate all’assessore alla Mobilità del Comune, Enrico Mingardi. Ormai la tangenziale - lungi dall’essere tornata strada urbana - «è diventata l’autostrada A57, secante il centro di Mestre», affermano i rappresentanti del Coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale, «e l’amministratore delegato dell’autostrada Padova-Venezia, Lino Brentan, ha proposto di aumentare la velocità massima a 130 chilometri orari, così chi oggi usa il Passante non lo farà più». Ricordando che il primo firmatario della petizione è stato proprio il sindaco Massimo Cacciari, seguito da tutti i consiglieri comunali, di destra e di sinistra, il Cocit torna alla carica spiegando che, se da un lato la situazione, con l’apertura del Passante, è indubbiamente migliorata, dall’altro rimangono in piedi ancora numerosi problemi da risolvere. Per questo i cittadini stanno elaborando proposte operative e a questo punto, sostiene il Coordinamento, diventa importante che il Comune (con questa e anche con la nuova amministrazione il prossimo anno) faccia da intermediario in un confronto con gli enti interessati (Regione, Concessionaria autostradale, Provincia... ); infine è altrettanto importante un confronto sul governo dei flussi di traffico «affinché le nuove infrastrutture siano utilizzate nel modo migliore per ridurre il traffico improprio nella viabilità locale, rendendo anche realmente operativa la Commissione di controllo composta da Regione, Provincia, Comune e concessionarie autostradali».
      Quali sono questi usi impropri? «Ce ne sono parecchi - dicono quelli del Cocit che recentemente hanno anche rinnovato il direttivo e hanno nominato nuovo presidente Mirco Speciale, affiancato da Antonella Zuin quale segretario -. Qualche esempio? Per risparmiare qualche euro di pedaggio i mezzi, invece di uscire alla barriera Treviso Sud, escono all’uscita Terraglio della tangenziale, all’altezza della caserma dei pompieri, e percorrono il Terraglio; oppure chi viene dalla Romea («a proposito, qualcuno ci dice quale percorso avrà la nuova Romea commerciale?») o direttamente dal porto va direttamente in tangenziale, e nemmeno con una pistola alla tempia lo si potrebbe convincere ad andare a Dolo a prendere il Passante; anche la Triestina, come il Terraglio, è un po’ più trafficata perché tutti quelli che vengono da Sandonà non prendono il Passante, ma arrivano a Tessera e imboccano la bretella aeroportuale e, da lì, la tangenziale».
      Al di là dei vari esempi particolari, per il Cocit resta il fatto che «in generale la riduzione di traffico del 30% che ci si aspettava per il Terraglio è in realtà parecchio inferiore, e di conseguenza i disagi sono ancora consistenti».
      ElisioTrevisan

 

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 31 maggio 2009.

   

Trecento multe al giorno ma le auto restano padrone

 «Non sono mai stato favorevole alla riapertura di via Circonvallazione. Anzi, io avevo proposto una zona a traffico limitato per Riviera XX Settembre ma quella scelta è stata presa collegialmente dalla giunta per motivi di esigenza evidente, per fronteggiare i disagi dei tanti cantieri aperti in città e liberare dal peso del traffico l’asse di via Fradeletto. 

Io non dimentico le 400 firme raccolte per protestare contro la riapertura di via Circonvallazione». Enrico Mingardi, l’assessore alla Mobilità e viabilità, ribadisce che sulla necessità di mantenere la Zona a traffico limitato del centro di Mestre, la giunta non mollerà.  «Se io togliessi la Ztl in via Pio X avrei la gente che protesta in strada - prosegue - così come ricevo lamentele da via Piave, causa code prodotte dalla riapertura di via Circonvallazione al traffico». 

L’annunciata Ztl in Riviera XX Settembre non è mai partita e invece via Circonvallazione è tornata in balìa del traffico, con ricadute anche su via Piave. Il tema insomma divide la città. Nonostante le proteste di un gruppo di commercianti del centro, in particolare di piazza Ferretto, e nonostante Confesercenti e Confcommercio siano oggi favorevoli, in questo momento di disagio per i tanti cantieri aperti in città e di fronte ad una congiuntura economica sfavorevole, ad una deroga. Che non significa cancellare le limitazioni ma essenzialmente spegnere le telecamere di controllo dell’area vietata al traffico di attraversamento, in determinate fasce orarie, specie la sera. 

Lo fa già adesso la città di Padova. A Mestre le telecamere delle Ztl conteggiano circa 300 infrazioni al giorno. «Una cifra in calo comunque, segno che gli automobilisti stanno imparando», spiega Mingardi. «Spegnere le telecamere in determinati orari? No, altrove lo si fa come no e poi che senso ha concedere libertà di scorrazzare la sera?», ribatte Mingardi. 

Se il mondo del commercio oggi pare insofferente alla Ztl, complici i tanti cantieri del tram aperti (32 in questi giorni), altri le difendono. Oltre agli autisti Actv che hanno lanciato una petizione, ieri hanno preso posizione il comitato Cocit  e l’Udc cittadino. 

Dal Cocit spiegano che il Passante non ha ridotto del 30% ma solo del 6 per cento il traffico in arrivo dal Terraglio: «Servirebbe una Ztl assoluta per i mezzi pesanti e una per le auto dei non residenti a Mestre o Mogliano per evitare l’utilizzo del Terraglio per non pagare il pedaggio della A27. Anche vari altri esempi si potrebbero fare di utilizzo flessibile della Ztl», dice l’associazione che la ritiene «strumento utile di governo del traffico». 

E Ezio Ordigoni dell’Udc continua: «No a retromarce sulle Ztl che migliorano la qualità della vita dei cittadini e il servizio pubblico: non vanno né soppresse, né sospese, ma perfezionate». Un caso è quello di via Circonvallazione: l’eliminazione della Ztl ha intasato di auto e traffico non solo Riviera XX Settembre e pure via Piave. «La questione chiama in causa anche la trasformazione della città, sia per lo svuotamento della tangenziale con il Passante che ha prodotto un minore carico di traffico, sia perché si sono persi 2000 lavoratori in via Circonvallazione, con la chiusura dell’ex ospedale, e lo spostamento della maggior parte degli uffici in viale Ancona. Dalle zone a traffico limitato dipende la vivibilità della città», ribadisce Mingardi. (m.ch.)

 

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 25 aprile 2009   pagina 26.

   

TANGENZIALE Il Cocit L’associazione Cocit che si batte contro l’inquinamento della tangenziale ha scritto ieri al prosindaco Michele Mognato e all’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi per chiedere un incontro o assemblea con i comitati che fanno parte della associazione per discutere del monitoraggio dei camion in tangenziale, valutare lo stato di avanzamento della indagine epidemiologica sullo smog ga traffico. 

Nell’occasione saranno consegnate le firme raccolte tra dicembre e febbraio per un uso urbano della tangenziale. A

 

Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 14 Aprile 2009.

   

Una revisione del progetto di Piruea alla Cipressina, un parco pubblico sul Terraglio nei pressi di villa Tivan e la riqualificazione dell’area di via Trieste sotto la tangenziale. 

Sono solo alcune delle osservazioni al Piano di Assetto del Territorio del Comune di Venezia inviate nei giorni scorsi dal Cocit, il Coordinamento contro l’inquinamento da Tangenziale, al Comune. 

Pagine di documenti che indicano con precisione quali sono le proposte per un reale recupero ambientale e urbanistico del territorio limitrofo alla tangenziale. “L’apertura del Passante, così come l’avvio del SFMR, aprono una nuova stagione per la nostra città – sostiene il Cocit –, ma queste opportunità non sono però scontate e dipendono da scelte che saranno fatte a breve e medio termine.” 

Da questa premesse scaturiscono le proposte del Coordinamento, che “nell’attesa di una definizione del futuro della Tangenziale propone al PAT di realizzare un corridoio arboreo, una sorta di “Tangenziale Verde”, stabilendo misure idonee alla delocalizzare di edifici abitativi assieme a uno stop alla realizzazione di nuovi insediamenti edificativi fino a 250 dalla tangenziale, in attesa di conoscere il destino dell'infrastruttura stessa e, per le aree libere non edificabili, di destinare nuove superfici a espansione del Bosco di Mestre”. 

Una particolare attenzione il Cocit la richiede per la zona tra la Castellana e la Miranese, prossima a via Olimpia, dove “all’apertura della stazione SFMR e alla trasformazione della vicina area dell’ex ospedale, potrebbe associarsi la pedonalizzazione di tutta la via Olimpia, per dare un nuovo assetto all’intero centro città”. Altre osservazioni, provenienti dai comitati locali, richiamano invece l’attenzione su zone più periferiche. 

Alla Cipressina, ad esempio, dove “problematiche di invarianza idraulica connesse al previsto Piruea di Via Caravaggio dovrebbero obbligare il PAT alla revisione dei progetti che ancora insistono sulla zona, che necessità anche di più pedonalità e, sotto la tangenziale, di barriere protettive”. 

Protezioni che non sono state sufficienti invece nella zona di Borgo Forte, tra i tratti finali di via Vallon e via Terraglietto, dove il Cocit richiede che il PAT individui “una lottizzazione su cui costruire nuove abitazioni per gli abitanti attualmente residenti all’interno della fascia dei 60 metri dall’infrastruttura”. Altra richiesta riguarda, lungo il Terraglio, 

l’area verde “ex Coin”, acquisita dal Comune da circa 3 anni, che può essere riqualificata con nuove piantumazioni e inserita in un percorso che preveda anche il recupero della monumentale settecentesca Villa Tivan, mentre su via Trieste la richiesta è di un park sotto la tangenziale, preservando l’area verde esistente (sulla quale invece esiste il progetto di un parcheggio) e, nel contempo, eliminando lo “spettacolo” di chi utilizza quel terreno abbandonato sotto la tangenziale per drogarsi.

 

Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  08 marzo 2009   pagina 19  .

   

Il Passante incassa 250 mila euro al giorno

In media 250 mila euro di incassi al giorno. Tanto fa guadagnare il Passante di Mestre, con i pedaggi pagati da camionisti e automobilisti, ad un mese esatto dall’apertura della nuova autostrada. Per ogni ipotetico euro pagato dagli utenti del Passante, i due terzi, all’incirca 66 centesimi di euro, sono destinati a ripagare il miliardo di euro di costi di realizzazione dei 32 chilometri di asfalto che collegano Quarto d’Altino a Dolo, usata oggi dal 70 per cento dei camion.   I primi risultati. «Siamo oltre ogni positiva aspettativa», dice soddisfatto l’assessore regionale ai trasporti Renato Chisso. La stima in questi primi giorni di marzo è di circa 40 mila transiti giornalieri, spiega dalla Cav, la società mista Regione-Anas che gestisce la tratta autostradale, il presidente Alfredo Biagini. «Circa un terzo delle risorse prodotte dal Passante di Mestre possiamo stimare vadano per la gestione e la produzione di utili, che secondo le proiezioni relative ai dati di traffico del 2005, che fanno parte dell’allegato alla concessione firmata con Anas. Gli utili li stimiamo in circa 20 milioni di euro l’anno», spiega Biagini. «Il debito che dobbiamo onorare è importante, quindi, di 850 milioni di euro».   I conti economici. Se il Passante è costato 986 milioni di euro, e di questi solo 180 provengono da finanziamenti pubblici, Anas reclama la restituzione di 710 milioni di euro,, aggiunge il commissario straordinario al Passante Silvano Vernizzi. A cui da dicembre vanno aggiunti i 105 milioni di euro che dovranno entrare nelle casse della società Venezia-Padova per il passaggio della concessione della tratta storica della A4 tra Mestre e Padova. Oggi il Passante, grazie ai pedaggi, produce giornalmente incassi per 250 mila euro. Al mese fanno 7 milioni e mezzo di euro e all’anno 90 milioni. Il che vorrebbe dire che basterebbero dieci anni per ripagare interamente il debito di 850 milioni di euro, ma le proiezioni economiche di Cav prevedono un rientro in vent’anni, visto che ci sono da mettere in conto i costi di gestione e la produzione di utili, da reinvestire sul territorio veneto in nuove infrastrutture, secondo il principio del «federalismo autostradale», sperimentato per la prima volta in Italia, proprio con il Passante. I conti da dicembre saranno diversi, visto che la Cav gestirà anche la Venezia-Padova.   Il traffico. In attesa dei dati ufficiali che sono attesi per la prossima settimana dal centro operativo delle autostrade di Firenze e che sarà analizzati da commissario governativo, Cav e Regione, la società di gestione del Passante stima oggi un traffico medio giornaliero di 40 mila veicoli. La società Venezia-Padova di Lino Brentan nei giorni scorsi aveva fornito le cifre relative al mese di febbraio, dall’introduzione del Passante, calcolando 20.249 transiti in corsia Est, verso Trieste, e 16.393 sulla Ovest in direzione Padova per un totale di oltre 36.600 veicoli in transito. Per il 67 per cento si tratta di automobili, per il restante 33 per cento di camion e autoarticolati. Lungo i caselli della Venezia-Padova, nello stesso periodo, il traffico è stato di 116.383 veicoli, con una percentuale del 25% di mezzi pesanti in circolazione. Alla barriere di Mestre-Villabona, in entrata e uscita, mediamente si calcolano 55.344 passaggi, in prevalenza in direzione Ovest (29.779 transiti).   

Gli effetti. «Ad un mese dall’apertura del Passante - commenta Lino Brentan, amministratore delegato della Venezia-Padova - questa nuova autostrada ha la funzione di collegare i due tratti di A4. Mancano all’appello invece l’interconnessione con la A27 e i caselli e dobbiamo attendere questi eventi per dare un vero giudizio. Comunque già oggi gli effetti si vedono per liberare Mestre dall’impatto dei camion». E in aumento è il traffico veicolare in tangenziale, segno che gli automobilisti mestrini ora cominciano ad utilizzare il viadotto, dove si è ridotto l’intasamento, come collegamento interno alla città. Ma per il Cocit, l’associazione contro il traffico a Mestre, non deve sfuggire l’aumento di mezzi pesanti notato nei giorni scorsi, che può segnalare un utilizzo errato della tangenziale da parte di camionisti che evitano di utilizzare il Passante, seguendo la vecchia strada che taglia in due la città. Approfittando dell’assenza di divieti.   Il Comune. Grande è l’interesse sugli effetti del Passante per liberare Mestre dalla morsa del traffico da parte del Comune di Venezia, che sostiene la mobilitazione del Cocit per il declassamento della tangenziale a strada urbana. «Che il Passante portasse benefici era indubbio - segnala il prosindaco di Mestre, Michele Mognato - il beneficio sarà maggiore una volta completate le opere complementare. E mi auguro che oltre al lavoro previsto sulla Regionale 14, a questo spunto si sblocchi anche la vicenda della strada dei Bivi».   

