Le
News
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Associazione Terraglio & Dintorni
N° registrazione Albo comunale 2696
sede c/o Polisportiva Terraglio – via Penello 5
30174 Mestre (VE) - email:
terraglioedintorni@libero.it
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Associazione
CoCIT
Coordinamento
Contro l’Inquinamento da Tangenziale
sede:
via G. Ferro 13, 30174 Mestre (VE)
tel.
346.6346726 - email: info@cocit.org
- www.cocit.org
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A
seguito dei continui incidenti tra mezzi pesanti e pedoni o ciclisti che
macchiano di sangue le strade dei nostri quartieri il CoCIT e
l'associazione Terraglio&dintorni indicono una petizione tra i
cittadini al fine di spingere l'amministrazione Comunale e la Regione a
farsi finalmente parte attiva al fine di salvaguardare la libertà di
muoversi a piedi o in bici senza rischiare di essere travolti da mezzi
pesanti che intasano le nostre strade URBANE!
PETIZIONE
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A:
ü
Presidente
della Regione Veneto
ü
Sindaco
del Comune di Venezia
E
p.c.
Ø
Assessore
alla Mobilità ed Infrastrutture Regione Veneto
Ø
Presidente
del Consiglio Comunale di Venezia
Ø
Assessore
alla Mobilità e Trasporti Comune di Venezia
Ø
Presidente
della Municipalità di Mestre-Carpenedo
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I
sottoscritti, titolari dei diritti di partecipazione, rivolgono la
presente petizione per rendere più sicura
la
strada Terraglio e più vivibile il nostro territorio, penalizzato
dalla inammissibile frequenza di gravissimi incidenti stradali. Si
richiedono i seguenti indifferibili,
urgenti interventi:
la
liberalizzazione del tratto autostradale A27 Mogliano – Treviso
Sud in alternativa alla possibile messa in opera del Terraglio
Ovest, previsto per deviare il flusso veicolare dal Terraglio stesso
La
regolamentazione ed il controllo della circolazione dei mezzi
pesanti al passaggio sul Terraglio
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Conferenza
Stampa ZTL VAM 2 dicembre 2011
Riportiamo
le informazioni raccolte durante la conferenza stampa della ASP SpA che si
è tenuta il giorno 2 dicembre 2011.
In
questo
Link potrete scaricare le planimetrie con le posizioni delle telecamere
e il diagramma di Gantt del piano lavori.
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Comune
di Venezia e ASM annunciano il piano di acquisizione delle nuove
telecamere
ZTL,
CITTÀ PIÙ SICURA CON I 48 NUOVI OCCHI ELETTRONICI
CHE
INTERDIRANNO L’INGRESSO AI MEZZI PESANTI
Proteggere
i centri abitati dal traffico pesante. Questione di sicurezza.
Ma anche di qualità dell’aria.
I
cittadini chiamano, il Comune risponde. E prepara l’inserimento
di 48 occhi elettronici a
protezione
della città, 48 telecamere che monitoreranno il passaggio dei
mezzi a motore adibiti al
trasporto
di cose e con massa superiore alle 3 tonnellate e mezza. Dopo la
presentazione, nella
primavera
scorsa, delle quattro nuove ordinanze che dispongono l’obbligo
di autorizzazione ai
veicoli
pesanti che transitano nelle aree di Mestre centro, Favaro
Campalto, Chirignago Zelarino e
Marghera,
ora il Comune di Venezia, attraverso il suo braccio operativo
sul fronte della mobilità, si
prepara
ad attuare il piano dando il via all’acquisizione delle
telecamere. Il costo dell’operazione
sarà
di 1.200.000 euro. Entro novembre 2012 le telecamere saranno
tutte installate e funzionanti.
Il
bando di gara per la fornitura e messa in opera delle prime 12
telecamere, che andranno a
completare
il controllo automatico della zona centrale (zona 1, dove sono
già attive altre 12
telecamere),
è quasi pronto ed è stata ovviamente prevista l’installazione
della segnaletica per
avvisare
gli utenti della presenza della Ztl.
Nelle
zone in questione sono già presenti limitazioni al traffico
pesante, ma per una maggiore
sicurezza
dei cittadini è necessario un innalzamento del livello di
attenzione, con un controllo più
intenso
dei varchi, richiesto dagli stessi cittadini: per il Terraglio,
ad esempio, sono centinaia le
firme
raccolte dalla popolazione contro i camion che transitano
nonostante il divieto. La sanzione,
per
chi violerà i varchi elettronici, sarà di 78 euro.
Nelle
Ztl in questione potranno accedere veicoli con massa inferiore o
uguale alle 3,5 tonnellate, i
veicoli
isolati con massa superiore a 3,5 tonnellate a fasce orarie su
specifici percorsi, i veicoli
dotati
di autorizzazioni temporanee o permanenti sulla base di
specifici presupposti previsti dalle
ordinanze.
L’intervento
va nel senso di una mobilità sostenibile che il Comune di
Venezia promuove da tempo
proteggendo
i centri abitati con interventi diffusi e coordinati che, nell’ultimo
rapporto di
Euromobility,
vedono Venezia e la sua terraferma in testa alla classifica
delle 50 città più
‘ecomobili’
d’Italia.
Le
telecamere saranno attivate in orari diversi a seconda della
zona (24 ore al giorno o dalla
mezzanotte
alle 6,00, o dalle 7,30 alle 9, o dalle 11,30 alle 13 e dalle
16,30 fino a mezzanotte). Il
numero
di telecamere è stato incrementato rispetto all’idea
iniziale; i 7 occhi elettronici in più
verranno
installati a Chirignago, Zelarino e Favaro Vento in seguito alle
modifiche già effettuate e a
quelle
in programma, relative alla perimetrazione della zona a traffico
limitato, nonché alla
realizzazione
di nuove infrastrutture, come ad esempio la Vallenari Bis.
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In
evidenza:
L'approvazione del PAT da
parte dell'amministrazione comunale si avvicina e per ora le nostre
proposte non sono ancora state prese in considerazione, di seguito i
documenti preparati e più volte condivisi con l'amministrazione:
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Evento:
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14 martedì giugno 2100 presso la
Feltrinelli di Mestre alle ore 18.00 sarà presentato il libro
MES3OVEST: LA TANGENZIALE È CITTÀ
Mes3Ovest è un laboratorio
urbano svoltosi tra il 2006 e il 2008, durante il
quale progettisti, Università Iuav di Venezia e amministratori
hanno trovato uno spazio in
cui esprimere un possibile sviluppo per il versante occidentale
di Mestre.
Nel testo Mes3Ovest la
tangenziale è città (Il Poligrafo)
Andrea Ferialdi racconta le potenzialità dell’asse ovest di
Mestre, una risorsa per
trasformare la triste cintura grigia suburbana in un
nuovo luogo da vivere.
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Testo della comunicazione
inviata all'assessore all'urbanistica Ezio Miceli e p.c. a tutti i
consiglieri comunali il giorno 16 maggio 2011
COMUNE DI VENEZIA
All’Assessore all’Urbanistica
Prof. Ezio Micelli
Oggetto: osservazioni sul PAT per corridoio ecologico ed altre misure urbanistiche di mitigazione dell’impatto ambientale della Tangenziale di Mestre (A 27)
Gentile Assessore,
in occasione di un recente incontro sul PAT svoltosi presso il Centro Civico del Terraglio con l’intervento del presidente della V Commissione Consiliare, abbiamo avuto modo di verificare che le osservazioni sulle possibili misure urbanistiche di mitigazione dell’impatto della Tangenziale (A 57), elaborate negli scorsi anni attraverso un complesso lavoro promosso dalla scrivente associazione, non sono state prese in alcuna considerazione.
È importante ricordare che questo lavoro ha coinvolto decine di cittadini, varie associazioni e comitati, è stato occasione di ripetuti incontri con più assessorati della precedente amministrazione e con le Municipalità, è stato discusso in più convegni pubblici di natura tecnica, culturale o politica.
Va anche sottolineato come le aree che si propone di destinare ad interventi di mitigazione ambientale sono quelle per le quali vi è un maggior fall-out di inquinanti e corrispondono alle distanze dall’asse stradale recentemente indicate dal direttore provinciale dell’ARPAV come quelle nelle quali è opportuno sia svolta l’indagine epidemiologica che finalmente sta per essere avviata su iniziativa della sua Amministrazione.
Riteniamo quindi di doverle rinnovare la richiesta di un incontro per avere un confronto diretto sulle osservazioni in oggetto.
Con email immediatamente successiva le inviamo copia della documentazione relativa a quanto sopra.
[vedi post precedente]
Distinti saluti.
Il presidente
L'Associazione Co.C.I.T.
http://www.cocit.org
info@cocit.org
Tel: 346.6346726
CF 90122250278
Via G. Ferro, 13
30174 Mestre (VE)
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 18 maggio 2011
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Hanno scritto all’assessore
Micelli rinnovando l’offerta di collaborazione, ma in realtà
sono piuttosto arrabbiati perché nel Pat in gestazione (il
Piano di assetto del territorio) non c’è un solo accenno a
tutto quel che avevano chiesto. Sono i cittadini che aderiscono
al Cocit, il coordinamento dei comitati contro l’inquinamento
da tangenziale, che hanno scritto una mail ad Ezio Micelli,
responsabile dell’Urbanistica per il Comune di Venezia, e si
riferiscono a tutte le richieste che avevano avanzato riguardo
alle aree vicino alla tangenziale di Mestre. Il loro sogno è
quello di arrivare un giorno ad eliminare la tangenziale,
trasformarla in una strada urbana e ricucire finalmente le due
parti della città che, nel 1972 (anno di inaugurazione
dell’opera) sono state irrimediabilmente divise. Per il
momento, però, le proposte sono più contenute e tutte
realizzabili per dare una vivibilità migliore a chi abita in
quella zona e, in secondo luogo, per preparare il terreno, anzi
per mantenere liberi i terreni, in vista della creazione di un
"fiume verde" al posto della tangenziale.