Cosa manca. «A maggio ridurremo ancora di più il numero di camion in tangenziale con l’apertura della connessione con l’A27 - annuncia ancora il commissario Silvano Vernizzi - a cui seguiranno a giugno l’apertura del casello di Spinea e per la metà del 2010 quella del casello di Martellago. E poi dobbiamo portare a termine le opere di mitigazione ambientale». Ma il primo intervento d’emergenza interessa la segnaletica che è insufficiente, denunciano gli automobilisti. «Abbiamo installato quella prevista dal Codice della strada ma dalla prossima settimana inizia la posa dei plinti per nuovi cartelli di segnalazione - mette le mani avanti il commissario - Da Dolo ne installeremo uno a 3 mila metri dalla deviazione e un secondo a duemila metri e poi un terzo a 400 metri dalla cuspide segnalando come direzioni anche la tangenziale e la statale Romea. Da Trieste sulla Venezia Est saranno installati analoghi cartelli per segnalare la tangenziale, Venezia e le località di Marcon e Quarto d’Altino. Non erano previsti dal Codice, ma li abbiamo ritenuti necessari». - Mitia Chiarin

 

  

Speciale campagna di raccolta firme per il declassamento della Tangenziale di Mestre

Informazioni

Il Volantino Firma online

Il Modulo per la raccolta delle firme

 

 

Domenica 8 febbraio 2008 Apre il passante!

   

Ecco la copia della lettera che abbiamo inviato la settimana scorsa ai vertici politici di Comune, Provincia e Regione:

All’Assessore alla Mobilità ed Infrastrutture Regione Veneto

Al Sindaco del Comune di Venezia

All’Assessore alla Mobilità del Comune di Venezia

Al Prosindaco per Mestre

Al Presidente della Provincia di Venezia

Oggetto:  GESTIONE TANGENZIALE DOPO L’APERTURA DEL PASSANTE

 In relazione alle modalità di utilizzo della Tangenziale di Mestre dopo l’apertura del passante autostradale Quarto d’Altino – Dolo,

Essendo noto che:

  1. il rumore aumenta proporzionalmente alla velocità dei mezzi e alla loro concentrazione
  2. le emissioni in condizioni di scorrimento fluido aumentano con l’aumentare della velocità e della concentrazione dei mezzi
  3. vi è vicinanza estrema di abitazioni e scuole alla tangenziale di Mestre
  4. gli effetti negativi dell’inquinamento da traffico sulla salute e sulla qualità esistenziale delle persone sono direttamente proporzionali alla vicinanza agli assi stradali di grande scorrimento
  5. nel caso della tangenziale di Mestre si sono prodotte condizioni particolari di di stress psicofisico sugli abitanti per un periodo di almeno 15 anni

La scrivente associazione, a nome dei propri associati individuali e collettivi  chiede che a seguito dell’apertura del suddetto passante autostradale, vengano previsti i seguenti interventi e modalità di gestione sulla tangenziale:

  1. Divieto di transito per tutto il traffico pesante di attraversamento (inclusa SS Romea) a partire dai mezzi pesanti più inquinanti (non euro4, non dotati di FAP)
  2. Controlli opacimetrici degli scarichi dei mezzi pesanti transitanti
  3. Transito dei mezzi pesanti su una sola corsia
  4. Implementazione delle opere di mitigazione ambientale, a partire dal tratto Terraglio-Bazzera dove non sono state effettuate
  5. Mantenimento degli attuali limiti di velocità controllati con sistemi elettronici
  6. Ripristino del traffico su due sole corsie
  7. Eliminazione della barriera di Villabona (con rimboschimento della superficie liberata dal lato della residenza)
  8. Utilizzo degli introiti della quota pedaggio relativa alla tangenziale dei mezzi transitanti alle barriere per opere di compensazione ambientale sulla tangenziale e a Mestre

                                                                                                Il Direttivo dell’Associazione

 

Archivio News dal 28 novembre 2007 al 31 dicembre 2008

 


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a di posizione contro la bretella di accesso all’aeroporto, che poi il sindaco Costa, per fortuna, ha cassato e molte altre questioni su cui il tempo, poi mi ha dato ragione.  Questo dell’interramento della tangenziale ha il sapore di uno «specchione» per le allodole. 

E’ una ricerca di popolarità gratuita che ha lo scopo di calmare la giusta protesta del Cocit e distogliere i cittadini dai veri problemi che bisogna risolvere, non solo nell’ambito della mobilità. Con quali risorse si potrà gestire questa operazione? Ci si rende conto che la spesa corrente per la manutenzione di quel tratto stradale è abnorme? Ma se non riusciamo nemmeno a tenere in ordine l’attuale rete stradale come si pensa di reperire le risorse per questo capitolo? Chi pagherà tutto ciò? Qual è l’obiettivo? Quello di evitare il traffico pesante di attraversamento?  Se è questo, esiste, allora, una soluzione ben più semplice. Basta deliberare, in accordo con Anas, la traversa interna nel tratto di bretella stradale a quattro corsie che va dalla rotatoria della Rana a quella dell’ex Motel Agip e conseguentemente deviare il traffico pesante proveniente dalla Romea nel Passante. Davvero la giunta crede che si possano e si debbano stanziare più di un centinaio di milioni di euro per questa chimera, quando la finanziaria ha addirittura diminuito i fondi per lo sviluppo della Sfmr? Spero che a questa dichiarazione non ci distolga da quello che deve essere il vero nostro obiettivo: deviare il traffico pesante sul passante, immediatamente, alla sua apertura.  

Non ho firmato la petizione perché ritengo che vi siano cose più urgenti e che la petizione sia velleitaria. Spero non si faccia come con il progetto Mose, quando sono stati presentati i progetti alternativi, pur sapendo che non potevano essere all’altezza di un confronto, facendo perdere un sacco di tempo che, a mio avviso, poteva essere, invece, impegnato per migliorare i progetti esecutivi.  

Come ho scritto più volte, anche alle categorie, è necessario che la polita si concentri sullo sviluppo SFMR; è necessario sviluppare i due terminal di Tessera e Fusina per la logistica dei flussi dei turisti pendolari e delle merci; per monitorare e gestire in sicurezza il flussi turistici per il centro storico, ottimizzando in costi di amministrazione e poter gestire un ticket di ingresso, si dovrà fare in modo che i vettori, nelle varie sezioni di passaggio obbligato, siano di grande capacità evitando il più possibile una molteplicità di mezzi. 

In conclusione ritengo sia meglio investire sul vettore ferroviario. 


      Valerio Lastrucci
      consigliere comunale IDV

IN MERITO ALLA POSIZIONE DEL CONSIGLIERE COMUNALE DOTT. VALERIO LASTRUCCI

PERCHE’ FIRMARE PER IL DECLASSAMENTO DELLA TANGENZIALE A  STRADA URBANA?

 In merito alla decisione del consigliere comunale dott. Lastrucci di non sottoscrivere la petizione per il declassamento della tangenziale, vorremmo svolgere alcune osservazioni: 

Innanzitutto non ci sfugge che la posizione critica del consigliere non è volta alle posizioni del CoCIT che il consigliere ritiene giuste e di questo gli rendiamo atto;

  1. sottolineiamo che la richiesta di declassamento a strada urbana non va confusa con l’idea del parziale interramento, che è una, ma non l’unica, delle possibili idee di trasformazione dell’infrastruttura;
  2. il significato della richiesta di declassamento è che la città rientri in possesso – a titolo di risarcimento e di “ricostruzione” urbanistica -  di quella fetta di territorio per poter decidere in futuro cosa farne;
  3. sulla questione dei costi, bisogna condividere con il consigliere Lastrucci che è la parte meno chiara e che spetterebbe all’Amministrazione riuscire a dare alcuni quadri di fattibilità più nitidi; nell’attesa, però, proponiamo alcune considerazioni che, benché non abbiamo i mezzi tecnici per approfondire, ci paiono sensate. 

    a) Con l’apertura del passante, auspicando un uso completo delle sue potenzialità, posto anche si potesse deviare tutto il traffico pesante della Romea (magari!!!), resteranno varie migliaia di mezzi al giorno che utilizzeranno la tangenziale pagandone il pedaggio al casello (mezzi che devono andare all’aeroporto, al porto, alle industrie, a Venezia, ecc. sia pesanti che autoveicoli): perché questi denari non possono restare a Mestre? Potremmo chiedere piuttosto che vengano quantificati; in questi anni sia la Società Autostrade Venezia Padova che Autovie Venete hanno sempre realizzato bilanci in attivo con milioni di utili all’anno, perché se la strada diventa di qualcun’altro dovrebbero svanire gli utili? E se il Comune non vuole gestirla direttamente non potrebbe stipulare un contratto con un gestore con condizioni favorevoli alla città? 

    b) Poniamo che un giorno, finalmente, in tangenziale non passi più un mezzo che non abbia che fare con il traffico urbano, perché questa strada dovrebbe costare di manutenzione così tanto di più, ad esempio, della Regionale 14, più nota come via Martiri della Libertà? E se per il Comune di Venezia Mestre fosse troppo, non ci indigneremmo certo se strada diventasse regionale – Regionale 14 tratto Ovest ? -, almeno, con un po’ di federalismo stradale, sapremmo a chi rivolgerci localmente. 

    c) E se si decidesse un bel giorno di metterci la mani sul serio? Anche qui non siamo in grado di fare conti, ma qualche altra considerazione sì. Finanziamenti pubblici non ce ne sono, mah? A proposito del MOSE, vista la barca di soldi spesi per fare un diga in acqua perché qualche soldo non potrebbe venire per togliere una diga in terra, che è un luogo fuori posto per una diga; in fin dei conti sarebbe un’operazione perequativa, siamo sempre a Venezia, lato terra. Ci sono anche altre cosette che avanzano, come l’Alta Velocità, la Piattaforma Logistica, il quadrante di Tessera con l’intermodalità...Mestre resta solo servitù di passaggio come in passato o può anche contrattare alla pari il destino del suo territorio? Ma diciamo che finanziamenti non ce ne sono; la sola striscia di asfalto della tangenziale fa circa 10 ettari, più altri ettari di superfici ai margini, per lo più in centro, quanto valgono? Non lo sappiamo, ma è di questi giorni la notizia che un’immobiliare ha chiesto al Comune 8 milioni per un lembo di terra espropriato per un parcheggio scambiatore ai margini della tangenziale. Altro riferimento, a quanto è stata venduta l’area dell’ex ospedale Umberto I? Abbiamo sempre chiesto verde, ma non ci spaventerebbe se l’asfalto venisse sostituito da alcune edificazioni, progettate migliorando funzionalmente ed esteticamente la qualità della città, e se sotto ci dovesse passare un pezzo di strada, beh, sembra che sia già successo in altre parti del mondo.

Questa è la nostra visione per la nostra città, la petizione serve a sostenerla e a discutere, anche a richiamare le istituzioni ad approfondire e non essere superficiali.

Il fatto che l’Amministrazione Comunale ci abbia dato corda è uno “specchione per le allodole”? Mah, dipende, dipende da tutti noi che abitiamo questa città decidere se debba essere uno specchione o una finestra da cui guardare il futuro.

Mestre, 30/12/2008

Il coordinatore dell’Associazione

            Diego Saccon

 

 

 

 

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Lunedì 29/12/2008

   Grazie a Raffaele, la discussione in merito all'iniziativa di urbanizzare la tangenziale di Mestre prosegue anche su facebook: 

http://it-it.facebook.com/group.php?gid=53668548512

 

Giovedì 22/12/2008

   Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 21 dicembre pagina 21.

 

Cacciari: «Adesso gestiamo noi la tangenziale»

«C’è il Passante adesso, ne siamo felici, ma la tangenziale di Mestre ora deve diventare una strada urbana e vanno introdotti al più presto dei dissuasori fortissimi, penso a divieti di transito per il traffico di attraversamento dei mezzi pesanti». 

Massimo Cacciari ha lanciato ieri in piazza Ferretto la battaglia del Comune di Venezia per ottenere al più presto la gestione della tangenziale di Mestre. Il sindaco ha firmato la petizione dell’associazione Cocit che sarà inviata in primavera a Silvio Berlusconi.  «Non abbiamo la velleità di volerne diventare i proprietari, ma vogliamo la gestione della tangenziale», ha detto il sindaco Cacciari in piazza Ferretto ieri firmando la petizione del Cocit. La petizione sarà inviata in primavera al presidente del Consiglio Berlusconi e chiede che la tangenziale, con il Passante aperto dal 8 febbraio, venga declassata a strada urbana sotto la competenza del Comune. Nel piano della mobilità, la giunta ipotizza di arrivare all’interramento di un tratto di tangenziale, tra la Miranese e il Terraglio.

E ieri il sindaco di Venezia in piazza Ferretto ha sostenuto pubblicamente l’iniziativa. «Non vogliamo neanche fare cassa - ha spiegato Cacciari - ma vogliamo superare il disagio per la città. Il Passante resta una autostrada e servono dei dissuasori fortissimi affinchè possano passare solo i veicoli diretti a Mestre, gli altri dovranno usare il Passante anche a costo di far fare un giro più lungo». Il sindaco teme che con l’apertura del Passante, il traffico in tangenziale non calerà. Dal 1º gennaio i pedaggi autostradali aumentano di altri 50 centesimi per finanziare il Passante. Ma non è solo una questione di tariffe, dice il primo cittadino. «Figuriamoci se, senza divieti, un camionista da Quarto d’Altino, con la tangenziale libera, non sceglierà questa invece del Passante. Rischiamo invece di un vantaggio pari a cento, di averne uno pari a dieci. C’è il Passante e ne siamo felici, ma la tangenziale deve diventare una strada urbana e serve un divieto di transito al traffico pesante di attraversamento». 

Ovviamente il riferimento non è ai camion diretti in Porto, semmai quelli che devono raggiungere la Romea il cui innesto, dice Cacciari, dovrà essere a Mira e non a Marghera. Poco prima al Candiani il prosindaco Michele Mognato e l’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi avevano presentato la raccolta di firme assieme al portavoce dell’associazione Cocit, Diego Saccon. «L’8 febbraio entra in funzione il Passante - ha ribadito Mingardi - e noi chiediamo che la tangenziale venga declassata. La gestione economica la lasciamo ad altri anche se ci preoccupa l’assenza di una società non collegata al territorio (il riferimento è alla Cav, la società mista Regione-Anas che prenderà la concessione della Venezia-Padova il 31 dicembre 2009 ndr) ma vogliamo avere voce in capitolo sul traffico, per far in modo che la tangenziali serva al traffico locale come collegamento tra la Sr11 e la SS14. 

Vogliamo una tangenziale ad uso della città». E Michele Mognato avverte: «Parte oggi la lunga marcia per un futuro diverso. Nella città che sta cambiando, la tangenziale è un muro che taglia in due la città e che va abbattuto ed interrato. Dobbiamo quindi arrivare a pensare alla tangenziale come strada urbana ed ottenere infrastrutture a cui in passato, in virtù degli accordi con la Regione, abbiamo rinunciato come la strada dei Bivi». La petizione del Cocit ha ottenuto il patrocinio del Comune ed è già stata firmata da 45 consiglieri comunali su 46, con una adesione trasversale ai partiti. 

«Chiederemo l’intervento di Berlusconi - ha proseguito Mingardi - e c’è stata una apertura dell’assessore regionale Chisso, favorevole anche a riconoscere parte dei proventi al Comune». Preoccupazione sull’impatto limitato del Passante è stata espressa anche da Diego Saccon, secondo cui rimarranno almeno minimo 30 mila mezzi pesanti in circolazione in tangenziale, diretti verso Romea e Porto, ed ha sottolineato la necessità che una parte dei proventi dell’utilizzo della tangenziale da parte della futura Cav siano reinvestiti direttamente a favore del Comune di Venezia. Si può firmare anche online al sito www.cocit.org, con un sms al 338.6400894 o un fax gratuito al 800.022433.