Uno degli incontri che
l’assessore Micelli ha organizzato per illustrare ai cittadini
i contenuti del Pat, si è tenuto recentemente al centro civico
del Terraglio, ed è stato in quell’occasione che gli aderenti
al Cocit si sono accorti di aver lavorato per nulla: «Le
osservazioni che abbiamo presentato sulle possibili misure
urbanistiche di mitigazione dell’impatto della tangenziale
(A57) sono frutto di un lavoro che ha coinvolto decine di
cittadini, varie associazioni e comitati, è stato occasione di
ripetuti incontri con più assessorati della precedente
Amministrazione e con le Municipalità. Ebbene, scrivono
all’assessore, tali osservazioni non sono state prese
minimamente in considerazione».
In sintesi le proposte del Cocit
riguardano quattro fasce di terreni: la prima, entro i 20 metri
di distanza dalla tangenziale, che si dovrebbe destinare a
corridoio verde da riempire di alberi, anche con esproprio per
finalità pubblica (creando così la famosa "tangenziale
verde"); la seconda sta entro i 60 metri e corrisponde alla
fascia di rispetto urbanistico: per questa il Cocit pensa ai
crediti urbanistici per chi vuole delocalizzare edifici
abitativi, in misura tale da rendere economicamente sostenibile
l’operazione. La terza fascia è larga 250 metri a Nord e a
Sud della tangenziale e contiene la curva di gradiente degli
inquinanti immessi dal traffico sulla strada; il Cocit propone
una moratoria alla realizzazione di nuovi insediamenti
abitativi, in attesa della definizione del destino della stessa
tangenziale. Quarta ed ultima è la fascia con aree libere non
edificabili che si dovrebbero destinare ad espansione del Bosco
di Mestre, come ad esempio intorno a Forte Carpendo e lungo il
Dese.
Elisio Trevisan
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 18 maggio 2011
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Le aree prese in considerazione
dalle proposte del Cocit per il Pat sono tra l’altro quelle «per
le quali vi è un maggior fall-out di inquinanti, e
corrispondono alle distanze dall’asse della tangenziale
recentemente indicate dal direttore provinciale dell’Arpav
come quelle nelle quali è opportuno sia svolta l’indagine
epidemilogica». Questa famosa indagine, sui danni alla salute
provocati dalla tangenziale, è rimasta una chimera per anni, ma
finalmente ora sembra che il Comune abbia deciso di avviarla. Il
problema è che le risorse economiche, che magari qualche anno
fa erano più che sufficienti, ora sono scarsissime. Per cui la
direzione dell’Arpav di Venezia ha elaborato un piano, che
sfrutta le esperienze e le poche misurazioni accumulate in
questi anni, per individuare le fasce di territorio dove è più
opportuno rilevare la popolazione potenzialmente interessata
dagli effetti delle polveri sottili attribuibili al traffico.
Elisio Trevisan
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Tratto
da
La Nuova di Venezia e Mestre
del 18 maggio 2011,
pagina 29, sezione CRONACA.
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MESTRE. Le proposte del
Cocit per alleviare l’impatto della tangenziale di Mestre:
«Serve un’arteria verde».
Nel dibattito in corso in città
sul nuovo Piano di assetto del territorio (Pat), presentato
dall’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli, si inserisce
anche l’annosa questione della convivenza tra le case di
Mestre e la tangenziale. Una proposta arriva sul tavolo
dell’assessore dal Cocit, il coordinamento contro
l’inquinamento da tangenziale.
Quattro azioni. L’associazione invita a prevedere
nel Pat quattro tipi di intervento nel territorio a ridosso
dell’infrastruttura, da Marghera fino al Terraglio. Nei primi
30 metri dal margine della tangenziale, i cittadini
dell’associazione Cocit (il presidente è Mirco Speciale, il
vice è Fabio Toffanin) chiedono la «realizzazione della
tangenziale verde», con un vero e proprio corridoio di essenze
che costituiscano una barriera anti-smog.
Delocalizzare. Nei 60 metri, la fascia di rispetto
urbanistico, il Cocit propone al Comune di «stabilire misure
idonee alla delocalizzazione di edifici abitativi, eventualmente
con un utilizzo di crediti edilizi in forme che evitino oneri
economici non sostenibili per i cittadini».
Stop alle costruzioni. Fino a 250 metri dalla tangenziale,
invece (è la fascia di rispetto acustico e di ricaduta delle
polveri sottili) si propone «una moratoria alla realizzazione
di nuovi insediamenti edificativi in attesa della definizione
del destino della stessa infrastruttura». Per le aree libere
lungo la tangenziale, non edificabili, si chiede di estendere il
Bosco di Mestre, con nuove piantumazioni.
Il bosco. Un’idea che richiama alla mente il
progetto del 2009 per un bosco sulla tangenziale, lungo il
Marzenego, proposto dall’architetto dello Iuav Giovanni Leone
e i suoi studenti e rimasto sulla carta. Il dettagliato rapporto
sul Pat inviato dal Cocit all’Urbanistica di viale Ancona
ricorda anche le difficili condizioni di vita di chi vive a
ridosso della tangenziale da decenni.
Zone penalizzate. Le zone interessate sono quelle
di Villabona, via Trieste, via Miranese, la Gazzera e la
Cipressina e Borgo Forte, sul Terraglio. «In queste zone -
spiega il Cocit - ci sono abitazioni a partire di meno di dieci
metri di distanza dal margine stradale. La tangenziale passa
sopra il giardino di villa Berchet, a 20 metri dalla villa e sul
Terraglio passa a 20 metri dal parco di villa Tivan e a cento
metri dall’edificio. Alla Giustizia confina con il parco di
villa Ceresa a 80 metri dall’edificio. La scuola Caburlotto,
ospitata nella villa Berchet, sul Terraglio, è a 20 metri dalla
tangenziale. L’istituto Farina alla Cipressina è a 50 metri e
il plesso scolastico pubblico a 70 metri». Problemi di rumore
esterno e interno alle case, vibrazioni, polveri eccessive,
timori per la salute e rischi connessi a potenziali incidenti
per il passaggio di camion che trasportano sostanze pericolose
sono problemi concreti per centinaia di cittadini e il Pat
potrebbe intervenire fermando le nuove costruzioni e prevedendo
per i cittadini più penalizzati la possibilità di spostarsi,
sfruttando la possibilità concessa dai crediti edilizi. E
ricorda Fabio Toffanin la «tangenziale verde non significa gli
arbusti realizzati lungo le scarpate dalla Società Autostrade
negli anni passati, insufficienti sul fronte del controllo dello
smog, ma alberi veri e propri».
Ezio Micelli promette attenzione: «Valuterò anche questa
proposta e risponderò a tutti coloro che hanno presentato
osservazioni al Pat, comprese le associazioni di cittadini».
Strada urbana. Intanto l’assessore alla Mobilità
Ugo Bergamo continua a chiedere di «declassificare» la
tangenziale a strada urbana. «Per noi è un progetto
prioritario ma temo che per questioni economiche vedrà la luce
solo a lungo termine», ricorda.
Mitia Chiarin
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Tessera
City e gli impatti su tutto il territorio Veneziano, non ultima la
viabilità di Mestre e la sua Tangenziale!
http://www.youtube.com/watch?v=VvJTsnE5De4&feature=related
Il documentario, "Tessera
City: sviluppo - speculazione?" è stato fortemente
voluto dall'associazione AmicoAlbero, dalla Lipu e
dall'Ecoistituto del Veneto Alex Langer.
La regia e la costruzione del documentario, è stata effettuata
da Multi Media Records, specializzata in edizioni e divulgazioni
televisive. Hanno partecipato in qualità di esperti il prof.
Stefano Boato, docente dello IUAV di Venezia, e Luca Mamprin,
dottore forestale, presidente dell'associazione AmicoAlbero.
Questo filmato rappresenta la voce "contro" rispetto a
quella del Comune di Venezia, che in questi giorni sta
organizzando degli incontri a livello di Municipalità per
spiegare ai cittadini il PAT, di cui Tessera City, o Quadrante
di Tessera ne rappresenta uno dei cardini. Ma non ci vogliamo
divulgare molto, sarà più interessante seguire le due parti
del filmato. Se quanto verrà detto risulterà condivisibile
allo spettatore, noi siamo qui a chiedere semplicemente di farlo
conoscere a quante più persone possibili. Solo conoscendo
l'altra faccia della medaglia, si potrà comprendere appieno
verso quale abisso l'amministrazione del Comune di Venezia sta
trascinando questi preziosi territori, nel nome della
speculazione, della cementificazione, dell'arricchimento di
pochi .
Buona visione.
L'Associazione AmicoAlbero
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 16 marzo 2011
A27 liberalizzata fino a Treviso
per togliere i mezzi pesanti dal Terraglio. È la richiesta che
associazioni e comitati che si battono per la sicurezza lungo la
statale 13 fanno alla Regione per decongestionare il traffico
sull’asse che formalmente da otto anni è stato declassato a
strada urbana. A formalizzare la domanza sono le associazioni
Terraglio e dintorni, La Festa, Cocit, la Polisportiva Terraglio
e un gruppo di residenti, estensori di un documento che chiama
in causa Regione e Comune sul problema della sicurezza. Da anni
- si legge - combattiamo contro il traffico su una strada che
registra circa 130mila transiti giornalieri, il 12 per cento dei
quali costituiti da mezzi pesanti. La presenza dell’area
commerciale e direzionele del Terraglio, del nuovo ospedale, dei
Vigili del fuoco e prossimamente della Questura, solo per fare
alcuni esempi, alimenta le code quotidiane già consistenti per
il flusso di pendolari fra Mestre e Treviso.