Mitia Chiarin

 

Giovedì 22/12/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 21 dicembre pagina VII.

 

Mestre La Tangenziale che sparisce in un tunnel

La Tangenziale che sparisce in un tunnel e, al posto della tangenziale, un prato, alberi e pure un campo da calcio. E' una elaborazione al computer del sogno di tutti i mestrini: interrare la tangenziale, farla sparire. 

E così il Cocit ha realizzato un manifesto "Tangenziale, una strada per Mestre" che mostra chiaramente - sulla sinistra del manifesto la tangenziale intasata di camiom e sulla destra la tangenziale che sparisce - quanto bello sarebbe rimarginare quella ferita che ha spaccato in due la città e che l'ha tenuta sotto scacco per oltre trent'anni. 

Adesso che c'è il Passante, la tangenziale potrebbe diventare strada urbana ed è esattamente quello che chiede il Comitato dei cittadini che sta raccogliendo le firme per il declassamento della strada e per il suo interramento. Ieri il primo firmatario è stato il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. C

on lui il prosindaco Michele Mognato e l'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi, ma anche tutti i consiglieri comunali - a parte uno - hanno firmato l'appello a Berlusconi.

La tangenziale che corre sotto. Ecco il manifesto simbolo del riscatto di Mestre. Lo ha preparato il Cocit per la campagna di interramento della tangenziale, una ferita che non ha uguali in città, con una autostrada che passa dentro le case. «Buttiamo giù il muro» - sintetizza in uno slogan efficace il prosindaco Michele Mognato. C

ome il muro di Berlino, la tangenziale è una strada che spacca in due la città. «Se questa città vuol voltare pagina e non c'è alcun dubbio che Mestre abbia la voglia di cambiare in meglio, allora il simbolo della vecchia Mestre è la tangenziale e la tangenziale deve sparire» - aggiunge l'assessore alla Mobilità Enrico Mingardi che ha lanciato per primo l'idea di interrare la tangenziale. 

Ed è un'idea che convince tutti i mestrini se si pensa che l'intero Consiglio comunale - 45 su 46, solo Valerio Lastrucci manca all'appello - ha firmato per l'interramento. Che non è una cosa che avviene domani, ma non è nemmeno un sogno irrealizzabile. 

Ci credono quelli del Cocit che si sono inventati una raccolta di firme sotto una petizione da inviare a Berlusconi per chiedere il declassamento della tangenziale da autostrada a strada urbana. Tanto per cominciare. 

E ci credono anche i consiglieri comunali di opposizione che ieri - in prima fila Antonio Cavaliere di Forza Italia - pensano che il futuro di Mestre passi attraverso questo indennizzo dell'interramento della tangenziale. E ieri mattina il sindaco ha firmato per primo, in piazza Ferretto, al gazebo del Cocit. «Con l'entrata in funzione del Passante ha spiegato Cacciari la Tangenziale deve diventare una strada urbana, in cui possano passare solo i veicoli diretti a Mestre: tutti gli altri, a cominciare dai mezzi pesanti, dovranno usare obbligatoriamente il Passante. 

E noi come Comune vogliamo essere partecipi delle decisioni che si prenderanno sulla tangenziale. Non abbiamo nessuna pretesa di diventare proprietari della tangenziale, vogliamo però capire se i nostri cittadini devono continuare a pagare o se finalmente possono pensare ad avere una vita senza la tangenziale sotto gli occhi e sotto il naso».

E Mingardi ricorda che la battaglia perchè gli incassi del Passante restino in Veneto non può significare che Mestre resta a bocca asciutta. «Non possono negarci una quota della tariffa che paga chi esce dal casello di Villabona ed entra in tangenziale. Basta anche solo quella. La Tangenziale per oltre trent'anni è stata una vera e propria autostrada all'interno della città, che ha provocato danni ambientali devastanti: è arrivato il momento che venga ripensata e utilizzata in un altro modo, riservandola al solo traffico locale: deve diventare un asse urbano di collegamento tra le statali 11 e 14, completando così la circolazione esterna di Mestre.»

E Diego Saccon del Cocit dice chiaramente che «la servitù di passaggio deve finire». All'appello perchè la tangenziale diventi una strada urbana e perchè sia interrata si può aderire in molti modi. Il più semplice è spedire un sms al numero 338.6400.894 scrivendo Si Tangenziale strada urbana o inviando un fax al numero gratuito 800.022.433, oppure entrando nel sito del Cocit http://www.cocit.org/asp/login.asp. Bisogna sempre indicare nome, cognome, luogo e data di nascita

 

I camion? A Mestre non passeranno

Il Passante, d'accordo. E la tangenziale? Sul serio non aprirà più i bollettini di Onda Verde? E possiamo sul serio iniziare a sognare di interrarla, come chiede il Cocit? 

La tangenziale era il convitato di pietra all'inaugurazione dell'altro giorno del Passante. E non è certo un caso che l'assessore alla Mobilità, Renato Chisso, che ha pianificato nei dettagli la visita al Passante, abbia deciso di far passare i pullman per la tangenziale. Che ovviamente era una fila ininterrotta di camion in coda. E, dunque, faceva ancora di più impressione quell'autostrada tutta libera, a tre corsie, sulla quale transitava il corteo di bus e auto che Galan e Chisso avevano voluto pieni di amministratori locali - sindaci e assesori - di politici - compresi quelli che 5 anni fa erano sulle barricate contro il Passante - e giornalisti. 

Di qua una strada libera, di là una strada intasata. Ma la strada libera cioè il Passante è la grande speranza di Mestre, anche se, appena aperto, il Passante dovrà fare i conti con la terza corsia dell'A4, che non ci sarà almeno per altri tre anni. E così le tre corsie del Passante andranno ad infilarsi nell'imbuto dell'A4, che è a due corsie e pure malandate. Chisso si è battuto all'arma bianca per la terza corsia. «Autovie ha continuato ad incassare i pedaggi senza dare nulla a questo territorio.» Ma Chisso sa che sui pedaggi, stavolta del Passante, la partita è solo all'inizio. «Con i primi quattrni che incassa il Passante faremo un mutuo di 250 milioni di euro. E sono soldi che resteranno in Veneto. 

La Tangenziale? E' sufficiente dirvi che il Passante è stato costruito per sgravare Mestre, per liberare Mestre dalla morsa del traffico? Non fatemi dire di più, io sono assessore regionale e quindi devo tener presente anche gli interessi degli altri cittadini del Veneto e non solo dei mestrini. Ma il Passante, che pure serve tutti i Veneti, le industrie e i commercianti, gli artigiani e gli automobilisti, è stato fatto per Mestre. Dunque non ci sto a subire gli attacchi di nessuno. Perchè prima erano contro il Passante e mi attaccavano, adesso che ho fatto il Passante, mi attaccano lo stesso dicendo che tutti snobberanno il Passante e continueranno ad usare la tangenziale. 

Ho insediato una Commissione che deve monitorare quel che succede in tangenziale. Appena vediamo che i camion, invece di imboccare il Passante, vanno dritti per Mestre, vedrete che interverremo. La Commissione ha pieni poteri su tutto, compreso il nodo delle tariffe. Dunque, aspettiamo che si apra il Passante e poi discutiamo. Anche di soldi.»

 

Giovedì 21/12/2008

   Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 18 dicembre pagina 23.

 

Tangenziale al Comune, appello del sindaco a Berlusconi

Tangenziale al Comune di Venezia: un altro passo avanti. Sabato alle 11.30 al Centro culturale Candiani il sindaco Massimo Cacciari e l’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi presenteranno l’appello alla Presidenza del Consiglio per il passaggio della tangenziale di Mestre da infrastruttura di interesse nazionale a strada urbana, di proprietà del Comune di Venezia.  

L’obiettivo di Ca’ Farsetti è quello di avere la proprietà della tangenziale in modo da poter decidere sull’arteria che taglia in due la città e di poter non solo condizionare, ma influenzare direttamente le politiche di controllo del traffico e di riduzione dell’inquinamento.  

La tangenziale da interrare nel giro di un decennio è il progetto contenuto nel Pum, Piano urbano della mobilità, redatto dalla giunta Cacciari. Un investimento da 150 milioni di euro per sanare la ferita di Mestre. «Anzitutto chiediamo di avere il governo della tangenziale per gestire al meglio la mobilità nel post-Passante - spiega l’assessore comunale alla Mobilità Enrico Mingardi - e con le risorse generate arrivare all’interramento della tangenziale, progetto di altissima qualità fondamentale per la città che cresce. Anche i rapporti dei più famosi architetti ci dicono che serve a poco costruire case belle se poi attorno ci sono strade come corso Buenos Aires a Milano.  

Anche il presidente della Provincia, di recente, ha fatto chiaramente intendere di condividere lo stesso progetto. «Noi pensiamo la tangenziale come un boulevard urbano di servizio alla mobilità interna della città» ha chiarito Davide Zoggia.  

Il vero ostacolo, finanziamenti a parte, sarà di ordine burocratico. L’interramento della tangenziale presuppone centinaia di espropri: basti pensare alla fascia di abitazioni compresa entro i 50-60 metri lato per lato. (m.sca.)

 

Giovedì 19/12/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 17 dicembre pagina IIV.

 

E intanto la raccolta firme del Cocit va a gonfie vele. ...

E intanto la raccolta firme del Cocit va a gonfie vele. Sabato anche il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari e l'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi, metteranno il loro autografo sotto la petizione del Comitato che si batte contro la tangenziale di Mestre. 

Il Cocit chiede che la tangenziale diventi una strada urbana, gestita dal Comune, il quale avrebbe così la possibilità di imporre limitazioni e ticket ai mezzi pesanti. Non solo, il Cocit insegue il sogno di interrare la tangenziale nei tratti più abitati, come ha fatto Madrid e come sta facendo Amsterdam che, sopra la sua tangenziale , addirittura costruisce palazzi residenziali. E' stato proprio il sindaco a lanciare un anno fa l'idea che, con l'apertura del Passante e il declassamento della tangenziale - che non sarà più considerata autostrada - sia il Comune a gestire la strada più trafficata d'Italia. 

Il Cocit ha fatto di questa idea di Cacciari la sua bandiera, decidendo di chiedere a tutti i cittadini una firma sotto la petizione che chiede al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di trasformare la tangenziale in una strada urbana. Tecnicamente si chiama declassamento e non è una cosa facile anche perchè la proprietà della tangenziale è del Cav - la nuova società mista Anas e Regione - che non ha intenzione di mollare l'osso. E' vero che al Comune basterebbe qualche chilometro di tangenziale , quanto basta per piazzare telecamere e cartelli di limite di velocità. 

Poi, su quei pochi chilometri, centrali, della tangenziale , il Comune potrebbe investire e fare come ad Amsterdam facendo sparire la strada e apparire il verde. Un sogno? Tutt'altro - spiega l'assessore Enrico Mingardi - un indennizzo necessario visto che i mestrini è da trent'anni che si cuccano la tangenziale e adesso che c'è il Passante qualche soldino del Passante potrebbe pure finire in questo progetto, no?

 

Giovedì 19/12/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 17 dicembre pagina IIV.

 

Ma quale interramento, quale strada urbana, sarebbe bello ma ...

Ma quale interramento, quale strada urbana, sarebbe bello ma la tangenziale continuerà a restare quella che è. Parola di Lino Brentan, amministratore delegato della "Società delle autostrade Venezia e Padova".

Il Comune ha deciso che ci proverà in tutti i modi: la tangenziale dovrà essere interrata e diventare strada urbana. Lo ha ribadito anche ieri l'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi, presentando alle categorie economiche il Pum, il Piano urbano della mobilità che contiene, appunto, anche il progetto per la tangenziale .

Ma per Brentan, che ieri assieme al presidente Vittorio Casarin ha presentato un bilancio preconsuntivo pieno di utili (21 milioni e 600 mila euro) il pollice verso è nello stato delle cose: «Mestre ha tutti i diritti di avere una strada che risponda alle esigenze cittadine. Ma ci sono due problemi che rendono impraticabile questa soluzione. In primo luogo non ci sono soldi, e interrare la tangenziale costa l'iradiddio. E poi c'è l'altra questione, Mestre non ha strade. Se la tangenziale diventa una strada urbana, un boulevard cittadino pieno di alberi - sarebbe una cosa bellissima -, dove andrebbero a finire i veicoli che, ad ogni modo e comunque dovranno passare per di qua?».

Il Pum prevede la realizzazione di nuove strade di attraversamento, la Vallenari bis, il by-pass di Campalto, il raddoppio del cavalcavia di San Giuliano e la strada dei Bivi. Ma Brentan è convinto che non saranno sufficienti a sostituire il servizio della tangenziale . «Non lo sarà nemmeno la nuova provinciale 81 che realizzeremo noi con 13 milioni di euro di investimento che comprende anche piste ciclabili, sottopassi e altri accorgimenti per evitare l'impatto con il territorio. Per fine gennaio andremo in gara e, dal momento dell'assegnazione dell'appalto, in 14 mesi avremo la nuova strada che permetterà ai camion di uscire o entrare al casello di Borbiago e collegarsi direttamente alla Romea. Sarà un'infrastruttura certamente utile, ma nemmeno questa sostitutiva della tangenziale ».

Mestre ha diritto ad un risarcimento per aver sopportato tutti questi anni il traffico di attraversamento per i collegamenti dell'Italia con il Nord e l'Est Europa, traffico che per buona parte non porta nulla a questa città, tranne l'inquinamento atmosferico e acustico.

«I camion che, comunque, dovranno venire a Mestre per raggiungere la zona industriale e le altre aree produttive ed economiche, passeranno sempre di lì - dice Brentan -. Piuttosto, dunque, per il momento è meglio pensare a rendere la tangenziale più vivibile. In primo luogo il 35\% dei camion andrà sul Passante, quindi già da febbraio ci sarà un bel alleggerimento per la tangenziale . E poi, penso che già da marzo di potrà riservare una corsia ai soli residenti, a chi insomma usa la tangenziale per spostarsi in città; da ultimo occorrerà mettere in atto tutte le iniziative per far sì che i Tir in transito non entrino in tangenziale ».

I soldi per interrare la tangenziale , però, si potrebbero anche trovare. Ad esempio con parte delle entrate del Passante.

«Ah sì? Io credo di no. Basta fare due conti: il Passante costa 1 miliardo di euro. 200 milioni sono stati coperti dallo Stato, rimangono 800 milioni di euro per pagare i quali la Cav (la società al 50\% tra Anas e Regione del Veneto) deve accendere mutui da pagare in 23 anni, il tempo della durata della prima concessione. Io credo che sarà impegnata a fondo a far fronte agli impegni presi, e non rimarrà un centesimo per la tangenziale ».

Elisio Trevisan

 

Giovedì 19/12/2008

   Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 17 dicembre pagina 18.

 

«Piano Mobilità, evitiamo il libro dei sogni»

Secondo round ieri alla Camera di commercio sul Piano urbano della mobilità, presentato da Enrico Mingardi alle categorie economiche cittadine che hanno ora 60 giorni di tempo per le osservazioni. 

Il piano potrebbe essere approvato dal Consiglio comunale entro aprile 2009 e contiene progetti ambiziosi come l’interramento della tangenziale che il Comune vuole trasformare in strada urbana. 45 consiglieri comunali su 46 hanno firmato la petizione del Cocit a sostegno del progetto comunale e sabato apporrà a Mestre la sua firma anche il sindaco Massimo Cacciari. 