«Ad aggravare la situazione -
dice Silvia Pastrello di Terraglio e dintorni - è la mancanza
di piste ciclabili, di dissuasori di velocità e soprattutto la
presenza dei camion», che percorrendo il Terraglio evitano il
pedaggio lungo la A27, dove fra Mestre e Treviso Sud si pagano
2,50 euro per 8,5 chilometri. «Per questo crediamo che
liberalizzando la tratta, come avvenuto fra Mirano e Villabona,
diminuirebbero i transiti lungo il Terraglio».
Qui, beninteso, i residenti
chiedono al Comune una prova di buona volontà: «Servono
attraversamenti pedonali protetti - prosegue Pastrello - piste
ciclabili che portino alla fermata Sfmr dell’ospedale e, come
chiesto dal nostro parroco, anche autovelox per ridurre la
velocità dei mezzi in transito». Temi già affrontati con
l’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo che ha assicurato
l’attenzione del Comune. Ma i residenti incalzano, e hanno
deciso di mobilitarsi con una raccolta di firme per dare
sostanza alle loro richieste. Con un pressing particolare nei
confronti della Regione per la liberalizzazione del tratto
Mestre-Treviso Sud della A27. Il tutto in attesa di valutare
come la variante "Terraglio Ovest", il rondò che
dovrebbe collegare l’ospedale all’Angelo alla strada
provinciale 66 "Gardigiana", influirà sulla
circolazione lungo la statale 13
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Finalmente,
a distanza di anni dalle istanze di cittadini e comitati, si ricomincia a
parlare di "Indagine Epidemiologica" sugli effetti
dell'inquinamento che la tangenziale ha portato nella nostra città.
Indagine
certamente utile anche a tutti coloro che vivono vicino alle "nuove
tangenziali".
Confidiamo
in un l'analisi oggettiva e seria che permetta di verificare gli effettivi
impatti su coloro che vivono, lavorano o studiano nelle immediate
vicinanze della fonte di inquinamento.
A
tale proposito riportiamo di seguito gli atti del convegno nel quale
si è parlato di Smog, traffico e diritto alla salute tenutosi quasi tre
anni fa all'Hotel Ai Pini.
Inoltre
vi rimandiamo alla pagina "Salute" nella quale sono sottolineati
alcuni aspetti relativi all'impatto sulla salute dell'inquinamento da
traffico: Impatto sulla
Salute
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 26 ottobre
2010
Grazie, ma abbiamo già dato. Per
il Cocit, il coordinamento dei comitati comntro l’inquinamento
da tangenziale, l’ipotesi di portare il nuovo tracciato
autostradale della Romea fino a Marghera va respinto. «Sorprende
- scrive il presidente del Cocit Mirco Speciale - che Mestre,
con la sua tangenziale, sia ancora inserita nella rosa di
alternative che si muove da Dolo a Mira, dimenticando che nel
progetto iniziale era previsto il tunnel sotto l’attuale
tangenziale».
L’ipotesi dell’innesto a
Marghera, peraltro, non è la prima opzione del progetto
preliminare della Romea commerciale, approvato la settimana
scorsa dalla commissione nazionale Via. Com’è noto, il
progetto prevede che il tracciato, all’altezza di Camponogara,
pieghi verso Sambruson, attraversando la Riviera del Brenta, per
innestarsi sulla A4 all’altezza di Roncoduro, dopo aver
oltrepassato con u ntunnel il Naviglio Brenta. Una scelta
avversata da alcuni sindaci della Riviera (come Campagna Lupia e
Dolo), che auspicano che la «comparazione delle soluzioni»
assicurata dall’assessore regionale Renato Chisso sposti verso
Mestre il tracciato della nuova autostrada.
Un’ipotesi che si scontra con
il "no" del sindaco di Mira Carpinetti e del Cocit. «La
città di Mestre - secondo il presidente del coordinamento - in
40 anni di tangenziale ha già subito il degrado, lo smog e
l’inquinamento acustico» dei 150mila veicoli al giorno che vi
transitavano prima dell’apertura del Passante. A tutt’oggi i
cittadini chiedono il completamento delle barriere
fonoassorbenti, la posa di alberi e siepi e l’indagine
pneumologica annunciata a suo tempo dall’Ulss 12. Senza
contare il progetto di interramento di un tratto di tangenziale,
sul quale grava però il nodo dei costi. Per questo il Cocit, in
nome della mobilità sostenibile, replica ai sindaci della
Riviera con una proposta diversa: «Prevedere l’innesto della
Romea commerciale nell’autostrada Bologna-Padova già
esistente». (a.fra.)
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Tratto
da
La Nuova di Venezia e Mestre
del 23 ottobre 2010
pagina 19 sezione: CRONACA.
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Nuova Romea, guerra su Roncoduro -
Verdetto «aperto» della Commissione Via. E ora partono
le trattative.
MESTRE. Il parere favorevole
della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale)
nazionale al progetto preliminare dell'autostrada Orte-Mestre -
la Romea commerciale - spalanca le porte alla battaglia su
Roncoduro, la terra di mezzo tra Dolo e Pianiga dove è previsto
l'innesto col Passante.
Il parare favorevole della Via
infatti non esclude altre eventuali soluzioni, qualora
migliorative, armando chi crede ancora che il tracciato si possa
spostare.
Roncoduro. In particolare
in un passaggio del parare la Commissione rileva la presenza su
Roncoduro di alcune criticità che vanno riesaminate e invita a
prendere in considerazione anche le alternative. Uno spiraglio
che permette di dire a chi è contrario all'innesto che i giochi
non sono chiusi e che l'innesto può essere spostato sulla
tangenziale di Mestre. Tuttavia la Commissione non ha
bocciato l'innesto di Roncoduro ma ha invitato, per così dire,
ad un approfondimento, sostenendo allo stesso tempo,
nell'ipotesi Roncoduro, la necessità di realizzare il tunnel di
quasi 4 chilometri in Riviera.
Una relazione che si può
prestare a interpretazioni diverse. «Il parere favorevole
riguarda il progetto con Roncoduro - dice Chisso - ma da qui
alla stesura del progetto definitivo ci sono margini di
miglioramento, ci confronteremo con i Comuni».
A mettere le mani avanti, sul
fronte mestrino, è intanto il Cocit, il Comitato contro
l'inquinamento da tangenziale. «La città di Mestre ha già
dato - dice il presidente Mirco Speciale - ora è impensabile
calare un'enorme quantità di traffico di nuovo sulla
tangenziale».
Prescrizioni. Tutte accolte da
Roma quelle inviate dal Veneto. Detto di Chioggia, che ha
ottenuto soprattutto la bretella per il porto e la città e la
sistemazione della strada dell'Arzeron, le altre riguardano i
comuni della Riviera del Brenta. A partire dalla messa in
sicurezza dell'attuale Romea con l'eliminazione di tutti gli
incrocio a raso. Una richiesta che nei mesi scorsi aveva visto
d'accordo tutti i sindaci dei comuni attraversati dalla statale
della morte, una delle più pericolose in Italia secondo le
statistiche annuali dell'Aci. Tornando alle prescrizioni,
in particolare per Sambruson di Dolo è stato dato l'ok al
tracciato in galleria artificiale, come era stato chiesto dalla
frazione, e sempre in galleria è previsto l'attraversamento del
Naviglio del Brenta. Anche per Lugo, frazione di Campagna
Lupia, dovrà essere valutata la possibilità di realizzare
l'autostrada in trincea o in galleria coperta e non in viadotto,
come previsto dal progetto presentato dal proponente. Inoltre
per l'attraversamento di Lova, sempre Campagna Lupia, è
preferito il passaggio in galleria o, in seconda battuta, è
previsto l'abbassamento del viadotto presente nel progetto
originario. Prescrizioni approvate anche per la messa in
sicurezza idraulica del territorio.
Il progetto. Il progetto ora
approderà al Cipe cui seguirà un ulteriore passaggio alla
Commissione Via nazionale. Per l'approvazione del progetto
definitivo ci vorrà almeno un altro anno. Per poter percorrere
l'autostrada nella sua interezza almeno altri 8-10 anni. I
promotori del progetto sono quelli della Gefip Holding, società
di Vito Bonsignore, una cordata che ha tra i soci finanziari
Banca Carige ed Efibanca. L'investimento complessivo stimato per
la realizzazione dei 400 chilometri di corridoio supera i 9
miliardi e rappresenta la più importante opera che l'Anas
affiderà in concessione tramite finanza di progetto. Il
contributo pubblico richiesto per la realizzazione del corridoio
autostradale ammonta a circa 1,4 miliardi. A fronte
dell'investimento, ai privati è assicurata la concessione
dell'opera per 49 anni. Per la realizzazione completa del
corridoio sono previsti 9 anni, con fasi di avanzamento distinte
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COMUNICATO
Stampa del Cocit
del 22 ottobre
2010
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Apprendiamo dalla stampa
odierna dell’approvazione della V.I.A. della nuova Romea
Commerciale, che apre alla realizzazione della nuova
infrastruttura.
Si discute sullo sbocco di
questa arteria nel tratto finale per innestarsi sulle arterie
già esistenti.
Sorprende che Mestre, con la
sua Tangenziale sia ancora inserita nella rosa di alternative,
che si muove da Dolo, a Mira, dimenticando che nel progetto
iniziale era previsto il Tunnel sotto l’ attuale Tangenziale:
senza tale opera è da escludere l’ innesco a Marghera.
Da sempre il nostro
Coordinamento si è opposto e ha preso una decisa posizione
contraria alla ipotesi di innesto nella Tang. : NO ALLA
ROMEA IN TANGENZIALE.
La città di Mestre in 40 anni
di Tangenziale ha già subito il degrado, lo smog e l’
inquinamento acustico derivante dagli oltre 150.000 veicoli al
giorno che hanno transitato ogni giorno dinanzi alle nostre
case, alle nostre scuole e asili d’ infanzia, con i giardini
adibiti a “parchi giochi”. Il decreto emergenziale di
Protezione Civile che ha firmato Berlusconi, riconosce ai
residenti la terraferma veneziana una condizione di danno alla
salute e di esposizione al traffico da Tang. da prevedere l’
urgente realizzazione del Passante.
Il Passante non ha
risolto i problemi di una Autostrada che è secante il cuore di
Mestre e non Tangenziale e, che vede permanere un volume di
traffico giornaliero di circa 90.000 veicoli.
Ora il volere “calare”
nuovamente un ‘enorme quantità di traffico che da
Civitavecchia – Orte – Cesena - Chioggia sbocchi nella
rotonda di Marghera è da escludere : la città ha già dato !!!
Anzi deve essere ancora
indennizzata da tutto ciò, considerato che attendiamo ancora le
opere di mitigazione ambientale: l’ Accordo di Programma tra
Regione – Provincia – Comune di Ve e Società Autostrade
prevedeva la realizzazione di Barriere Fonoassorbenti e di una
Barriere Verde, realizzata con alberi e siepi. Ad oggi vi sono
tratti ancora scoperti dalle barriere, il verde messo a dimora
è ridicolo, stante il fatto che diversamente dal progetto hanno
piantumato “roseti” e cespugli di scarsa altezza e non
adatti a fermare le polveri e il rumore !!
Ancora oggi non abbiamo la
tutela della salute, e l’ impegno che il Comune si era assunto
nel 2008 di avviare con l’USSL 12 una indagine pneumologica,
con un finanziamento già stanziato di 30.000 euro è fallito;
nel frattempo non vi è il controllo delle emissioni dei mezzi
pesanti, mediante opacimetri, per mancanza di fondi.
I controlli sul limite di
velocità non sono attuati e in Tangenziale si rischia di morire
ogni giorno, con inoltre il rischio che una cisterna o altra
mezzo che trasporti materiali pericolosi finisca contro le
nostre case (vedi a Borgo Forte – Terraglio la cisterna con
gas tossici nel giardino).
Noi ci vogliamo confrontare con
una proposta di mobilità sostenibile, che vede dopo 15 anni
l’ avvio del SFMR (integrato dal Tram locale), il
trasferimento del trasporto da gomma a rotaia, e senza
depauperare ulteriore territorio (la zona della Riviera), di
elevato valore paesaggistico ambientale, prevedere l’
innesto della Romea Commerciale nell’Autostrada Bo – PD già
esistente .
Piuttosto è ora di riaprire un
dibattito in città, rispetto alla proposta fatta dalla
precedente Giunta Cacciari, di interrare
la Tangenziale
in trincea (per molti tratti coperta), dal tratto rotonda
Marghera alla Bazzera : restituiremmo alla città un territorio
riqualificato e da ripensare al suo riuso, dove il centro si
aggancia alla sua periferia.
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Tratto
dal CORRIERE DEL VENETO
del i Venezia del 22
ottobre 2010
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VENEZIA - Il
Veneto oltre il Passante registra un altro passaggio cruciale,
questa volta sull’asse dei collegamenti nord-sud. La
Commissione nazionale di valutazione dell’impatto ambientale
(Via) ha espresso, giusto giovedì mattina, parere favorevole al
progetto preliminare della Nuova Romea, ossia la futura
autostrada che, da Mestre, punterà verso Roma lungo la dorsale
Ravenna-Cesena-Orte (Viterbo). Il tracciato promosso in project
financing dalla Gefip Holding di Vito Bonsignore, che si candida
a realizzare l’intero tronco autostradale, può prendere così
la strada che porta all’esame del Cipe, preparandosi a
diventare progetto definitivo. La buona notizia, per la Regione
Veneto, è che il via libera accordato alla Nuova Romea dalla
Via nazionale ricomprende per intero le prescrizioni indicate a
suo tempo dalla Via regionale, a titolo di raccomandazione e
compensazione per il territorio. Nell’ordine: entrerà nel
progetto la realizzazione di una bretella di collegamento fra
Cavarzere e Chioggia; verrà messa in sicurezza, lavorando in
contemporanea rispetto alla nuova autostrada, il tratto
dell’attuale Statale Romea da Codevigo a Mestre; saranno
adeguate le strade verso il Delta del Po e completata la strada
provinciale dell’Arzerone; infine, resta confermata la
prescrizione del tunnel di 4 chilometri per oltrepassare il
Naviglio Brenta.
Un capitolo a parte merita
la questione dell’attacco della nuova autostrada, oggetto
di feroci polemiche nell’entroterra veneziano. La Via
nazionale, a questo proposito, conferma l’ipotesi di innestare
la futura Romea sul Passante di Mestre, in territorio di
Roncoduro (Dolo). Ma, con formula
compromissoria, non scarta la possibilità che il progetto possa
contemplare anche una soluzione di aggancio alla Tangenziale di
Mestre, come avviene oggi per la Statale Romea. Sottolinea
Renato Chisso, assessore regionale alla Mobilità: «Questa è
una scelta che compete al soggetto promotore. Alla Regione,
purché l’opera venga realizzata, può star bene l’una o
l’altra. L’importante è che adesso anche per la Nuova Romea
si aprono scenari di certezza: la nuova direttrice verso il
centro e sud Italia - ribadisce Chisso -, della quale abbiamo
lamentato i ritardi, diventa un po’ più concreta e se ne
intravedono spazi e tempi di realizzazione».
Sembra evidente, comunque,
che le preferenze dei soggetti interessati vadano
a favore dell’attacco sul Passante a Roncoduro, che invece
viene contestato con ogni mezzo e in forma politicamente
trasversale dai rappresentanti della Riviera del Brenta. Lino
Brentan, ex Ad della concessionaria Venezia-Mestre (che fu
promotrice originaria della Nuova Romea commerciale), ne ha
spiegato le ragioni proprio ieri, durante un convegno dedicato
alla sicurezza sul Passante: «La Romea è in legge Obiettivo,
va costruita e va agganciata al Passante in Riviera del Brenta.
Non vorrete mica - ha aggiunto Brentan - che si attacchi alla
Tangenziale di Mestre, che abbiamo appena decongestionato ma che
continua a essere una strada ad alta concentrazione di
traffico?». Qualcuno, in verità, non la vorrebbe del tutto una
Nuova Romea. Ma questo è un altro discorso
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 04 agosto
2010
La bocciatura del Piano di
Lottizzazione di via del Tinto, da parte del consiglio comunale,
mi ha rallegrato seppur per pochi istanti: la vicenda è
infatti, ahimè, molto più complicata di quanto possa risolvere
un voto “semplicemente” negativo dell'assemblea cittadina.
Questo progetto costituisce una
delle pagine più squallide della storia urbanistica del Comune
di Venezia: da un banale campo di soia, che avrebbe dovuto
servire all'espansione del Bosco di Carpenedo, si vogliono
infatti ricavare 20 super ville di lusso.
E tutto questo grazie ad una
ricetta miracolosa i cui ingredienti sono: pressioni politiche,
violazione di termini di legge, ignoranza di norme
paesaggistiche vigenti (PALAV, Direttiva CE Habitat), sentenze
del giudice amministrativo fuorvianti. Attualmente sembra
comunque innegabile un fatto e cioè che il privato ha acquisito
il diritto di edificare quasi 7.000 mq di residenziale ma, e
questo è il punto fondamentale, è altrettanto certo, come
dicono i giudici e la Regione, che le norme di tutela del PALAV
(Piano paesaggistico di Area della Laguna e dell'Area veneziana)
siano vigenti ed applicabili. Se, dunque, in quest'area di
interesse paesistico-ambientale, non tanto per le piantine di
soia quanto per l'espansione del vicino bosco, non si dovrebbe
costruire nemmeno con i mattoncini dei Lego, ed almeno il 49%
delle villette è su area vincolata dal PALAV, allora c'è
qualcuno che non ha fatto i compiti per casa. E questo
“qualcuno” è la Regione Veneto che prima di “consigliar
male” il Comune, nel senso di lasciar costruire al privato,
avrebbe dovuto controllare, per competenza, se quanto chiedeva
il privato era in contrasto o meno con lo strumento
paesaggistico del PALAV da essa stessa formulato, specie poi se
si considera che il Comune aveva già bocciato l'ipotesi di
edificare vicino al Bosco.
Ora, l'amministrazione comunale
è certamente “incartata” poiché la Regione potrebbe
nominare un commissario ad acta per sostituire il Comune
nell'approvazione del progetto. D'altra parte, pure la società
Il Tinto S.r.l. ed i suoi soci, il dott. Paolo Fontana,
consigliere provinciale del Pdl, e Lionello Barbuio, Presidente
di ANCE Venezia, non se la passano bene dato che, continuando
così, saranno ricordati per sempre come quelli che hanno messo
una pietra tombale sullo sviluppo dell’antico, e perciò
preziosissimo, Bosco di Carpenedo. Forse entrambe le parti
dovrebbero riconsiderare le loro posizioni e, attraverso una
convenzione, spostare la cubatura altrove come chiesto dal
consigliere Marco Gavagnin del Movimento 5 Stelle.