Dallo sviluppo del tram con nuove linee alle pedonalizzazioni, ci vorrà oltre un miliardo di euro per realizzarlo. Previsto anche il road pricing, la tassa sui veicoli che accedono in centro. E il dibattito si preannuncia di fuoco. «Siamo nettamente contrari ai ticket di ingresso a Mestre» ha detto Paolo Zabeo della Cgia, chiedendo al Comune di «porre attenzione alle previsioni di sviluppo urbanistico dei Comuni di prima cintura, spesso sovradimensionate. Concentriamoci sulle priorità». 

Contrario all’interramento della tangenziale è Gianni Satini (autotrasportatori Fai) mentre per Michele Lacchin (Confesercenti) il Pum rischia di non centrare gli obiettivi nell’area metropolitana che si sviluppa e il Comune «deve ponderare attentamente i nuovi insediamenti e la loro influenza sulla viabilità». «Evitiamo gli errori del passato con uno sviluppo urbanistico che non ha tenuto conto della mobilità», avverte Dario Corradi (Ascom) chiedendo che il trasporto pubblico collettivo diventi davvero competitivo ed efficace, con navette per i park scambiatori, del Sfmr e posteggi alle fermate del tram. 

Sullo sfondo il problema delle risorse «che rischia di trasformare il Pum in un libro dei sogni». Massimo Albonetti, presidente della Camera di commercio, resta critico sull’efficacia del tram in una città dalle strade strette e invoca interventi pro commercio nelle aree da pedonalizzare.

Mitia Chiarin

 

Giovedì 19/12/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 16 dicembre pagina IV.

 

Meglio tardi che mai, ma se l'indagine epidemiologica ...

Meglio tardi che mai, ma se l'indagine epidemiologica l'avessero fatta prima sarebbe stato molto meglio. E' questo il commento di Diego Saccon, presidente del Cocit, dopo la notizia dell'avvio di uno studio epidemiologico sugli effetti prodotti dall'inquinamento della tangenziale . 

Uno studio approfondito, voluto dall'amministrazione comunale, che vedrà coinvolti ricercatori, esperti e medici. In particolare, i medici di base che operano nelle zone attraversate dalla tangenziale per capire se, chi vive a ridosso della grande arteria, è più esposto al rischio di malattie degenerative.

E' da più di tre anni che chiediamo un piano di sorveglianza epidemiologica e di prevenzione sanitaria dichiara Saccon un'indagine seria che spieghi le conseguenze dello smog prodotto dalla tangenziale sulla salute della popolazione. Speriamo solo ammonisce Saccon che questa indagine venga fatta come si deve, prendendo in considerazione chi effettivamente vive a ridosso della tangenziale .

Dal 2002 il Cocit, l'associazione che raccoglie i comitati dei cittadini che si battono contro la tangenziale , condanna gli impatti devastanti che questa arteria ha sull'ambiente e sulla salute delle persone, chiedendo più controlli sulle emissioni dei mezzi pesanti, incolonnati ad ogni ora del giorno e con il motore acceso. Certo, mi fa piacere che finalmente si stia facendo qualcosa, ma forse si sarebbe dovuto intervenire prima - puntualizza Saccon visto che lungo la tangenziale circolano mediamente 150 mila veicoli al giorno.Per il Cocit ora non resta che attendere l'esito dell'indagine epidemiologica, ma prima ancora, l'apertura del Passante, che dovrebbe decongestionare la tangenziale togliendo almeno 50 veicoli al giorno. 

Speriamo che con il Passante il traffico diminuisca afferma il presidente del Cocit ma è importante anche che la tangenziale venga declassata e diventi di proprietà, almeno in parte, del Comune, e non più dell'Anas.I comitati dei cittadini sperano infatti in un altro progetto: quello di trasformare la tangenziale in una strada urbana a tutti gli effetti, ovvero una strada a servizio della terraferma. Sabato 20 dicembre il Cocit sarà quindi in piazza Ferretto per raccogliere firme a sostegno di una tangenziale non più autostrada ma strada urbana.

 

Martedì 25/10/2008

  E' Online la presentazione originale del progetto di massima interramento della Tangenziale di Venezia redatto dall'Assessorato alla Mobilità e presentato il 17 novembre scorso al Centro Culturale Candiani.

Il fail è di circa 110MB, prepareremo una versione più leggera consultabile via Web

 

Giovedì 20/10/2008

   Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 18 novembre 2008 pagina 19 sezione: CRONACA

 

Autostrada, pedaggi più cari per pagare i costi del Passante

Dal 1º gennaio 2009 scatta la seconda tranche di aumenti dei pedaggi autostradali, 50 centesimi di euro in più per veicolo che porterà, ha ricordato ieri l’amministratore delegato della Venezia-Padova, Lino Brentan, ad avere pedaggi che costeranno più per la tangenziale di Mestre che per il Passante.

 «Ho fatto i conti. Tre euro e 10 centesimi per il Passante contro i 3 euro e 70 cent della tangenziale». E Brentan avverte: la tangenziale serve per i prossimi 23 anni al sistema autostradale per rientrare degli 800 milioni di euro spesi per il Passante. 

Insomma del progetto di interramento, difeso anche ieri dall’assessore comunale Enrico Mingardi, è giusto parlare ma si tratta di un sogno a lunghissimo termine. Il messaggio è arrivato durante la presentazione dei lavori eseguiti dalla società autostradale per la mitigazione della tangenziale di Mestre al centro culturale Candiani. 

Trenta milioni di investimenti in barriere fonoassorbenti, fasce boschive anti-smog e un sistema di raccolta e depurazione delle acque che terminano il 30 novembre con gli ultimi collaudi. Nel pacchetto di lavori è compresa anche la messa in sicurezza della SP 81, la «camionabile» che collega Marghera al Miranese e dove transitano 22 mila camion al giorno. Per la SP 81 (valore 14 milioni di euro) il bando per i cantieri potrebbe partire a breve, ha assicurato ieri Brentan: «Partiremo in fretta anche prima del via libera al progetto da parte dell’Anas». Il convegno è stato l’occasione per parlare di presente e futuro.

Degli effetti positivi che dovrebbe garantire il Passante. E della nascita della società CAV (tra Regione e Anas) che dovrà gestire l’autostrada. I 220 lavoratori della Venezia-Padova chiedono garanzie occupazionali. 

L’assessore regionale Renato Chisso rassicura: «La convenzione tra Regione e Anas viene firmata giovedì, dopo 8 mesi di attesa. Poi la Cav diventerà titolare della gestione del Passante e andremo agli accordi con le organizzazioni sindacali». Nella società, assicura il presidente della Provincia Davide Zoggia, devono rimanere gli enti locali e servono fondi per le altre infrastrutture necessarie, dalla strada dei Bivi alle opere complementari al Passante di seconda fascia, non finanziate. 

Si fanno sentire anche le critiche sui lavori eseguiti, ritenuti insufficienti, dei cittadini di Cipressina e Borgoforte, e dell’associazione Cocit. Sul Terraglio Autovie Venete finora non ha realizzato le barriere promesse. «Servirà un nuovo accordo di programma tra enti locali e Cav per garantire - conclude il prosindaco Michele Mognato - che gli interventi che oggi mancano siano realizzati. E’ questa la strada giusta da perseguire».

Mitia Chiarin

 

Giovedì 20/10/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 18 novembre pagina VII.

 

«Quadrante e Porto paghino la tangenziale»

Se guardiamo al passato ci sarebbe da discutere per ore e tante sarebbero le recriminazioni. Ma il Cocit, pur non mancando di ricordare ciò che non va, ha preferito essere propositivo, anche se l'ultima proposta non l'ha fatta in diretta, ma l'ha mandata a dire. 

Ieri, infatti, all'incontro pubblico che si è tenuto al Candiani, il Coordinamento dei comitati cittadini contro l'inquinamento da tangenziale, non era tra i relatori. Così ha preso carta e penna e ha scritto un documento per suggerire che i soldi necessari a trasformare la tangenziale in una strada urbana, si vadano a pescare nelle tasche di chi realizzerà il Quadrante Tessera e la nuova Piattaforma logistica portuale. «Sono due opere che non possono esistere senza le connessioni viarie con il territorio, quindi è giusto che paghino anche loro». 

Il Cocit, dunque, sostiene che, oltre ad una parte degli incassi del Passante, i finanziamenti si devono trovare altrove, «altrimenti rischiamo di tenerci la tangenziale così com'è in eterno».

Già i lavori di mitigazione ambientale, presentati ieri, sono giudicati tardivi «perché portati a compimento nel momento in cui cessa la fase emergenziale con l'apertura del Passante. Le opere di mitigazione dovevano essere realizzate, in maniera completa, anni fa, almeno contestualmente alla realizzazione della terza corsia».

L'unica cosa che davvero è stata positiva, secondo il Coordinamento, è che nell'ambito dell'accordo di programma del 2004 tra Comune, Regione, Provincia e la Società Autostrade Venezia e Padova sono state bocciate le minicomplanari, «altrimenti oggi non vi sarebbe nessun dibattito sulla possibile riconversione della Tangenziale a strada urbana, ma si sarebbe perpetuata la presenza in centro città di un tratto autostradale».

Strada urbana come? Il Cocit sostiene che «bisogna attestare le uscite della A4 per la città allo svincolo del Terraglio e a Villabona, realizzando in queste zone un vero intervento di mitigazione ambientale (sono zone che comprendono aree di espansione del bosco di Mestre, forte Carpenedo, il bosco del Dese, da una parte, e il parco di Catene dall'altra). Inoltre occorre trasformare la parte centrale della Tangenziale in una via urbana che conduce a una nuova porta della città attraverso via Olimpia».

 

Giovedì 20/10/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 18 novembre pagina VII.

 

Da quel 14 febbraio del 2005, data della firma dell'accordo 2005 di programma per la Mitigazione Ambientale! 

Da quel 14 febbraio del 2005, data della firma dell'accordo di programma per la mitigazione ambientale della Tangenziale di Mestre, di tempo ne è trascorso relativamente poco, eppure ora l'arteria più trafficata di Mestre può essere considerata un modello in Europa. 

Oltre 30 milioni di investimento che hanno portato a una terza corsia dinamica con 56 pannelli a messaggio variabile, 38 telecamere, 40 apparati radio GPS, quasi 13 chilometri di acquedotti antincendio, oltre 12 chilometri complessivi di barriere fonoassorbenti per la mitigazione ambientale, 19 impianti di trattamento delle acque meteoriche e un corridoio ecologico con 120mila metri quadrati di piantumazioni e 51 chilometri di impianti d'irrigazione. Un vanto per tutti i firmatari dell'accordo: Società delle Autostrade di Venezia e Padova, Regione del Veneto, Provincia e Comune di Venezia. 

I numeri sono stati snocciolati ieri pomeriggio nel corso del dibattito pubblico Una Tangenziale Verde ad alta tecnologia: un video con tanto di animazioni tridimensionali presentato in una gremita sala conferenze del Centro Culturale Candiani. Tutti soddisfatti, dal prosindaco di Mestre, Michele Mognato, agli assessori comunali alla Mobilità, Enrico Mingardi, e all'Ambiente, Pierantonio Belcaro, fino all'amministratore delegato della Società delle Autostrade di Venezia e Padova, Lino Brentan, e all'assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, senza dimenticare il presidente della Provincia, Davide Zoggia, e l'assessore provinciale alle Politiche ambientali, Ezio Da Villa. Tutti compatti nell'affermare che quando gli obiettivi da raggiungere riguardano l'interesse comune, le divisioni politiche non contano nulla. «Entro il 30 novembre tutti i lavori saranno completati ha garantito Brentan in diciassette mesi siamo riusciti nell'impossibile. Ora non ci resta che la messa in sicurezza della S.P. 81, che richiederà un investimento di circa 14 milioni di euro». 

Modello esemplare, a quanto pare già spiato dagli ingegneri di altre società autostradali, la Tangenziale potrà mai essere superata per qualità ecologiche e tecnologiche da un'altra opera infrastrutturale? Certo che sì, parola dell'assessore Chisso. Il Passante sarà migliore, perché disporrà fin dall'inizio di tutti i necessari accorgimenti. E poi contribuirà a sgravare il traffico della Tangenziale. Una boccata d'ossigeno per tutta Mestre, anche se l'interramento della Tangenziale sarebbe tutta un'altra musica. Nel piano generale della viabilità abbiamo tracciato le linee della nuova Mestre con l'obiettivo di migliorarne la qualità della vita e la Tangenziale interrata è una necessita, la stoccata dell'assessore Mingardi. Ma tutto sommato tra i relatori c'è piena sintonia, anche se il clima si scalda quando la parola passa al pubblico. Ma quale mitigazione ambientale? Lungo la zona della Cipressina ci si è limitati a piantare qualche rosellina. La Tangenziale è la disgrazia di Mestre, va abbattuta. 

A Borgoforte non esiste alcuna barriera e le vasche non trattano l'acqua, si limitano a farla confluire nel fosso. Cittadini tutt'altro che distratti, ai quali Brentan ha cercato di rispondere coi numeri: Dal 1991 al 2005 la Società delle Autostrade di Venezia e Padova ha investito oltre 400 milioni di euro per far crescere il Veneto. Può darsi che qualcosa non sia stata fatta nel migliore dei modi, vedremo cosa saprà fare la società che nel 2009 prenderà in gestione i 76 chilometri della Tangenziale e del Passante.

Giacomo Garbis

 

Giovedì 20/10/2008

   Comunicato Stampa della nostra associazione del 17 novembre 2008 in occasione della chiusura del progetto di Mitigazione Ambientale della Tangenziale

 

Mestre, 17/11/2008

Comunicato Stampa

I LAVORI DI MITIGAZIONE AMBIENTALE DELLA TANGENZIALE:

COSA FESTEGGIAMO.

 I lavori di mitigazione ambientale della tangenziale di Mestre la cui conclusione sta per essere festeggiata, sono:

Importanti, perché contribuiscono a ridurre il rumore e l’inquinamento delle acque e del terreno da parte delle sostanze che si accumulano sul sedime, finora scaricate nei fossati e sui terreni circostanti l’infrastruttura.

Parziali, perché non completano la bonifica acustica su tutta la tangenziale.

Tardivi, perché portati a compimento nel momento in cui cessa la fase emergenziale con l’apertura del Passante. Le opere di mitigazione dovevano essere realizzate, in maniera completa, anni fa, almeno contestualmente alla realizzazione della terza corsia.

Esternalizzanti i costi degli effetti collaterali del trasporto pesante su gomma, attraverso il ricorso a finanziamenti degli Enti Pubblici (43%), quindi attingendo risorse  dalla comunità generale anziché dai fruitori e dai gestori dell’infrastruttura.

Non partecipati, perché il progetto non ha previsto una fase partecipativa con i cittadini, nè attraverso le loro forme associative, né attraverso quelle rappresentative decentrate quali i CdQ e le Municipalità. Ciò è avvenuto deludendo le aspettative embrionalmente seminate nel 2003 con il progetto EffettiTangenziali, patrocinato dallo stesso Comune di Venezia; l’assenza di una fase partecipativa reale è stigmatizzabile considerato l’elevato apporto economico da parte degli Enti Locali che dovrebbero considerare con più attenzione le opinioni ed i bisogni dei cittadini.