Quest’ipotesi è stata dichiarata inammissibile in Consiglio
comunale perché non è previsto il meccanismo del “credito
edilizio” ma confido che la fantasia dimostrata dagli uffici
tecnici del Comune in altre occasioni possa aiutare anche qui a
trovare una soluzione.
Davide Scano
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Tratto
da
La Nuova di Venezia e Mestre
del 31 luglio 2010
pagina 19 sezione: CRONACA.
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No
alle ville in via del Tinto
Solo tre voti a favore, tra cui
quello del sindaco Orsoni. Sei contrari e 26 non partecipanti al
voto. Il Consiglio comunale giovedì sera ha bocciato le
villette vicino al bosco di Carpenedo. La società ”Il
Tinto” farà causa al Comune, chiedendo i danni.
Vale 20 milioni di euro la
costruzione in 89 mila metri quadri di spazi in via del Tinto,
oggi coltivati a soia, di 29 mila mq di lussuose villette (una
ventina) immerse nel verde e di un parco di 54 mila mq. La
società «Il Tinto», che vede tra i soci di maggioranza anche
Lionello Barbuio, presidente dell’Ance di Venezia, farà causa
al Comune dopo l’esito del voto in Consiglio dell’altra
sera. Solo tre sì (quello del sindaco Orsoni,
dell’Idv Lastrucci e del Pd Scarpa), sei i no (Bonzio di
Rifondazione, Caccia e Seibezzi di In Comune, i leghisti
Mazzonetto, Vianello e Giusto) e ben 26 consiglieri di Pd e Pdl
che non hanno partecipato. Un voto politico e trasversale
che ha affossato una lottizzazione arrivata all’esame del
Consiglio comunale dopo un lunghissimo contenzioso al Tar e al
Consiglio di Stato.
Una «grana» perché se gli
atti amministrativi sono tutti a norma, la politica ha mal
digerito la vicenda, anche nel centrodestra. «La ragione del
diritto è distante dalle ragioni della politica. Secondo le
ragioni della politica questa area non doveva essere resa
edificabile dalla Regione Veneto. Come giunta eravamo
consapevoli di quello che si è verificato l’altra sera. Ora
è evidente che i privati faranno causa con una richiesta di
risarcimento danni. Vedremo se l’evolversi di questa vicenda
porterà a riproporre il provvedimento all’esame di giunta e
consiglio», dice l’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli.
La società “Il Tinto“ ieri è uscita allo scoperto,
denunciando che la decisione del Consiglio è «illegittima,
ingiustificata e sorprendente perché si pone in contrasto con
la normativa urbanistica del Comune, avallato da ben tre
sentenze (due del Tar e una del Consiglio di stato) che, fra
l’altro hanno espressamente e positivamente apprezzato
l’accurata istruttoria dei competenti uffici urbanistici,
nonché della commissione di Salvaguardia, della Soprintendenza,
della commissione Edilizia, del distretto Idrografico e
dell’Osservatorio naturalistico della Laguna». E Lionello
Barbuio, presidente di Ance, tra i soci di riferimento, conferma
che ora la società porterà il Comune davanti ai giudici,
compresa la corte dei Conti «che dovranno valutare i vari
comportamenti di responsabilità».
Ovvero l’attacco non è solo
ai 6 consiglieri che hanno votato contro ma anche ai 26 che non
hanno partecipato, affossando la delibera. Barbuio segnala che
il danno è anche alla città «perché la società prevede di
costruire un bosco di 5 ettari e mezzo e risolvere i problemi
idraulici di Carpenedo attraverso una grande opera di garanzia
dell’invarianza idraulica». Di contro, invece, «nessun danno
il progetto arreca al cosidetto Bosco di Carpenedo». Il
consigliere Beppe Caccia di In Comune, tra coloro che hanno
votato contro la delibera replica affermando che il Consiglio
comunale si è ripreso «dignità e sovranità sul suo
territorio.
Sconfitta è l’arroganza
della Regione Veneto che attraverso giochetti formali vorrebbe
imporre una colata di cemento su un’area che tutta la città
ritiene inedificabile». E aggiunge: «sconfitta è l’avidità
di un manipolo di potenti speculatori immobiliari».
E l’assessore all’Ambiente
Gianfranco Bettin: «Lo scandalo - ricorda - sta tutto
all’origine, nella decisione della Regione di dare
edificabilità a quella zona contro il parere del Comune. Uno
scandalo culturale e politico. Il Consiglio ora ha esercitato la
propria sovranità in materia urbanistica». E il vicesindaco
Simionato: «Una trattativa? Per ora non è prevista».
Mitia Chiarin
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Tratto
da
La Nuova di Venezia e Mestre
del 01 maggio 2010
pagina 27 sezione: CRONACA.
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In
tangenziale serve l'autovelox fisso
«Tangenziale di Mestre, serve
l’autovelox fisso». A dirlo è l’associazione Cocit con il
presidente Mirko Speciale. L’associazione che da anni si batte
per il declassamento della tangenziale a strada urbana,
riducendone l’impatto e il carico di inquinamento sulla città
che è tagliata in due dall’infrastruttura, ha scritto
l’altro giorno alle società autostradali e alla Polizia
stradale. «Segnaliamo l’infrazione continua dei limiti di
velocità da parte di autoveicoli e mezzi pesanti - si legge
nella lettera, indirizzata anchye al comando provinciale dei
Vigili del fuoco - si chiede che vengano disposte misure idonee
al rispetto dei limiti di velocità, ivi compresa
l’installazione di mezzi elettronici fissi di rilevamento
della stessa». Il coordinamento contro l’inquinamento da
tangenziale segnala, spiega ancora il presidente, che
l’innalzamento del limite (oggi per le auto è di 90
chilometri orari mentre per i camion la velocità massima
consentita è di 60 km orari) non è di fatto stato accompagnato
da una campagna di controlli, complice «le difficoltà per le
pattuglie di eseguirli lungo la tangenziale».
Secondo il presidente della
Cav, la società di gestione del Passante, Alfredo Biagini «la
società assieme alla polizia stradale sta studiando come
intervenire. Principalmente sul Passante e poi anche lungo la
tangenziale. Allo studio c’è il posizionamento di cartelli di
invito agli automobilisti e di meccanismi per la rilevazione
automatica della velocità». In pratica Cav e Polizia Stradale
studiano per il Passante l’introduzione di autovelox fissi per
tenere sotto controllo in particolare la velocità dei mezzi
pesanti. In futuro, con la realizzazione della terza corsia
sulla A4 Venezia-Trieste si potrà pensare all’introduzione
del «Tutor», complesso dispositivo di controllo e
sanzionamento (in questo caso si analizza la velocità media e
non quella registrata nel punto di passaggio) da Padova fino a
Trieste.
Dalla Polizia Stradale di
Mestre viene confermato lo studio in atto per il Passante mentre
maggiori dubbi riguardano l’introduzione di autovelox fissi in
tangenziale a Mestre. Infatti, spiega il comandante della
Stradale di Mestre, il dottor Rocco Sardone, i controlli ci sono
da parte della Polizia, con l’utilizzo di telelaser e
autovelox, e in alcuni casi, specie in orario notturno, si sono
registrati episodi di eccessi di velocità. Ma secondo la
Stradale non si tratterebbe di infrazioni generalizzate.
Mitia Chiarin
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 01 maggio
2010.
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I camion non rispettano i limiti
di velocità sulla tangenziale. E, per dirla proprio tutta, non
rispettano nemmeno le corsie. Ecco perchè il Cocit lancia di
nuovo l’allarme tangenziale e chiede più controlli oltre
all’installazione degli autovelox. La preoccupazione
dell’associazione deriva dal fatto che in tangenziale
continuano a correre un sacco di camion che "trasportano
materiali pericolosi in quanto potenzialmente in grado di
incendiarsi, esplodere, diffondersi con rischi di tossicità".
Il Cocit ricorda che "varie volte vi sono stati incidenti
che hanno coinvolto mezzi pesanti con diffusione di sostanze
chimiche" e che la tangenziale di Mestre è senza corsia
d’emergenza. Non solo, il presidente del Cocit, Mirko
Speciale, rileva come l’immissione da destra - ma anche
l’uscita - sia resa difficile dalla presenza dei camion, che
fanno da barriera quasi continua. Insomma la tangenziale di
Mestre è molto pericolosa di suo e il mancato rispetto della
velocità fà sì che ci sia di che preoccuparsi. Ecco perchè
il Cocit scrive alla Polizia Stradale, ai presidenti di Autovie
Venete, delle Autostrade di Venezia e Padova, di C.A.V. e al
Comando Provinciale dei Vigili del fuoco per chiedere che
"vengano disposte misure idonee al rispetto dei limiti di
velocità da parte di autoveicoli e mezzi pesanti, ivi compresa
l’installazione di mezzi elettronici fissi di rilevamento
della velocità stessa".
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Tratto
da
La Nuova di Venezia e Mestre
del 23 marzo 2010
pagina 18 sezione: CRONACA.
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Smog
alle stelle, triste primato 54 gli sforamenti da inizio anno Smog,
triste primato regionale per Mestre. Decimo giorno consecutivo
con le polveri sottili oltre i limiti e 54esimo sforamento
dall’inizio dell’anno, dicono i dati delle centraline di
Arpav. E la pioggia ieri ha aiutato poco: i dati in diretta alle
6 di ieri indicavano uno sforamento di 78 microgrammi per
metrocubo, contro il limite delle normative europee (40
microgrammi).