 Nonostante i limiti bisogna riconoscere che l’accordo di programma del 2004 tra Comune, Regione, Provincia e la Società Autostrade Venezia e Padova è stato un passo avanti e dovrebbe essere urgentemente completato anche per la parte riguardante la SP 81 al fine di togliere il traffico pesante della Romea dalla tangenziale.

 Però, quello che va veramente festeggiato delle decisioni del 2004 è la bocciatura delle “minicomplanari”, senza la quale oggi non vi sarebbe nessun dibattito sulla possibile riconversione della tangenziale a strada urbana, ma si sarebbe perpetuata la presenza in centro città di un tratto autostradale del sistema A4-E55 (“corridoio 5 – corridoio adriatico”), con un’ipoteca definitiva sulla riqualificazione urbana di Mestre.

 Lasciando indietro il passato – polemiche incluse - e guardando al futuro, è quella scelta che ci permette oggi di discutere la possibilità di una profonda trasformazione urbanistica.

Bisogna attestare le uscite per la città della A4 allo svincolo del Terraglio e a Villabona, realizzando in queste zone un vero intervento di mitigazione ambientale (sono zone che comprendono aree di espansione del bosco di Mestre, forte Carpenedo, il bosco del Dese, da una parte, e il parco di Catene dall’altra).

Bisogna trasformare la parte centrale della Tangenziale in una via urbana che conduce a una nuova porta della città che attraverso via Olimpia apre un corridoio dall’area del vecchio ospedale, attraverso piazza Ferretto, piazza Barche, il Canal Salso, San Giuliano volgendo lo sguardo a Venezia.

 Si dice in questi giorni che gli incassi del Passante potrebbero coprire in parte un progetto di trasformazione della tangenziale, si assumano questo onere anche lo sviluppo del quadrante di Tessera e delle Piattaforma Logistica Portuale, che non possono esistere senza le connessioni viarie con il territorio.

Si dia possibilità di investire il proprio ingegno ed il proprio lavoro ad architetti, imprenditori e lavoratori e si dia la possibilità ai cittadini di partecipare ad una grande progettazione.

 

 

Giovedì 16/10/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 6 novembre pagina IX.

 

I soldi del Passante per interrare la tangenziale? Bene, ma ... 

«I soldi del Passante per interrare la tangenziale? Bene, ma prima ancora bisogna che la tangenziale sia declassata e sia di proprietà, almeno in parte, del Comune. 

Se resta dell'Anas siamo fritti, se invece è del Comune, allora i cittadini possono decidere che cosa farne. E penso che il metodo migliore sia la progettazione partecipata». Diego Saccon, anima del Cocit , l'associazione che raccoglie i comitati dei cittadini che si battono contro la tangenziale, vede di buon occhio l'uscita dell'assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, che punta ad utilizzare una quota dei soldi incassati dal Passante per l'interramento della tangenziale. 

Che poi è un'idea avanzata dall'assessore comunale alla Mobilità, Enrico Mingardi, e sposata in pieno dal Cocit , che sta raccogliendo le firme sotto la proposta di far diventare la tangenziale una strada per Mestre. Vuol dire strada urbana a tutti gli effetti - spiega Saccon. Ovvero "in capo" al Comune che può decidere di mettere limiti di velocità o addirittura limiti al passaggio dei mezzi pesanti. E' esattamente quello che si è fatto per via Orlanda. L'Anas ha rinunciato ad un paio di chilometri di strada, quanto basta la Comune per intervenire e mettere telecamere e cartelli. Il Cocit sogna che questo possa succedere anche per la tangenziale. 

Ma per adesso siamo ben lontani da una situazione del genere. In questo momento l'unica cosa certa è che la tangenziale di Mestre, una volta aperto il Passante, non sarà più autostrada. L'Unione europea infatti ha autorizzato la costruzione del Passante in alternativa alla tangenziale. Uno esclude l'altra. Ma questo significa solo che non sarà più classificata come autostrada. Basta. Chiaro che questo significa quasi automaticamente che diventerà una strada extraurbana, ma da qui a diventare strada urbana ce ne corre. 

Ma il Cocit non ha dubbi che bisogna fare di tutto perchè questo succeda ed ecco perchè punta ad una raccolta imponente di firme. «E anche ad una progettazione partecipata su come cambia la tangenziale perchè è ovvio - dice Diego Saccon - che vogliamo metter bocca su tutto, che non vada a finire che poi in un pezzo si interra e poco più in là si lascia il disastro di sempre. Mi riferisco alla zona di Borgo Forte, ad esempio, che ha avuto 500 metri di barriere fonoassorbenti, perfino. Anche a Villabona bisogna discutere di cosa fare. Non voglio dire che bisogna far sparire tutta la tangenziale di Mestre, dico che un lavoro di super mitigazione ambientale va fatto. Ma il primo passo è il declassamento e la restituzione alla città della tangenziale. Poi l'interramento».

E sull'interramento l'amministratore delegato della Venezia-Padova, Lino Brentan, dice chiaramente che bisogna aspettare per fare i conti. «Capisco la volontà politica, importantissima, dell'assessore Chisso che vuole recuperare i quattrini per fare l'operazione sulla tangenziale. 

Ma poi bisogna fare i conti bene perchè il Passante va pagato ed è costato un bel po' di più di quanto doveva costare all'inizio. Per carità, con il Passante si possono incamerare circa 100 milioni di euro l'anno di pedaggio, ma un mutuo di circa un miliardo di euro al 5-6 per cento costerà circa 60 milioni l'anno. Poi ci metti il personale e la manutenzione, non credo che il Passante si paghi in meno di 30 anni. Certo, ci può essere il traffico che aumenta e soldi che entrano a palate, ma dico che è presto per fare i conti. Se ne riparla fra un annetto. 

Certo non sottovaluto la volontà politica, importantissima, poi si tratta di vedere come tradurla in soldi veri». Ma il Comune di Venezia, ricorda l'assessore Enrico Mingardi, continua a puntare anche sull'euro-vignette e cioè sulla possibilità di imporre un ticket ai mezzi pesanti che corrono in tangenziale. E, comunque, aggiunge Mingardi, in un modo o nell'altro faremo.

M. Dianese

 

Giovedì 16/10/2008

   Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 5 novembre pagina VIII.

 

Dal libro dei sogni al libretto degli assegni ... 

"E' giusto prevedere l'interramento della tangenziale di Mestre. E dirò di più: sono disposto a firmare subito un accordo di programma che preveda l'utilizzo di una quota dei quattrini che incassiamo dal Passante per interrare la tangenziale. Voglio cioè fare in modo che il sogno diventi realtà."

Così l'assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, a proposito del dibattito innescato dal Comune di Venezia sull'interramento della tangenziale. "Io un accordo con Mingardi lo firmo domani mattina, ma che sia chiaro che il tunnel non deve aprire la strada ai veicoli che provengono dalla Romea. Non vorrei che Mestre si togliesse un sasso da una scarpa e finisse per dover fare i conti con un macigno. La Romea Commerciale è chiaro che deve innestarsi sul Passante, altrimenti che senso ha aver costruito una strada lontana da Mestre, se poi riporto tutto il traffico a Mestre? Quel che ho svuotato non deve essere riempito di nuovo. 

E mi aspetto a breve la soluzione del problema della Romea Commerciale in ben altro modo".Il 10 dicembre infatti il Consiglio di stato dovrebbe mettere fine alla diatriba tra le due cordate che si fronteggiano per la costruzione della Romea Commerciale ovvero di una strada che corra in parallelo all'attuale Romea, da qui fino a Ravenna, come minimo - ma c'è anche l'ipotesi fino a Cesena e Orte. La Newco Nuova Romea (la cordata veneto-emiliana che comprende gestori autostradali, banche e società di progettazione) conta di vincere al Consiglio di stato contro il gruppo Gefip che fa capo a Vito Bonsignore. Se vincesse Bonsignore, invece, per Mestre sarebbe un disastro perchè questo progetto prevede l'innesto della Romea direttamente in tangenziale. 

La Newco Nuova Romea, capeggiata dalla società autostrade Mestre-Padova di Lino Brentan invece prevede un tunnel di 3 chilometri sotto tutta la zona abitata della Riviera. Vuol dire innestarsi prima di Poppi e andare a finire a Roncoduro, senza dare fastidio a nessuno in Riviera del Brenta. "E se ci dessero il via libera solo per il tratto veneto - aggiunge Lino Brentan - cioè senza la parte dell'Emilia Romagna dico anche che potremmo realizzare l'intervento a costo zero per le casse pubbliche. Faccio un calcolo a spanne e dico che una spesa di 700-800 milioni di euro si ammortizza con una concessione di trent'anni senza tanti problemi."Ed è chiaro che Renato Chisso ha in testa esattamente questo. 

E cioè la liberazione di Mestre dalla morsa del traffico e la trasformazione della tangenziale in una strada urbana. "L'idea di Mingardi è buona e sancirebbe definitivamente la fine dell'emergenza traffico a Mestre. Del resto - spiega Renato Chisso - abbiamo lavorato in questi anni proprio per questo. IL Passante è la risposta ai problemi di Mestre, anche se non solo a quelli perchè la tangenziale era un imbuto, una strozzatura che metteva in ginocchio l'intero Veneto. Con il Passante abbiamo risolto il problema e ci mancherebbe che andassimo a crearne un altro. 

E, dunque, proprio per evitare che a qualcuno venga in mente di utilizzare l'interramento della tangenziale per fare il tunnel che serve alla Romea, le opere di interramento devono andare di pari passo con la trasformazione della strada in una strada urbana. E su questo, lo ripeto, sono disposto a firmare subito una intesa. Da gennaio faremo un monitoraggio continuo del traffico sul Passante e del traffico sulla tangenziale. E una parte del pedaggio può essere tranquillamente destinato all'interramento della tangenziale."

M. Dianese

 

Sabato 25/10/2008

Per la petizione per il declassamento della Tangenziale a strada urbana abbiamo attivato anche la raccolta firme ONLINE!

Firma online!

Maggiori informazioni nella pagina delle Info "Urbanizziamo la Tangenziale"

 

Sabato 25/10/2008

  Da oggi potrete firmare la petizione per il declassamento della Tangenziale a strada urbana anche presso:

Tabaccheria Baradel         Via Trento 25 /A Mestre(VE) tel.041-983508

La Penna d'oro              Via Castellana 22/N 30170 Mestre tel. 041 980883

Natura Si                   Via Andrea Costa, 22 Mestre tel.  041 9762008

 

o portare i moduli firmati anche a:

 

Tabaccheria Baradel         Via Trento 25 /A Mestre(VE)

La Penna d'oro              Via Castellana 22/N 30170 Mestre tel.041 980883

Natura Si                   Via Andrea Costa, 22 Mestre tel. 041 9762008

AIED                        Via Torino, 3 tel.041 5329622 e 5317860

Palestra “ Nascere Meglio”  Via Torino, 3 cell. 3299781918

Associazione Amico Albero   Via Col Moschin, 20 Angolo Via Felisati Mestre

Controlla l'elenco completo di tutti i punti dopve puoi firmare o portare i moduli nella pagina  Info "Urbanizziamo la Tangenziale"

Domenica 19/10/2008

  Siamo contenti di annunciare che anche l'associazione Unione Italiana Sport Per Tutti si è unita ai punti dove poter firmare o portare i moduli relativi alla petizione per l'urbanizzazione della tangenziale di Mestre.

I concittadini di Marghera quindi, si potranno appoggiare alla sede di Venezia di via Rizzardi 48.

Ringraziamo anche quest'associazione per la disponibilità e la sensibilità.

 

Giovedì 16/10/2008

  Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  del 31 ottobre 2008 pagina 24 sezione: CRONACA

Interrare la tangenziale, sogno possibile Apertura di Chisso al progetto del Comune

«Se una volta aperto il Passante, verificheremo che ci sarà un 15% di furbi che usano la tangenziale potremo prevedere un aumento dei pedaggi.

Un aumento di tariffe equiparabile all’Eurovignette i cui proventi potrebbero servire a realizzare il sogno di interrare la tangenziale». Dopo settimane di polemiche l’assessore regionale Renato Chisso apre al confronto con il Comune di Venezia sul futuro della tangenziale di Mestre, a Passante aperto.

 L’occasione è il convegno sulla «Metropoli Passante» organizzato ieri dalla fondazione Gianni Pellicani. Una autentica ressa e decine di persone costrette a desistere, al centro S.Maria delle Grazie di via Poerio per la presentazione della ricerca sull’impatto del Passante nel territorio veneziano realizzata con Coses e Cgia. 

Uno dei momenti più seguiti è stata la relazione dell’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi che ha illustrato il progetto di interramento della tangenziale tra Miranese e Terraglio, tratto che il Comune di Venezia chiede venga declassificato a strada urbana. 

Un sogno che Mestre attende da trent’anni e che è realizzabile, viste le esperienze simili di Madrid e Amsterdam. Una volta aperto il Passante dal 2009, stima Mingardi, il calo del traffico in tangenziale sarà del 56% per i mezzi pesanti e del 38 per cento per le auto. Il traffico in tangenziale scenderà a a 46 mila veicoli al giorno. «La nostra ipotesi è di portare in trincea un tratto di tangenziale con una spesa oggi presunta di 150 milioni di euro. 

La società autostrade Venezia Padova ora ci dice che si può arrivare a 120 milioni. Bisogna trovare le risorse ma è una grande occasione: la trasformazione della tangenziale in strada urbana con una rivisitazione architettonica è in linea con la new city indicata dal sindaco Cacciari», spiega. La questione viene dibattuta nella tavola rotonda con il presidente della Provincia Davide Zoggia, il prosindaco Mognato e l’assessore regionale Renato Chisso. 

Prima di loro aveva parlato anche il commissario al Passante Silvano Vernizzi che ha assicurato che la situazione del traffico sarà monitorata nei primi mesi di apertura del Passante e si «potrà invernire con verifiche sul campo per correzioni e interventi che garantiscano al Passante di essere una valvola di sfogo per Mestre e il Veneto». Mognato sposa la proposta Mingardi e punta sull’opportunità del ridisegno urbanistico di una città divisa per trent’anni dalla tangenziale. 

Interessato è anche il presidente Davide Zoggia, che però si accontenterebbe anche di un boulevard urbano e ricorda che bisogna spingere con altrettanta forza sulla questione della Romea commerciale, il cui innesto non può essere a Mestre. Concetto ribadito polemicamente anche da Renato Chisso. «Partiamo dal fatto che 120 milioni di euro la Regione non li ha. Parlare di un traffico di 50 mila veicoli significa che la tangenziale non sarà una strada urbana - dice l’assessore di FI - si potrebbe parlare di simili flussi se sulla tangenziale si innestasse la Romea commerciale e questo non potrà mai essere. La Regione non sarà mai d’accordo. Spostiamo il traffico di attraversamento. Poi su tutto il resto, ragioniamo». 

Mitia Chiarin

 

Giovedì 16/10/2008

  Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  14 ottobre 2008  pagina 22

TANGENZIALE Dove firmare «Urbanizziamo la tangenziale - firma anche tu per il declassamento da autostrada a strada comunale urbana». E’ questo lo slogan dell’iniziativa dell’associazione Cocit che lancia una petizione diretta a Silvio Berlusconi. Si può firmare alla la farmacia Bellato di via Castellana 47; il gruppo Solidarietà di via Ciardi 37; Mognato Elettrocasa e Macelleria Pasqualato in via Castellana 22. Materiale sul sito www.cocit.org.

 

Giovedì 16/10/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 14 ottobre 2008 pagina VII.

Entra nel vivo l’iniziativa del Cocit per chiedere al Governo una strada urbana

«Tangenziale, scatta la raccolta firme»

È entrata nel vivo la campagna del Cocit per ottenere del Governo il declassamento della tangenziale a strada urbana, in concomitanza con l'apertura del Passante. Troppi ammalati, troppi disagi per chi ci vive vicino, tropo inquinamento, troppo rumore: per tutte queste ragioni, ma anche per il fatto che la tangenziale è un'autostrada in pieno centro città, il Coordinamento dei comitati cittadini contro l'inquinamento da tangenziale, ha avviato una raccolta di firme e, quando avranno raggiunto un numero sufficiente di adesioni, la invieranno al presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. In proposito venerdì sera, 17 ottobre alle 21, nella sede del centro civico Terraglio, in via Terraglio 47 (località Favorita) si terrà una riunione pubblica organizzata dal Cocit per discutere di come portare avanti la petizione. seguono le indicazioni su dove firmare (Vedi pagina del sito cocit aggiornata

 

Domenica 13/10/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 12 ottobre 2008 pagina III.

«Belle parole, ma i fatti latitano.»

 Anche l'altra sera al centro civico del Terraglio 150 cittadini hanno ascoltato le parole degli assessori e dei tecnici comunali chiamati dal Cocit e se ne sono andati con l'amaro in bocca. Le intenzioni migliori per risolvere i problemi legati al traffico della tangenziale e al congestionamento delle strade urbane, anche a causa della costruzione di nuovi edifici come all'Aev Terraglio, ci sono tutte, ma mancano i soldi. 

Il Coordinamento dei comitati cittadini contro l'inquinamento da tangenziale aveva chiamato l'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi, il prosindaco della terraferma, Michele Mognato, l'assessore alla Pianificazione strategica, Laura Fincato, il presidente della Municipalità di Mestre-Carpenedo, Massimo Venturini e tecnici dei Lavori Pubblici. 

Diego Saccon, il portavoce del Comitato, ha chiesto loro conto di varie opere pubbliche promesse o addirittura avviate e ancora non realizzate. I rappresentanti dell'associazione Terraglio&dintorni, del Comitato per la difesa del Terraglio, del ComiTer, del Comitato Cittadini Borgo Forte, e del Comitato cittadini Ca' Solaro, Prà Secco non sono stati molto soddisfatti delle risposte: per la maggior parte un po' vaghe, hanno messo in luce come stanziamenti che sembravano sicuri sei mesi fa (per i passaggi pedonali del Terraglio, per la pista ciclabile fino alla Favorita, per i marciapiedi di Ca' Solaro) adesso non ci sono più e c'è il problema di reperirli nel bilancio. 

Inoltre su 7 passaggi pedonali per il Terraglio, ad esempio, nè sono stati progettati solo 5; quanto alla pista ciclabile fino a via Gatta non hanno ancora pensato dove farla passare... Tra una spiegazione e l'altra gli interventi dei cittadini erano più o meno dello stesso tono: piuttosto arrabbiati e pure demoralizzati perché le risposte sono ogni volta simili. Oltretutto, tra il pubblico, c'erano molte persone che vivono a ridosso dell'Aev Terraglio e tutti denunciavano che il nuovo mostro di cemento ha sconvolto le loro esistenze.

 

 

 

Sabato 12/10/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 10 ottobre 2008 pagina VII.

 

«Il boschetto di Carpenedo rischia la morte»

 

Il boschetto di Carpenedo rischia la morte per il semplice motivo che più case si costruiscono attorno, meno acqua arriva alle piante. Lo dicono oltre una decina di associazioni cittadine e ambientaliste che hanno avviato una raccolta di firme contro la costruzione di 20 ville per Vip a fianco del boschetto: chiedono al Comune di intervenire immediatamente per bloccare l'operazione e, in caso contrario, annunciano un ricorso al Tar. Materiale legale per il ricorso, dicono, ce n'è. Tra l'altro tutto quel che ieri mattina hanno esposto, durante una conferenza stampa organizzata proprio in via Del Tinto, la strada (poco più che un viottolo) che separa il boschetto dagli 8 ettari oggetto della lottizzazione della società "Il Tinto srl.", è tratto anche dal Palav, lo strumento normativo della Regione Veneto che identifica le aree di interesse paesaggistico-ambientale e ne impone la tutela. I Verdi della Municipalità Mestre-Carpenedo si sono uniti al gruppo di associazioni che vanno dal Wwf Venezia alla Lipu, da Legambiente a Italia Nostra, da Vas Venezia al gruppo La Salsola, passando per gli amici della bicicletta, Valdemare, Amico Albero, Associazione Bosco di Mestre, Associazione naturalistica sandonatese, Associazione Territori&Paradossi, Airis e Cocit (i cittadini contro la tangenziale partecipano perché quegli 8 ettari, in base agli accordi con le istituzioni e le Autostrade locali, sono area verde contro l'inquinamento della tangenziale): «Questa è un'area Sic (di interesse comunitario) perciò stiamo valutando di fare anche una segnalazione alla Comunità europea - ha detto Federico Camporese dei Verdi della Municipalità, e ha aggiunto un appello alla Sovrintendenza ai beni ambientali perché «prenda in considerazione la possibilità di porre dei vincoli sull'area in questione. Infine ci appelliamo al senso civico dei professionisti che stanno intraprendendo questa iniziativa affinché riflettano attentamente se sia opportuno apparire alla città come coloro che antepongono i loro interessi particolari alla sopravvivenza di un'oasi botanica di autentica rarità».

Non è, insomma, una questione, come dicono i privati della società "Il Tinto", di fare un progetto di qualità, o di dire che il Comune non ha una gran cura dell'area verde attorno al boschetto, compresa via del Tinto dove ogni tanto si forma una discarica a cielo aperto (grazie all'inciviltà di qualche "cittadino"); per le associazioni possono anche far progettare 20 ville ai migliori architetti del mondo, ma il problema rimarrebbe tale e quale: citando il Palav, bisogna lasciare un'area di rispetto attorno al boschetto, altrimenti soffoca.

«Abbiamo combattuto per non far costruire proprio qui dietro il nuovo ospedale, la cui facciata avrebbe fatto da gigantesco specchio per i raggi solari che sarebbero stati convogliati sulle piante rischiando di bruciarle - ha detto Pino Sartori della Salsola -. Ora combatteremo contro le ville».

Il problema, ha spiegato poi un attivista della Lipu, è che «anche se gli alberi del boschetto sono stati abbattuti durante la Seconda Guerra Mondiale, e poi sono ricresciuti grazie ai polloni spontanei, si tratta comunque di uno dei pochi esempi sopravvissuti nel Veneto di foresta planiziale a Querco-Carpineto che si estendeva su tutta la pianura padana. Inoltre non è solo una testimonianza storica, ma una sorta di "incubatore" per sviluppare il grande bosco di Mestre che la città sta realizzando».

Le associazioni non si spiegano come mai la Regione da un lato finanzia il mantenimento e la protezione del Boschetto, con fondi europei, e dall'altro permette un'operazione edilizia del genere. Non si spiegano, d'altro canto, nemmeno il fatto che il Comune abbia potuto perdere sia al Tar sia al Consiglio di Stato, e chiedono che le responsabilità abbiano nomi e cognomi.

Quanto al ricorso minacciato, infine, si dovrebbe basare sulla mancata pubblicazione dell'osservazione che poi è stata inserita nella Variante per la terraferma pubblicata dalla Regione il 21 agosto scorso: «I cittadini non hanno potuto vederla, nè fare le controdeduzioni, come invece prevede la legge. Questo dovrebbe rendere nulli tutti gli atti conseguenti, sia comunali sia regionali».

Elisio Trevisan

 

Martedì 09/10/2008

   Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre  09 ottobre 2008  pagina 21

 

«La tangenziale passi al Comune Chisso appoggi la richiesta»

«Ben venga la commissione voluta dalla Regione Veneto ma auspico che l’assessore regionale Chisso sostenga anche la nostra richiesta di avere la competenza sul tratto urbano della tangenziale di Mestre». 

L’assessore comunale alla Mobilità Enrico Mingardi replica così all’annuncio dato l’altro ieri dalla giunta regionale del Veneto dell’istituzione di una commissione di controllo di enti locali ed società autostradali che analizzerà gli effetti del traffico sulla tangenziale di Mestre, dopo l’apertura da fine anno del Passante e valuterà eventuali provvedimenti in particolare sui mezzi pesanti per ridurre l’impatto sul traffico della città.  «Attualmente la tangenziale - aveva detto l’altro ieri Renato Chisso, assessore alle politiche della mobilità del Veneto - incide pesantemente sul tessuto urbano di Mestre e ha anche pesanti ricadute ambientali, con problemi di inquinamento acustico ed atmosferico».  

Quella della commissione regionale è una evidente risposta alle recenti polemiche con il Comune di Venezia che hanno visto il sindaco Cacciari e l’assessore Mingardi segnalare la preoccupazione per la reale capacità del Passante di decongestionare dal traffico la tangenziale, che la giunta veneziana chiede diventi una strada urbana, con un sistema di ticket penalizzante per il traffico di attraversamento ispirato dai provvedimenti europei della Eurovignette. 

Mingardi ieri ha commentato l’iniziativa regionale rilanciando la richiesta dell’amministrazione comunale: «Ci va bene la commissione ma confermiamo anche che i nostri timori erano conseguenza dei dati delle nostre simulazioni sul traffico in tangenziale dopo l’apertura del Passante, questione che a mio avviso è stata finora sottovalutata. Non intendiamo certo proporti come soggetti gestori, ruolo che possiamo lasciare tranquillamente alla Cav oppure alla società autostrade Venezia-Padova che finora ha lavorato bene. Noi chiediamo che ci sia il declassamento del tratto urbano della tangenziale che incide straordinariamente sulla qualità della vita dei nostri concittadini. 

La città - conclude Mingardi - non capirebbe che con il Passante aperto, la tangenziale rimanesse non tornasse ai cittadini».  Della commissione faranno parte rappresentanti di Regione, Provincia e Comune di Venezia, della società Autostrade Venezia-Padova e della società Concessioni autostradali Venete. Nel nuovo organismo siederà anche l’attuale commissario per il Passante Silvano Vernizzi, segretario del settore Infrastrutture della Regione. 

Nei giorni scorsi anche l’associazione Cocit ha deciso di mobilitarsi a favore del declassamento della tangenziale, con il passaggio del controllo dell’arteria autostradale da Anas al Comune di Venezia, lanciando l’idea di una raccolta firme della cittadinanza a sostegno della richiesta. 

Mitia Chiarin

 

Martedì 09/10/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 8 ottobre pagina II e III.

 

La Tangenziale? Sarà una sorvegliata speciale

Con l'apertura del Passante entrerà infatti in funzione una speciale Commissione in grado di prendere immediate decisioni di salvaguardia della Tangenziale di Mestre.

I camion corrono troppo? Si abbasseranno i limiti di velocità e ci sarà il divieto di sorpasso. Arrivano troppi Tir che preferiscono continuare ad usare la Tangenziale al posto del Passante? Allora si aumenta il pedaggio per chi esce al casello in direzione Mestre. Oppure si applica un ticket esclusivamente per i mezzi pesanti.

Insomma, con l'istituzione di questa Commissione speciale, l'assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso , vuole evitare che la Tangenziale continui ad essere una arteria in pieno centro città sulla quale corrono ogni giorno 170 mila veicoli.

 "Perchè voglio questa Commissione? Perchè abbiamo lavorato per costruire il Passante con l'obiettivo di liberare la città dalla morsa del traffico. Adesso che il Passante è pronto dobbiamo controllare quel che succede in Tangenziale ed essere pronti ad intervenire. Dunque, ho proposto in Giunta regionale la creazione di una Commissione che comprenda Regione, Provincia e Comune di Venezia, la società Autostrade Venezia-Padova e la società Concessioni Autostradali Venete Cav. Dunque tutti i soggetti interessati e a questo punto autorizzati ad intervenire". 

Renato Chisso non esclude nessun intervento pur di "liberare" la Tangenziale di Mestre dalla morsa del traffico e soprattutto dei mezzi pesanti. La Commissione avrà proprio il compito di far sì che il Passante sia efficace. "L'emergenza traffico spiega Renato Chisso sta alla base della stessa nomina del Commissario Straordinario per il Passante, infrastruttura i cui obiettivi sono: la creazione di una viabilità autostradale alternativa alla Tangenziale di Mestre, oggi a rischio quotidiano di collasso, dando continuità ai due tronconi dell'A4 che oggi terminano alle barriere di Villabona e Roncade; la separazione dei flussi di traffico di attraversamento da quelli che si riferiscono al sistema urbano di Mestre; il riordino del sistema della viabilità ordinaria in funzione della nuova arteria. Voglio ricordare che attualmente la Tangenziale incide pesantemente sul tessuto urbano di Mestre ed ha anche pesanti ricadute ambientali, con problemi di inquinamento acustico ed atmosferico, per i quali abbiamo previsto comunque interventi di mitigazione. 

Con la nomina della Commissione di monitoraggio vogliamo fugare ogni preoccupazione circa la possibilità che il Passante non assorba tutto il traffico di transito, controllando quello che accadrà dopo la sua apertura, pronti a mettere in atto una serie di soluzioni finalizzate a disincentivare l'eventuale uso improprio della Tangenziale come semplice via di attraversamento". L'idea di Chisso viene incontro alla preoccupazione, avanzata dal sindaco Cacciari, che la Tangenziale continui ad essere preferita al passante perchè più corta di qualche chilometro. Con l'aumento dei prezzi del gasolio, anche qualche chilometro in meno - se il pedaggio è uguale - può essere conveniente per i camionisti. Ecco perchè l'assessore regionale alle Infrastrutture, Chisso, vuole che ci sia una Commissione speciale a vigilare sul corretto uso della Tangenziale di Mestre.

M. Dianese

 

Lunedì 06 ottobre 2008

 

In occasione del decimo trofeo Nuti di "vela al terzo", tenutosi domenica 5 ottobre nelle acque della laguna di Venezia, la nostra associazione è stata premiata dal circolo velico Casanova per il suo coinvolgimento in tema di mobilità sostenibile in laguna. 

Vorremo pubblicamente ringraziare per il gradito riconoscimento e garantire che la nostra associazione continuerà nel suo impegno per migliorare la qualità di vita del nostro territorio, impegnandosi a denunciare e combattere qualsiasi fonte di degrado della stessa, sia esso causato dall'inquinamento dei mezzi su ruota che da parte quelli acquei.

 

 

Lunedì  27 settembre 2008

Dalle parole ai fatti! Iniziamo oggi la campagna di raccolta firme per presentare al governo la richiesta di declassamento della Tangenziale di Mestre a strada Urbana,  Leggi il nostro speciale e impegnati attivamente con noi in questo! 

Abbiamo bisogno anche del tuo aiuto, contattaci in email o telefonando allo 346.63.46.726!  

 

Lunedì 16/09/2008

  Tratto da La Nuova di Venezia e Mestre del 14 settembre 2008 pagina 20.