I 54 sforamenti da inizio anno
sono il dato più alto rilevato tra le sette province venete. Un
triste primato che torna a segnalare come l’emergenza
inquinamento sia ancora una realtà. 54 sforamenti
dall’inizio del 2010 con dieci giorni consecutivi di smog alle
stelle. Questo 2010 inizia male, con dati dell’aria in
peggioramento rispetto al trend positivo segnalato dal 2006 al
2009 che aveva visto una riduzione degli sforamenti
complessivi.
Mestre si trova prima per
numero di sforamenti (54) tra le sette province venete. Seguono
a ruota Padova con 53, Vicenza con 51, Verona con 49 e Treviso
con 48. Gli ultimi dati segnalano domenica, primo giorno di
primavera, una concentrazione di 90 microgrammi per metrocubo in
via Fratelli Bandiera. 84 i microgrammi rilevati al parco
Albanese a Bissuola e 74 invece a Sacca Fisola. Tutti dati
superiori ai 40 microgrammi per metrocubo che è il limite
fissato dalla normativa europea. Domenica mattina la centralina
del parco Albanese ha segnalato una concentrazione di 100
microgrammi alle 6 del mattino. Ieri mattina alle 6 quando si è
intensificato il traffico del lunedì di rientro al lavoro, e
nonostante la giornata piovosa, la concentrazione rilevata dalle
telecamere «in diretta» è stata di 78 microgrammi, in lieve
calo dal primo pomeriggio.
Proprio nei giorni scorsi
l’associazione Cocit è tornata a segnalare la necessità di
indagare sugli effetti sull’uomo dello smog prodotto dalla
tangenziale di Mestre. La richiesta di una indagine
epidemiologica su smog e tangenziale aveva visto nel 2008 il
Comune, ricorda il presidente Mirko Speciale, stanziare 30 mila
euro e prendere contatti con l’azienda sanitaria. «Malgrado i
documentati solleciti nel corso di questi due anni da parte del
Cocit non vi è stata alcuna conferma sullo stato dell’arte
dell’indagine, e quindi - dice Speciale - si è resa
necessaria una richiesta di accesso agli atti alla Regione,
Comune e Asl 12. L’azienda ha però eccepito sull’accesso
agli atti richiesto, rendendo necessario un nostro ricorso al
legale di fiducia, per rivendicare il diritto all’informazione».
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Il
Valico di Mestre - gli atti dei convegni.
PRESENTAZIONE
a cura di L. Zanella, Assessore alla Cultura del Comune di Venezia
Il
Valico di Mestre: una mostra fotografica, due convegni, uno spettacolo
teatrale, per mettere a tema una delle questioni più dibattute, sofferte
e certamente non ancora risolte della nostra città. L’obiettivo è di
mettere in luce la complessità storica e presente, la natura
assolutamente contemporanea dei problemi e dei conflitti che hanno
accompagnato, fin dall’inizio, la realizzazione di una infrastruttura
viaria a sistema aperto, (il progetto iniziale lo prevedeva chiuso)
destinata ad attraversare, sventrandola, una delle aree più urbanizzate
del paese, per raccordare l’autostrada verso Padovs con quella diretta a
Trieste.
Progettata
nel 1968, l’opera viene conclusa quattro anni più tardi.
Mestre,
in pieno sviluppo demografico, socio economico ed urbanistico, sarà
costretta a fare i conti con i costi e i danni non previsti o
accuratamente occultati della veloce e vorace crescita.
La
proposta dell’associazione CoCIT di indagare e approfondire i tanti
aspetti della storia, dell’attualità e del futuro della tangenziale è
stata accolta con forte convinzione dall’assessorato, che nel 2007 aveva
già promosso la grande mostra "Mestre Novecento, il secolo breve
della città di terraferma", curata dall’arch. Giorgio Sarto,
responsabile del Laboratorio Mestre Novecento, costituito al Candiani allo
scopo di raccogliere documentazione, produrre ricerca ed elaborazioni
sulle trasformazioni e le storie della città.
Gli
atti qui pubblicati danno conto, tra l’altro, del ruolo fondamentale
svolto da CoCIT, non solo nella lotta in difesa della salute degli
abitanti e della qualità ambientale del nostro territorio, compromesse
dal traffico devastante della tangenziale, ma anche e soprattutto nel
salto di qualità che un conflitto agito in modo intelligente, non
limitato allo sterile corpo a corpo della mera contrapposizione, produce a
livello di consapevolezza, di confronto e di dibattito cittadino. E anche
di risultati concreti nelle scelte operate dalle istituzioni.
POSTFAZIONE
Abbiamo
iniziato l’esperienza che col tempo si è riassunta nella sigla del
CoCIT, partendo da un sentire comune: il patire una situazione di
inquinante congestione del traffico che deteriora la qualità della vita,
una situazione che ha superato la quasi ubiquitaria "normale
anormalità" della congestione urbana delle città contemporanee
entrando, a metà degli anni ’90, nell’emergenza a causa della
"invasione" e sovrasaturazione della Tangenziale di Mestre.
Quest’esperienza ci ha fatto mettere meglio a fuoco alcune cose e ce ne
ha fatte apprendere delle altre alle quali molti di noi non avevano mai
pensato. Le infrastrutture viabilistiche sono spesso (anche se non sempre)
utili o perfino indispensabili, ma a fianco di aspetti positivi presentano
importanti effetti collaterali di natura ambientale, urbanistica,
sanitaria, esistenziale e sociale che dovrebbero essere tenuti in maggiore
considerazione. Ci vorrebbe quindi una visione non prevalentemente
trasportistica, ma multidimensionale e interdisciplinare che dia il giusto
peso a tutti i fattori. Siamo in un’epoca di crisi ambientale, in più
il nostro territorio è fittamente antropizzato – estesamente coperto di
insediamenti umani e infrastrutture -: è necessaria la crescita di una
cultura e di un’etica attente a questi aspetti. Sarebbe necessario un
maggiore confronto non tanto sul "fare" o "non fare",
dicotomia a volte paralizzante a volte foriera di soluzioni infelici, ma
sul "come fare" e sul "perché si fa". Ovviamente
questa diventa solo un’affermazione astratta e banale se non è
finalizzata a porre al centro dell’attenzione la sostenibilità
ambientale e la progettazione partecipata delle opere. Sostenibilità
ambientale sia nella dimensione dell’impatto locale che in quella del
consumo generale di risorse naturali, progettazione partecipata che sappia
cogliere veramente la voce e l’esperienza degli abitanti del territorio.
Abbiamo
anche capito più chiaramente alcune cose sulla nostra città. La
collocazione geografica che ne fa un crocevia ha catalizzato in fasi
storiche diverse scelte infrastrutturali che hanno influito grandemente
sul suo destino urbanistico. Queste scelte sono venute in larga parte dall’esterno
e hanno tenuto in scarsa considerazione l’impatto sulla qualità della
città, vedendola più come territorio di servitù che altro. Anche la
Tangenziale ha questa genesi: ed eccoci con un’autostrada in mezzo all’abitato
e gravose aree commerciali e produttive realizzate a ridosso dei suoi
svincoli, da Marghera alla Cipressina, al Terraglio… La nostra città
deve partire anche da questi problemi per ricostruirsi in modo migliore. L’evento
realizzato nel maggio 2008 al Centro Candiani, dal Laboratorio per il
Museo di Mestre, in collaborazione con la nostra Associazione, nel corso
del quale vi sono stati due importanti momenti di riflessione e di
confronto, raccolti in questi "atti", ha documentato bene la
complessità della questione. Chiudendo, dobbiamo ringraziare Agostino,
Alfeo, Andrea, Antonella, Antonio, Antonino, Carla, Corrado B., Corrado
G., Diego, Fabio G., Fabio S., Fabio T., Furio, Giovanni, Luigi, Nicola,
Marco, Mario, Massimo, Michele, Mirco, Riccardo, Roberto, Valdino, che
hanno, in vari periodi, partecipato attivamente all’impegno del
Coordinamento, ma anche tutti i soci, i simpatizzanti e tutti quanti hanno
collaborato e partecipato in questi anni alle molte iniziative.
Mestre,
febbraio 2010
Associazione
Co.C.I.T.
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Tratto
da CORRIERE DEL VENETO
del 20 gennaio 2010.
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Tangenziale,
crolla il traffico ma l’inquinamento resta alto Monitoraggio
dell’Arpav. Calligaro: le cause sono altre
MESTRE
— Meno auto in tangenziale, ma l’inquinamento non cala in
modo proporzionale. Anzi, tra i due valori non c’è proprio
collegamento diretto. «Posto che il traffico è diminuito, i
dati mostrano che il problema non è la tangenziale», dice il
capo di gabinetto del sindaco Maurizio Calligaro. L’A57 ha
ceduto al Passante il 30 per cento di veicoli, ma la diminuzione
delle polveri sottili a ridosso dell’autostrada è uguale a
quella che si è registrata nelle altre parti della città. I
dati su traffico e smog sono stati raccolti da l’Arpav in via
Eridesio e via Tagliamento tra il 1 agosto e il 31 ottobre 2008
e 2009, su richiesta di Ca’ Farsetti che aveva chiesto un
monitoraggio completo per studiare la situazione. «La
diminuzione del Pm10 in questi due anni c’è stata in tutto il
territorio comunale — dice l’assessore all’Ambiente
Pierantonio Belcaro — anche grazie all’apertura del Passante
che ha ridotto il traffico in transito per Mestre». Lo studio
conferma infatti che la nuova autostrada ha liberato la
tangenziale e insieme dice che i dati sul Pm10 sono in linea con
l’andamento dell’inquinamento a Mestre.
La
concentrazione media in via Eridesio
(29 microgrammi a metro cubo d’aria) è identica a quella di
parco Bissuola nel 2009 (28), come d’altronde accadeva di
fatto nel 2008 con 33 e 32 microgrammi. Per Arpav in realtà la
questione è più articolata: il miglioramento è effetto di
meteorologia e diminuzione di emissioni. L’aria più pulita è
dunque legata a fattori diversi, pioggia, calo di traffico e
attività produttive. «Tutto concorre a beneficio della città»,
spiega il direttore Renzo Biancotto. L’analisi così modifica
la credenza diffusa tra cittadini e amministratori che la
tangenziale fosse la causa principale dell’inquinamento
urbano. Per questo in Comune si sta valutando l’ipotesi se
impiegare diversamente i 28 mila euro messi a bilancio per
l’indagine epidemiologica sulla tangenziale. «Servirebbe
un’inchiesta a più ampio spettro su Mestre e Marghera», dice
Calligaro. Il Coordinamento contro l’inquinamento della
tangenziale (Cocit) non è tuttavia d’accordo ed è pronto a
sollecitare Asl e Comune su questo fronte. «I passaggi in
tangenziale sono 90 mila al giorno e l’arteria è ancora
inquinata», dice Mirco Speciale del Cocit. Sul Passante invece,
«non è stato avviato il tavolo tecnico per la sua gestione
pubblica, è come avere una Ferrari e non usarla».
Il
monitoraggio di Arpav mostra in realtà che
i transiti in tangenziale sono meno di 90 mila e tra agosto e
ottobre 2009 le automobili sono scese del 25 per cento mentre i
tir del 50. Nel 2008, passaggi orari in via Eridesio erano 2.133
contro i 1.477 del 2009 (meno 31 per cento) e in via Tagliamento
2.124 contro i 1.413 (meno 33). Nell’arco di 24 ore transitano
cioè 33 mila 600 mezzi, qualche centinaio in meno nei giorni
festivi. Anche la crisi contribuisce sulla diminuzione di mezzi
e Cgia lancia l’allarme. I tir sulle autostrade venete sono
scesi del 11,5 per cento contro il meno 9 nazionale e sulla
Padova-Venezia del 30. «Erano 15 anni che non accadeva, siamo
preoccupati per gli autotrasportatori e temiamo per il 2010»,
dice Cgia. Sul futuro della tangenziale rimane aperta
un’incognita. Cocit e Ca’ Farsetti chiedono che sia gestita
dal Comune, ma da Roma arrivano solo risposte negative. Inoltre,
alcuni tratti continuano a creare problemi soprattutto per le
conseguenze sul traffico cittadino. In particolare è l’uscita
Castellana a avere effetti negativi su Mestre. «Abbiamo chiesto
a Cav di spostare al Terraglio le indicazioni di uscita per
Auchan e ospedale», spiega l’assessore alla Mobilità Enrico
Mingardi. Quando poi finiranno i lavori in via Martiri della
Libertà, il Comune ha intenzione di limitare il traffico dalla
Castellana sulle vie da Verazzano e Fradeletto, per far usare
maggiormente le strade regionali 11 e 14».
Gloria Bertasi.
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 20 gennaio
2010.
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Migliora
la qualità dell'aria in tangenziale, ma non solo. Lo dice il
monitoraggio promosso dal Comune e condotto dall'Arpav, i cui
dati sono stati resi noti ieri dall'assessore all'Ambiente
Pierantonio Belcaro. Lo
studio ha riguardato la rilevazione delle concentrazioni delle
polveri sottili e degli idrocarburi policiclici aromatici dal
primo agosto al 31 ottobre 2009 attraverso la centralina
installata in via Eridesio. Quindi è stato fatto il confronto
con il medesimo periodo del 2008 e le stazioni analoghe di via
Tagliamento, zona della Miranese, e del parco Bissuola. Il
risultato è buono: tanto i giorni di superamento del limite
legale di 50 microgrammi per metro cubo delle PM10 quanto la
media della loro quantità sono diminuiti sia a ridosso
dell'arteria che nel resto della città.
Il monitoraggio di Arpav dice che la concentrazione delle
polveri sottili misurata in Via Eridesio ha oltrepassato il
valore limite giornaliero per la protezione della salute umana
pari a 50 microgrammi per metro cubo da non superare per più di
35 volte per anno, in 12 giorni sugli 87 totali di misurazione
(14%) nel 2008 ed in 7 giorni sugli 86 totali (8%) nel 2009. E
che la media di periodo delle concentrazioni giornaliere delle
stesse è risultata pari a 33 microgrammi per metro cubo nel
2008 e 29 nel 2009.
«Lo studio commissionato dall'amministrazione e durato due anni
- spiega Belcaro - ci ha dimostrato come la diminuzione sia
riferibile a tutto il territorio comunale. Da questo punto di
vista l'apertura del nuovo Passante, comportando la riduzione
dei transiti in tangenziale di oltre il 30%, ha certamente
recato dei significativi benefici ambientali estesi». U
Un miglioramento generalizzato, dunque, ascrivibile, allo stesso
tempo, anche agli effetti di una meteorologia favorevole nonché
a una sensibile riduzione delle attività produttive per la
grave congiuntura economica. «Fa piacere che il dato sia
positivo - commenta Diego Saccon del Cocit - Ora è importante
mantenere un punto di osservazione di modo da valutare con
cognizione di causa come vanno le cose e creare una serie
storica in proposito, ma anche correlare il dato strettamente
ambientale con l'indagine epidemiologica di cui per adesso non
si sa ancora nulla».
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 17 gennaio
2010.
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Tangenziale
scatta il Verde. Tangenziale
interrata, tangenziale verde, tangenziale strada urbana.
Comunque non più tangenziale. Ormai è uno dei leit motiv delle
richieste dei cittadini, che vogliono far sparire questa
cicatrice che sventra Mestre. Farla sparire in qualche modo,
facendo diventare la tangenziale una strada qualsiasi. E
così il Cocit - Coordinamento contro l’inquinamento da
tangenziale - avverte i futuri amministratori del Comune e della
Regione che è urgente mettere mano alla tangenziale per ridurre
il suo impatto. Visivo, sonoro e ambientale. E ieri il
presidente del Cocit, Mirko Speciale, ha spiegato che bisogna
non solo completare le barriere fonoassorbenti lungo tutta la
tangenziale, ma anche renderla un corridoio verde. Vecchia
idea? Sarà anche vecchia, ma resta attuale, attualissima. Perché
anche solo guardando al Passante si vede quanto indietro siamo
con la tangenziale. E’ vero che sono passati quarant’anni,
ma il Passante è stato costruito progettando contemporaneamente
anche il Passante verde e cioè tutte le opere di mitigazione
ambientale, mentre la tangenziale continua ad essere
un’autostrada e basta. Secondo
l’avvocato Alfiero Farinea basta copiare il sistema del
Passante dove, al posto degli espropri delle aree contigue al
tracciato autostradale, si è preferito stringere accordi di
collaborazione con gli agricoltori. E così l’intero tracciato
del Passante è, come dire?, in appalto perenne agli agricoltori
che, invece di essere espropriati dei terreni, hanno fatto un
accordo per cui si occupano di tutto il verde che viene creato
attorno al Passante. Costa
meno e rende di più questo meccanismo e il Cocit vorrebbe tanto
che le scarpate della tangenziale, gli svincoli, le rotonde,
diventassero verdi. Ma verdi sul serio. E questo significa
piante e arbusti e non quell’erba spelacchiata dal colore
improbabile che c’è adesso. Ed ecco lo
studio del Cocit su alberi e piante, erbe e arbusti
necessari a far vivere la tangenziale. Perchè occhio che ci
sono anche piante che si "mangiano" il benzene o gli
idrocarburi, basta selezionarle, piantarle e fare in modo che
attecchiscano. Dunque servono soldi . Non tanti alla fin fine -
conteggia Diego Saccon - Partiamo dalle barriere fonoassorbenti.
Ne mancano per 2-3 chilometri al massimo lungo la tangenziale.
Costano 1 milione di euro a chilometro lineare. Più il verde,
che più o meno costa 15 mila euro all’ettaro. In tutto sono
11 ettari da piantumare. Più impianti di irrigazione e
quant’altro. Vuol dire che con 4-5 milioni di euro si
trasforma la tangenziale di Mestre in una tangenziale
verde. E
l’intervento - avverte il Cocit - va fatto al più presto perché
la tangenziale sta per riempirsi di nuovo. Il Passante infatti
ha portato via almeno 50 mila veicoli, ma stanno per arrivare
quelli del Quadrante di Tessera, che sono 45 mila. E i soldi? Bè,
ogni giorno in tangenziale ci sono almeno 30 mila passaggi
autostradali, cioè di gente che paga per passare in
tangenziale. Una parte di quei soldi dovrebbero essere investiti
per sanare la ferita che taglia in due Mestre. Del resto è da
40 anni che i mestrini sopportano, gratis, l’impatto di una
autostrada che passa in pieno centro città, adesso è arrivato
il momento di incassare il credito! M.
Dainese
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SABATO
16 GENNAIO 2010
ORE 12 MUNICIPIO
DI MESTRE CONFERENZA STAMPA DELL'ASSOCIAZIONE Co.C.I.T.