 

«Decolla la petizione popolare: La tangenziale passi al Comune»

Una petizione da inviare al presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, per chiedere il declassamento della tangenziale di Mestre a strada urbana. L’iniziativa è del consiglio direttivo dell’associazione Cocit, il coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale. La proposta viene lanciata dopo che la stessa amministrazione comunale, con l’assessore alla Mobilità Enrico Mingardi e il sindaco Massimo Cacciari, ha chiesto il passaggio della tangenziale sotto la responsabilità comunale, una volta che sarà aperto il Passante. «L’obiettivo di trasferire la tangenziale al Comune - spiega il Cocit - intende compensare un costo altissimo pagato negli ultimi 15 anni da tutti noi, sopportando il transito del traffico di mezza Europa in mezzo a Mestre. La tangenziale poi deve andare alla città per la viabilità urbana, rimediando all’errore storico di aver costruito una autostrada in mezzo ad un centro urbano». Infine «progettare una trasformazione dell’infrastruttura e del territorio circostante per ricucire la città e farla crescere in qualità». Il Comune, attraverso il Pum, ha già formulato una proposta. Interrare la tangenziale, abbattendo la vecchia struttura sopraelevata. 

Un intervento da 150 milioni di euro, sostenuto anche da uno dei «guru» della Mobilità, come Pietro Gelmini che ha curato il piano della Mobilità del Comune. Il Cocit su questo ha deciso di coinvolgere tutte le associazioni e le forze politiche della città. «Ci aspettiamo l’appoggio delle istituzioni locali: la Regione, la Provincia e ovviamente il Comune e le Municipalità. Dal Comune ci aspettiamo una fattiva collaborazione per gli aspetti organizzativi della raccolta delle adesioni dei cittadini che dovranno essere migliaia». Nella petizione a Berlusconi si spiega che «ora con l’apertura del Passante è possibile ritornare ai cittadini la potestà su questa strada che taglia in due la città - secante anziché tangenziale - passando a pochi metri da abitazioni, scuole, edifici storici, un ospedale». 

Mitia Chiarin

 

Lunedì 16/09/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 14 settembre 2008 pagina VI.

 

«Il Cocit punta in alto»

Il Cocit punta in alto e indirizza la petizione direttamente al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Del resto solo lui può prendere la decisione vera sul declassamento, da autostrada a strada urbana, della Tangenziale di Mestre. Ieri abbiamo anticipato sul Gazzettino il succo della petizione e oggi il Cocit - il ccordinamento dei Comitati cittadini contro il traffico e la tangenziale - ne precisa i contorni.

"La nostra città ha subito in questi anni gravi danni a causa della presenza della Tangenziale di Mestre e dello stato di congestione del traffico che su di essa si è determinato. Danni ambientali, esistenziali e sanitari dovuti all'inquinamento, al rumore, alla paralisi di tutto il traffico urbano " - scrive il Cocit ricordando a Berlusconi che "Lei stesso ha emanato un decreto nel 2003 con il quale dichiarava lo stato di emergenza in relazione alla grave situazione emergenziale a causa della congestione del traffico automobilistico e dei mezzi pesanti circolanti sulla tangenziale di Mestre, con conseguente superamento delle soglie di attenzione dei parametri identificativi dell'inquinamento atmosferico stabiliti dalla normativa vigente. Sulla base di quel decreto è stato nominato il commissario straordinario per la realizzazione del Passante di Mestre. "In questi anni abbiamo atteso sotto le macerie di un'emergenza che pareva interminabile. Ora, con l'apertura del Passante, è possibile ritornare ai cittadini la potestà su questa strada che taglia in due la città, passando a pochi metri da abitazioni, scuole, edifici storici, un ospedale." Il Cocit chiede a Berlusconi che la proprietà dell'infrastruttura venga trasferita da un ente nazionale, quale l'Anas, al Comune di Venezia e chiama a raccolta tutte le associazioni, di natura sociale, culturale ed economica, ma anche tutte le forze politiche, "senza contrapposizioni o giochi di opportunità politica. Ci aspettiamo l'appoggio delle istituzioni locali: la Regione , la Provincia e ovviamente il Comune e le Municipalità."

 

Lunedì 15/09/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 13 settembre 2008 pagina V.

 

IL COCIT APPOGGIA L’INTERVENTO DEL SINDACO

«La Tangenziale diventi strada urbana»

Parte una raccolta di firme perché l’arteria sia declassata e venga affidata al Comune

Prima era solo un'idea, adesso è una vera e propria sottoscrizione. La lancerà il Cocit - il coordinamento dei comitati dei cittadini che si battono contro il traffico e la Tangenziale - per chiedere che la Tangenziale diventi una strada comunale. L'idea è stata approvata all'unanimità l'altra sera nella riunione del Cocit . Adesso si tratterà di organizzarsi e di vedere come fare, ma intanto la proposta delle proposte è pronta. E il Cocit ha trovato il momento giusto per muoversi - e per chiedere aiuto a Comune, Provincia e Regione - perché l'inaugurazione del Passante - dicembre di quest'anno - coinciderà con la declassificazione della Tangenziale. 

Vuol dire che la Tangenziale non sarà più autostrada - sostituita dal Passante - e potrebbe diventare una strada urbana - in carico al Comune. Ma siccome non è affatto certo che vada a finire così - l'Anas difficilmente mollerà l'osso - il Cocit prova a metterci una pezza e cioè a presentare una valanga di firme dei mestrini che vogliono che la Tangenziale diventi una strada urbana. Perché se la Tangenziale fosse di proprietà dell'ente locale - il Comune - allora i cittadini avrebbero un controllo diretto di quel che succede in strada. Vuol dire, per capirci, che il Comune potrebbe imporre limiti di velocità talmente bassi da scoraggiare il traffico di attraversamento. Ma vorrebbe dire anche che si potrebbe vietare il passaggio dei Tir. Chiaro che il Cocit è molto interessato a questa soluzione perché si batte da sempre proprio per limitare gli effetti nocivi della Tangenziale. E se Mestre ha portato a casa le barriere fonoassorbenti lungo la Tangenziale questo è anche in parte merito del Cocit , che non ha mai mollato la presa. Dunque, ecco l'idea di fare una petizione perchè, dopo l'apertura del Passante, la Tangenziale declassata sia data in gestione - e in proprietà - al Comune di Venezia.

L'idea era già stata avanzata qualche tempo dall'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi, il quale punta tra l'altro ad interrare i tratti di Tangenziale più densamente "abitati" e ripresa dal sindaco Cacciari. Il Cocit ha preso la palla al balzo decidendo di trasformare in petizione la richiesta che la strada sia comunale.

Il rischio, in caso contrario, è che la Tangenziale, sgravata dal traffico che utilizzerà il Passante, si riempia di nuovo traffico, magari proveniente dalla Romea.

 

Martedì 04/08/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 2 agosto2008 pagina II.

 

Il sindaco Cacciari chiama a raccolta la città: «Dobbiamo batterci perché la tangenziale diventi una strada comunale» 

Ecco il piano per ridurre traffico e smog

 "La città si deve rendere conto del carattere decisivo di queste due partite, la tangenziale e piazzale Roma. In gioco c'è il nostro futuro". Così il sindaco di Venezia Massimo Cacciari , deciso a battersi perchè la tangenziale, una volta aperto il Passante, diventi una strada comunale e perchè piazzale Roma sia off limits per i turisti. Ieri in Municipio è stato presentato nelle sue linee essenziali dall'assessore alla Mobilità Enrico Mingardi il Piano urbano della mobilità, un piano che con 1 miliardo di euro si ripromette da qui al 2017 di risolvere tutti i problemi del traffico a Mestre e del turismo a Venezia. Cacciari chiama a raccolta le forze vive della città perchè si battano assieme al Comune per trasformare la tangenziale in una strada urbana.

Dianese a pagina II

prosegue dalla prima pagina

Grazie al Nuovo ospedale, alla trasformazione di Porto Marghera e alla crescita esponenziale del turismo, tutti elementi che portano alla creazione di nuovi posti di lavoro e quindi di nuova residenza, è giusto prepararsi ad una richiesta maggiore di mobilità in quantità e in qualità - ed è per questo che è stato messo a punto il Pum Piano urbano della mobilità.

Per la prima volta con il Pum i problemi vengono affrontati a partire dall'analisi della situazione attuale quanti abitanti, quante automobili, quanto inquinamento per prefigurare soluzioni che siano in grado di comprendere anche i possibili sviluppi futuri. Vuol dire in sostanza che, se si progetta una linea di trasporto pubblico sul quartiere Pertini, ad esempio, si terrà conto che il quartiere sta per raddoppiare nella sostanza i suoi abitanti con i nuovi insediamenti previsti dall'Immobiliare Veneziana. Vuol dire progettare le strade, il trasporto pubblico, le piste ciclabili, in base ai nuovi insediamenti. La rivoluzione del Pum è esattamente questo e cioè mettere insieme tutti i dati di conoscenza per permettere a tutti di ragionare sul da farsi e per arrivare ad offrire soluzioni che siano condivise e pensate sulle esigenze attuali e future della città.

Il Pum ha preso dunque in considerazione i dati demografici gli abitanti attuali e quelli previsti i dati del traffico rilevazione dei flussi fatta in strada con il conteggio degli autoveicoli i dati dell'inquinamento si sa che Mestre è superinquinata e che i nostri figli hanno un tasso di malattie respiratorie molto più elevato della media.

Tutti questi numeri, analizzati con grande attenzione, hanno dato vita ad uno scenario che contiene le possibili soluzioni.

Di questo inizieremo a discutere a partire da oggi.

E voglio che sia chiaro che il Pum è uno strumento straordinario che però deve essere sottoposto al controllo della città. Da qui in avanti inizierò una serie di incontri con i cittadini, le Municipalità, le categorie, per analizzare nel dettaglio le soluzioni proposte. La città per vivere e crescere ha bisogno del Piano urbano della mobilità, ha bisogno cioè di potersi muovere senza perdere tempo e senza aumentare anzi, diminuendo - l'inquinamento.

La qualità della vita si misura anche su questi parametri.

E se per Mestre non ho alcun dubbio che sia la tangenziale il problema vero sul quale bisogna concentrarsi l'interramento della tangenziale non è un sogno, è un indennizzo che spetta di diritto alla città per Venezia il problema è il turismo.

La proposta che andremo a verificare con la città è quella di fermare i turisti ai Pili, cioè all'inizio del ponte. Questo ci consentirebbe di liberare finalmente piazzale Roma, ma ci consentirebbe anche di togliere l'assedio al centro storico piazzando una sorta di ponte levatoio a Mestre. Chi prenota passa sul ponte della Libertà, chi non ha prenotato passa lo stesso, ma deve sapere che gli costa molto di più. Il Comune per bocca del sindaco Cacciari ha detto chiaro e tondo che punta a governare i flussi turistici, il Pum è lo strumento giusto.*Assessore comunale alla Mobilità

 

Lunedì 31/07/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 30 luglio 2008 pagina III.

 

IL COCIT APPOGGIA L’INTERVENTO DEL SINDACO

«Tangenziale, serve un accordo di programma»

 I cittadini del Cocit (non c'era dubbio) appoggiano in pieno la battaglia del sindaco Massimo Cacciari per trasformare la tangenziale in strada urbana, una volta che nel 2009 sarà stato inaugurato il nuovo Passante autostradale. 

Cacciari nei giorni sorsi ha chiesto un incontro urgente al ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli e ai vertici dell'Anas, perché non ha ancora ottenuto risposte soddisfacenti: il sindaco chiede la liberalizzazione della tangenziale , l'affidamento al Comune (com'è già avvenuto per altre strade, via Orlanda ad esempio), l'uso delle risorse derivanti dal Passante per miglioramenti viabilistici e ambientali a Mestre e non altrove, e infine un ticket (eurovignette) applicabile nei nodi stradali particolarmente congestionati. 

La tangenziale di Mestre, quando sarà inaugurato il nuovo Passante, "perderà" circa il 35% del traffico attuale, ma quello che rimarrà sarà comun queintenso e quindi "eurovignette" è e sarà comunque applicabile.

«Oltretutto dobbiamo considerare che il traffico aumenterà in modo esponenziale perché porto e aeroporto hanno programmi di grande sviluppo - commenta Diego Saccon, portavoce del Coordinamento dei comitati contro l'inquinamento da tangenziale (Cocit, appunto) -. Nessuno, però, si è preso la briga di stimare quanti mezzi sputerà fuori ogni giorno questo nuovo sviluppo e come raggiungeranno il sistema autostradale: forse con la tangenziale ?».

È per questo che il Cocit concorda con il Comune che la tangenziale debba diventare strada urbana a tutti gli effetti, parte integrante dell'anello viario che circonda Mestre: «Per noi non c'è recupero della città, senza la rottamazione della tangenziale, eliminando i sovrappassi, e realizzando una strada a raso o addirittura interrata da Villabona alla Bazzera. Altrimenti come si può, ad esempio, immaginare di realizzare la nuova porta di Mestre in via Olimpia, se a 100 metri dalla stazione Sfmr ci sarà ancora la tangenziale ?».

Il Cocit propone di realizzare un accordo di programma con le istituzioni pubbliche, Stato, Regione e con i privati interessati: «Ogni chilometro lineare di tangenziale occupa più di 20 mila metri quadrati, si potrebbe ricostruire una parte di città nuova, come si fa con il vecchio ospedale, senza toccare un centimetro di verde - conclude Saccon -. Esempi ce ne sono in vari paesi europei, basta andarsi a fare un giro ad Amsterdam, tanto per citarne uno solo, dove le vecchie strade di attraversamento sono di ventate parti integranti della città e ne hanno ricongiunto quartieri un tempo separati».

Elisio Trevisan

 

Lunedì 28/07/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 27 luglio 2008 pagina VII.

 

 

Il sindaco Cacciari torna alla carica per la tangenziale.

Il sindaco Cacciari torna alla carica per la tangenziale. E chiede al governo che l'asse più trafficato d'Italia, una volta che dal 2009 sarà finalmente sgravato (almeno in buona parte) dal traffico che avvelena Mestre ogni giorno, torni ad essere una strada ad uso prevalentemente urbano. Dunque declassata e soprattutto di competenza del Comune, che in questo modo potrà realizzare il progetto di cui si è iniziato a parlare da qualche tempo, cioè interrarla nei tratti urbani per renderla decisamente più compatibile dal punto di vista ambientale. Ricavando i soldi necessari (tanti) all'opera grazie all'eurovignette, cioè il ticket applicabile nei nodi stradali particolarmente congestionati. Per questo già lo scorso anno il sindaco aveva scritto al precedente ministro delle Infrastrutture, Di Pietro, al presidente Galan e all'Anas per chiedere chiarimenti sul futuro assetto della tangenziale. E lo stesso ha fatto qualche mese fa, con un'analoga missiva inviata a Regione, Anas e al presidente del Cav, la società mista Regione-Anas destinata ad avere la concessione per gestire dal 2009 il Passante (e molto probabilmente anche la Tangenziale).

Insoddisfatto delle risposte ricevute (o meglio non ricevute), il sindaco adesso ha deciso di scrivere ai vertici dell' Anas ed al nuovo ministro delle Infrastrutture, Matteoli, per chiedergli un incontro (che potrebbe avvenire a breve) e spiegargli che il Comune vuole mettere la mani sulla tangenziale, visto che sono stati i mestrini in questi anni a subire i danni maggiori sotto il profilo dell'inquinamento. E adesso, con l'arrivo della nuova infrastruttura tra Dolo e Quarto d'Altino che verrà inaugurata a fine anno, è arrivato il momento di sistemare le cose.

«Stiamo cercando di avviare un percorso con l'Anas e dunque con il governo perchè la tangenziale sia declassata - spiega l'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi - così come in passato è avvenuto per via Orlanda, nel tratto tra Favaro e Campalto. Rivendichiamo il fatto che debba essere il Comune di Venezia, una volta che il Passante andrà a regime, a decidere cosa fare di questo asse viario. Ci candidiamo anche noi alla gestione quando, nel 2009, scadrà la concessione all'Autostrada Venezia-Padova e l'Anas dovrà riassegnarla. Perchè è arrivato il momento di trovare una soluzione che vada a beneficio di Mestre: dal punto di vista dell'ordine urbanistico qui tra pochi anni cambierà tutto e la tangenziale vorremmo diventasse così come la immaginiamo noi, cioè interrata e ad uso dei cittadini, non più intasata dal traffico internazionale di attraversamento, ma parte dell'anello che consente di circumnavigare Mestre. A noi preme una cosa, che le risorse finanziarie derivanti dal traffico vengano investite qui, realizzando quello che è il vero federalismo fiscale, cioè opere a beneficio del territorio locale, in questo caso Mestre. Invece abbiamo la sensazione che la Regione, con i ricavi del Passante, sceglierà di beneficiare altri territori, mentre noi diciamo che quei soldi devono rimanere qui. Non è ammissibile che chi ha subito per anni i danni ambientali del traffico resti tagliato fuori. L'idea della tangenziale interrata, ecocompatibile, sta ricevendo molti consensi, dal mondo industriale, economico, istituzionale: diventerà una priorità di questa amministrazione. Non vogliamo più tirare la giacca a nessuno per ottenere risorse per infrastrutture necessarie».

E a chi, come gli industriali, pur approvando l'idea della tangenziale "sotterrata", teme che per pensare a quella vengano trascurate le opere complementari al Passante, Mingardi replica che non c'è motivo di preoccuparsi: «Le opere complementari sono state già finanziate dal Cipe: qui parliamo dei ricavi futuri, dei soldi che arriveranno: ripeto, è l'applicazione più logica e naturale del federalismo. A settembre organizzeremo i primi incontri con le categorie economiche e apriremo il dibattito con la città, chiarendo già le idee sulle parti di tangenziale da interrare: il progetto prenderà forma presto e vogliamo coinvolgere tutti alla sua realizzazione».

Marco Bampa

 

Mercoledì 23/07/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 22 luglio 2008 pagina X.

 

 

Confindustria: «Viabilità da potenziare»

«Prima di riconsiderare la tangenziale di Mestre, si pensi a sistemare la viabilità provinciale e la mobilità all'interno dei comprensori, soprattutto i più coinvolti dal Passante. Ad oggi, infatti, non si hanno ancora progetti e tempistiche di realizzazione del casello di Cappella di Scorzè e della nuova viabilità complementare nei centri nevralgici, si pensi a Scorzè prima di Noale-Salzano».

Puntuale e diretto il commento di Massimo Codato, vicepresidente di Confindustria Venezia. «Se vogliamo proprio parlare di tangenziale, allora condivido la bontà del progetto dell'assessore Mingardi sotto il profilo paesaggistico e ambientale e l'opportunità di utilizzare l'euro-vignette quale strumento di fiscalità decentrata per pianificare investimenti sul territorio - prosegue Codato - Poiché tale leva non permetterebbe di coprire le spese per l'interramento di ampi tratti di tangenziale, resta il timore che le risorse utili a sistemare la viabilità complementare al Passante vengano dirottate dal territorio verso opere della città di Venezia senza che vi sia il minimo beneficio in termini di capacità di spostamento».

Della stessa idea Maurizio Civiero, referente comprensoriale per il Miranese di Confindustria Venezia: «Non si capisce perché si debba parlare oggi di programmare il restyling della tangenziale quando aziende del territorio rischiano il collasso a causa della mancata realizzazione di arterie principali. Si pensi alla variante alla Strada 515 "Noalese". Sentiamo parlare di sogni, ma per le nostre aziende sono incubi ormai cronici. Alle aziende sono stati imposti sacrifici e vincoli alla circuitazione da e verso le zone industriali nella provincia, aggravati dall'assenza di varianti e di strade di collegamento. È giunta l'ora di realizzare le infrastrutture di cui necessita da anni il territorio».

 

Giovedì 03/07/2008

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 02 luglio 2008 pagina V.

 

Toffanin (Cocit e via Fradeletto) sollecita la convocazione di una conferenza pubblica con i soggetti interessati per definire i contenuti del piano

Comitati antitraffico favorevoli: «Non perdiamo tempo»

(m.b.) Piace anche ai comitati contro il traffico l'idea del Comune di interrare la tangenziale. E anzi, si chiede un'accelerazione del progetto, perché si passi il più rapidamente possibile dalle parole ai fatti. Anche perchél'idea di "rottamare" in qualche modo la tangenziale (intendendo per rottamazione un uso diverso e più legato alla città del tratto super congestionato da auto e soprattutto da camion) era stata avanzata e promossa tempo fa proprio dai comitati locali.

«L'idea è eccellente - dice Fabio Toffanin, consigliere comunale, che fa parte sia del Cocit (Comitato contro l'inquinamento da tangenziale), che del Comitato di via Fradeletto - perché in questo modo viene ricucito un tratto urbano da est a ovest di Mestre, sanando finalmente un'antica ferita cittadina. Se davvero si realizzasse l'interramento della tangenziale dopo l'avvio del Passante, avremmo finalmente un grande anello perimetrale che permetterebbe la circumnavigazione della città: del resto era un'idea già espressa da Winkler nel vecchio piano della mobilità, ora ripresa e sposata anche da Gelmini. In questo modo il traffico scorrerebbe esternamente, tra la tangenziale, Marghera e via Martiri della Libertà, mentre tutta quella vasta area del centro urbano di Mestre sarebbe finalmente preservata dal traffico di attraversamento, un parassitismo veicolare di cui facciamo le spese continuamente sotto forma di code e inquinamento. Perciò diamo tutto il nostro supporto e ci offriamo di collaborare con il Comune perchè si proceda il più velocemente possibile».

E su questo punto, visto che di anni se ne sono sprecati anche troppi, da parte dei comitati contro il traffico arriva un invito specifico all'assessore Mingardi: convocare in tempi brevi («a fine estate, sappiamo che ci sono le ferie di mezzo») una grande conferenza pubblica con tutte le parti interessate (enti locali, associazioni, etc.), per parlare del progetto e cominciare a mettere nero su bianco su quello che sarà il futuro della tangenziale, restituita finalmente alla città: «È giusto - dice Toffanin che arrivi questa forma di risarcimento nei confronti di una città che per 40 anni ha subìto scelte sbagliate: questa di interrare la tangenziale, così come il progetto del vallone Moranzani o il parco di San Giuliano, nato dove prima c'erano i rifiuti, sono il segno che Mestre può tornare a essere una grande città, dove un tempo si è inquinato ma dove ora si comincia a risanare nell'interesse dell'ambiente e dei cittadini. Un bell'insegnamento per le future generazioni: anche con la tangenziale si può rimediare agli errori del passato».

 

Martedì 01/07/2008

Che dire questo mese di luglio, nonostante il caldo afoso, si apre con delle interessanti novità. 

Il CoCIT non può che plaudire all'idea dell'Assessore Mingardi e condividere i suoi progetti ma sopratutto i suoi sogni. 

Tuttavia visto che siamo abituati da sempre ad essere di sprone alle pubbliche amministrazioni, ci permettiamo di alzare la posta e continuare a sognare e sperare che nel futuro progetto sia tenuto in debita attenzione anche il diritto alla salute di quei trentamila cittadini minacciati dall'estrema vicinanza ai veleni che oggi e domani la Tangenziale di Mestre continuerà a diffondere. 

  Tratto da IL GAZZETTINO di Venezia del 01 luglio 2008 pagina V.

 

Ecco il progetto segreto dell’assessore comunale alla Mobilità Enrico Mingardi per eliminare la "barriera"

«Facciamo sparire la Tangenziale»

L’idea è di interrarla e trasformarla in una strada al servizio della terraferma

Non è un sogno. Non è nemmeno solo un'idea. E' un progetto, contenuto nel Piano urbano della mobilità, che la Giunta si appresta a varare. Il progetto però stavolta coincide con il sogno, che è quello di far sparire la Tangenziale di Mestre. 

L'eliminazione non è fisica, ma solo visiva, però basta e avanza perché significa ricucire, con una operazione di chirurgia estetica, la grande ferita che ha tagliato in due la città. Ora, del traffico si occuperà il Passante di Mestre, che è nato proprio per disintasare la Tangenziale e porterà via almeno 50 mila veicoli al giorno, ma il Comune si deve occupare di trasformare la ferita in una opportunità. 

Perché il Passante diventa la Tangenziale di Mestre e la Tangenziale può diventare finalmente una strada per la città. Questo pensa l'assessore alla Mobilità, Enrico Mingardi, deciso ad utilizzare gli studi dell'ingegner Pietro Gelmini per dimostrare che è possibile interrare la Tangenziale. I soldi? Ci sono. Saltano fuori dall'Euro-Vignette ovvero dal ticket che, secondo l'Unione europea, si può applicare alle strade più inquinate d'Italia.

Dianese a pagina V


«Abbiamo i soldi per interrare la Tangenziale»

L’assessore Enrico Mingardi vuole utilizzare i quattrini dell’Euro-vignette per "far sparire" la strada

«Non riesco a pensare alla Mestre del futuro finché c'è la tangenziale che spacca la città in due. E' arrivato il momento di progettare la sutura di questa grande ferita. 

Non dico che lo facciamo domani mattina, dico che bisogna andare oltre l'idea ed iniziare a progettare. E siccome non vedo alternativa alla tangenziale non ci resta che farla sparire alla vista e cioè interrarla. I costi? Esorbitanti, ma non ci penso. L'importante è che ci siano. So che saranno soldi ben spesi perchè consentiranno a Mestre di fare il grande salto».

Così l'assessore alla Mobilità Enrico Mingardi, deciso ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione - a cominciare dall'Euro-vignette, che è una sorta di ticket per l'ambiente - per finanziare il progetto dei progetti e cioè l'interramento della tangenziale di Mestre, quei 26 chilometri che hanno tagliato di netto Mestre. «Il Passante ci offre l'occasione di ripensare alla tangenziale come ad una strada cittadina perché porterà via quel 45 per cento di carico pesante che pesa moltissimo sulla nostra città - dice Mingardi - Ma più di tanto non credo al fatto che si possa far diventare una strada a quattro corsie - adesso sono addirittura 6 - un boulevard cittadino. E' un sogno e come tale mi piace, ma siccome sono concreto, non sogno, progetto l'interramento. Con la tangenziale che resta una strada di una certa dimensione, ma cittadina. Che porta fuori, sul Passante il traffico autostradale e viene utilizzata soprattutto dai mestrini per evitare di passare per il centro. Dunque una tangenziale vera, con tutti i collegamenti e le uscite verso Mestre. Voglio dire più svincoli, più agganci con la viabilità ordinaria».

Ma i soldi per l'interramento sono una bella pacca di quattrini. Se il Passante costa con annessi e connessi circa 1 miliardo di euro ed è lungo 32 chilometri, la tangenziale è 26 chilometri, ma in questo caso si interviene in un tessuto urbano e, dunque, gli interventi sono più delicati e più costosi.

«L'Europa ci mette finalmente nelle condizioni di applicare le tariffe per l'ambiente - sottolinea Mingardi - Alle strade più trafficate e quindi inquinate e inquinanti infatti noi possiamo applicare un ticket, l'Euro-vignette, per finanziare interventi di tutela della salute e dell'ambiente in cui viviamo. Vuol dire recuperare soldi, che devono restare qui, in zona, questo è il federalismo fiscale. Io penso che per la tangenziale dobbiamo pensare esattamente a questo e cioè all'applicazione dell'Euro-vignette, anche per evitare che un camionista, a pari costo di pedaggio scelga la tangenziale invece che prendere il Passante, che è più lungo di circa 6 chilometri. Con i tempi che corrono non mi stupirei che per risparmiare una goccia di gasolio i camionisti scegliessero la tangenziale. Se costa uguale. E, dunque, metteremo un ticket per i camion sui 2-3 euro. Ma anche per le auto. Basso, nell'ordine dei 10-20 centesimi, ma ci sarà. Ovviamente si applicherà solo al traffico di attraversamento e non ai residenti. Voglio dire che faremo le barriere telematiche ai due estremi e non a metà tangenziale».

Nonostante il ticket il rischio è sempre che la tangenziale si svuoti per un po' e poi si riempia di nuovo. Del resto i dati di crescita del traffico sono preoccupanti visto che si parla del 4-5 per cento in più ogni anno.

«Ecco perchè voglio l'Euro-vignette - replica Mingardi - Anche per governare i flussi. E se non inseguo il sogno pur bellissimo della tangenziale che diventa un viale alberato, è perchè penso che sia pura fantasia. Preferisco pensare a metterla in tunnel in alcuni punti, quelli più vicini alle case, farla correre in trincea in altri punti e lasciare i tratti che sono in campagna così come sono adesso. Stiamo valutando le tariffe e stiamo valutando anche le possibili entrate. Si va da un minimo di 9 milioni di euro ad un massimo di 16 milioni di euro all'anno. Sono quattrini che voglio investire nell'interramento della tangenziale. Tutta la politica che facciamo sulla mobilità a Mestre non ha senso se non mettiamo questo come obiettivo finale».

Ma le piste ciclabili, le zone a traffico limitato, il centro che si chiude, i parcheggi?

«Non sto dicendo che non si fanno queste cose. Sto dicendo che la ferita delle ferite, quella che mette la cancrena a Mestre è la tangenziale. Certo che facciamo le piste ciclabili, certo che chiuderemo sempre più il centro e che ci saranno sempre più zone solo per residenti e per biciclette e pedoni. Ma per costruire quella new city che è nei sogni di questa amministrazione e in primis di Massimo Cacciari, bisogna che noi suturiamo la ferita della tangenziale. E siccome grazie ai ticket abbiamo i soldi, credo che quello sia il miglior investimento. Pensate che cosa vuol dire avere al posto della tangenziale un bel prato».

Ma pensate proprio a questo?

«Progetti ce ne sono. Anche i giovani architetti hanno messo mano ad idee interessanti. E poi non è un intervento che fa il Comune, qui ci vuole il concorso di Provincia, Regione ed Anas. So che troverò le porte aperte ovunque su un progetto del genere, che potrebbe diventare un progetto pilota. Mi piacerebbe recuperare spazio per la città, certo. Strada sotto e giardino sopra. Ma non lo dico tanto per gli spazi verdi che pure sono importanti, lo dico per la strada, sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista pratico, funzionale. La tangenziale serve alla Mestre del futuro. Solo che la nascondiamo sotto terra».

Maurizio Dianese

 

 

Archivio News dal 28 novembre 2007 al 14 giugno 2008

 


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