PRESENTAZIONE
DE "LA
TANGENZIALE VERDE"
UNA PROPOSTA DI CORRIDOIO ECOLOGICO LUNGO LA TANGENZIALE DI MESTRE
REALIZZATA CON IL METODO DELLA PROGETTAZIONE PARTECIPATA
Intervengono:
il
Presidente della Municipalità Mestre Carpenedo Massimo Venturini
avv. Alfiero Farinea. esperto di diritto urbanistico
Gli interventi di mitigazione ambientale effettuati, sebbene ottenuti
grazie ad estenuanti proteste e lotte dei cittadini, si sono rilevati
insoddisfacenti nel risultato. Esito di un metodo che ha rifiutato la
progettazione partecipata aperta agli abitanti e la concertazione con le
associazioni dei cittadini, ma anche con il primo livello della
rappresentanza istituzionale quali sono i Consigli di Quartiere e le
Municipalità.
La Tangenziale è tuttora un'Autostrada "la A 57" che passa in
mezzo alla nostra città, con ingenti moli di traffico.
Per questi motivi è necessario un vero intervento di ambientalizzazione e
in questo senso l'Associazione CoCIT ha sviluppato una proposta
raccogliendo le esigenze e le idee di gruppi di cittadini di varie parti
della città attraversate dall'infrastruttura.
L'aspetto paesaggistico-ambientale è stato finora affrontato solo nel
tratto della tangenziale di competenza della Società delle Autostrade di
Venezia e Padova con serie di interventi attuati negli anni 2007 e 2008.
La mitigazione espletata con la messa a dimora di specie arboree e
arbustive è stata deludente e praticamente inefficace. Quindi a
partire dallo stato di fatto delle zone attigue all'opera, sono state
raccolte le idee di più gruppi di persone residenti nelle zone di Borgo
Forte e Terraglietto, Terraglio, Cipressina, , Marghera e Villabona per
migliorare la situazione esistente. Il lavoro cartografico ha subito vari
perfezionamenti sino a giungere alla versione che viene presentata
che meglio riassume le proposte avanzate.
Qui
tutti i dettagli e le tavole del progetto:Progetto
Tangenziale Verde
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Tratto
da IL GAZZETTINO
di Venezia del 5 gennaio 2010.
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Ieri è stato l’ultimo giorno utile per presentare le
osservazioni alla Variante del “Quadrante di Tessera”,
ma l’azione di opposizione alle modifiche introdotte con il
nuovo progetto portata avanti dai Verdi, Rifondazione Comunista,
Sinistra e Libertà, Comunisti Italiani, CoCIT,
Lipu e l’associazione “40 per Venezia”, continuerà anche
nei prossimi giorni.
Un tema che scotta nel
centrosinistra, soprattutto in ottica elezioni, e che non
mancherà di scatenare altre polemiche.
«L’elenco di 520 firme
raccolte lo scorso fine settimana in calce al nostro documento
di osservazioni e che ieri abbiamo presentato a Ca’ Farsetti -
ha spiegato Davide Scano dei Verdi - continuerà a rimanere a
disposizione di quanti vorranno ribadire il loro dissenso alle
proposte di modifica già approvate sia dal Consiglio regionale
che da quello comunale».
Il Comune, tuttavia, pena
l’annullamento della delibera, ha ora tempo fino al 18 gennaio
per esaminare le osservazioni e svolgere le proprie
controdeduzioni.
“Il fatto che moltissimi
cittadini abbiano manifestato contrarietà al progetto e che
molti altri, tra cui numerosi titolari di attività commerciali
del centro storico veneziano e di Mestre continuino a
sottoscrivere il nostro documento - ha proseguito il
rappresentante dei Verdi - ci invoglia a sperare che il
consiglio comunale possa prendere in seria considerazione, in
sede di controdeduzioni, le osservazioni da noi presentate”.
In sintesi viene contestato che
all’interno della Variante, accanto a stadio e casinò, sia
prevista la costruzione di una nuova città con centri
commerciali, alberghi ed uffici che comporterebbe la chiusura di
molte altre attività della terraferma.
Tra coloro che si oppongono alla
Variante ci sono anche gruppi che attualmente appoggiano la
maggiorana di Ca’ Farsetti e questo potrebbe determinare, pur
mancando davvero poco alla fine della legislatura, una
situazione destabilizzante nella coalizione di governo della
città.
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QUADRANTE
DI TESSERA: PRO O CONTRO LA CITTA’?
PENSIAMO
UN’ALTERNATIVA PER UNA CITTA’ PIU’ MODERNA E SOSTENIBILE?
Premessa
Il
QdT [Quadrante di Tessera] sembra rispondere ad una logica di
servitù infrastrutturale per il Nord-Est e per i flussi turistici su
Venezia da un lato, da un’altro ad un’idea di zona di servizi,
commercio, “mercato del divertimento” delocalizzata rispetto alla città
abitata. Ne risulta una scissione del territorio tra una “città
fantasma” (o di fantasmi) fatta per attività, ma senza abitanti e una
città abitata depauperata di attività vitali. Per questo stesso motivo
si può inoltre dubitare che la localizzazione di Stazione AV e la
Sublagunare a Tessera non sono utili agli abitanti e all’integrazione
della città.
Chiaramente
gli aeroporti stanno fuori dalle città, ma sia le metropolitane che
l’AV, nelle principali città italiane, stanno dentro. A Roma e Milano
forse l’AV non arriva in Stazione Termini e in Stazione Centrale?
Infatti la logica dell’AV è quella di “arrivare nei” (integrare i)
centri offrendosi come alternativa al trasporto aereo e a quello su gomma.
Un collegamento rapido con metropolitana da Venezia dovrebbe servire per
integrare Venezia alla Terraferma e servire gli abitanti. Sarebbe forse più
opportuno che AV e un collegamento metropolitano veloce per Venezia
avessero il loro punto di arrivo alla Stazione di Mestre, ove vi sarà il
nodo centrale, il cuore, del SFMR che collega i luoghi abitati nelle
direttrici di Padova, Castlefranco, Treviso (in futuro Conegliano), San
Donà di Piave e Portogruaro.
La
città unica, plurima ma integrata, si può meglio realizzare rinforzando
l’asse di connessione, la spina dorsale, tra Centro Storico e Centro di
Mestre, a sua volta già legato per contiguità o attraverso il nuovo
sistema tranviario a Marghera e Favaro, ma anche a Mestre Ovest (Zelarino,
Cipressina, Chirignago) con il SFMR e possibilmente in futuro con una
linea ovest del Tram.
Così
si può condensare dentro e non fuori della città un processo di
riqualificazione e ristrutturazione urbana che coniuga l’abitare ed il
vivere la città con le infrastrutture per la mobilità e i luoghi del
lavoro e dello studio. Infatti questo è lo stesso asse attorno al quale
troviamo l’area di trasformazione della prima zona industriale, le sedi
universitarie sia di Venezia che di Mestre in via Torino, la fascia urbana
che da Mestre Ovest – stazione SFMR di Via Olimpia, attraversando tutto
il Centro affacciandosi a San Giuliano arriva a volgersi a Venezia,
inglobando anche le antiche vie acquee di comunicazione.
Si
può inoltre ricostruire parzialmente la città su sè stessa riducendo
inopportuni, perchè ormai pericolosi per gli equilibri ambientali (si
pensi solo ai problemi idraulici), consumi di suolo vergine, come nel caso
del Quadrante di Tessera.
Su
questa base infrastrutturale, urbanistica e produttiva, si può appoggiare
anche il superamento di posizioni identitarie forse superate. I veneziani,
andando oltre il lutto della Serenissima, possono orientarsi a sentirsi
abitanti del Centro Storico di una più grande città moderna, i mestrini
e gli abitanti della terraferma in generale, superando sia il lutto
dell’”annessione” che il senso di inferiorità di figli di un dio
minore, possono superare l’empasse di maturazione di Mestre e di tutto
il territorio di Terraferma.
Si
sintetizzano alcune criticità relative al progetto del Quadrante di
Tessera e alle ipotesi di ampliamento aeroportuale
-
lo
“Schema grafico ricognitivo” denominato “Cittadella aeroportuale
“ è la riproduzione esatta di una osservazione ad una Variante di
piano adottata dal Comune di Venezia cinque anni fa e ancora non
deliberata da parte della Regione. L’osservazione-proposta è stata
presentata (contro la legge regionale?) con quattro anni di ritardo
direttamente in Regione il 25/7/2008
da due società (SAVE
spa e Marco Polo srl) invece
che all’Amministrazione Comunale .
-
Non
sembra sia stato valutato il problema della connessione
all’autostrada Venezia – Milano, che allo stato rimarrebbe la
Tangenziale, attualmente riclassificata Autostrada A – 57, che
notoriamente attraversa la città con grave impatto ambientale e
urbanistico. Per la mobilità dell’insediamento
proposto (rinviando comunque ad una verifica della correttezza dei dimensionamenti proposti) la Variante di PRG
proposta dalle due società prevede
di aggiungere ai 5.000 posti macchina già previsti per
l’attrezzatura polivalente dello stadio, ulteriori 18.380 posti
macchina e 300 parcheggi per bus per l’area AEV e ulteriori 8.680
posti macchina (tot. 27.060) per due successivi
ampliamenti dell’area aeroportuale
-
La
grandissima operazione immobiliare proposta da questa
osservazione (su aree a destinazione agricola preventivamente
acquisite da SAVE spa nel 2005) risulterebbe
di oltre 100 ettari (105,
con 8 ha di aree per interscambi); con una edificabilità di oltre
un milione di mc. (1.085.000) in
aggiunta all’attrezzatura polivalente per lo stadio ed i grandi
spettacoli. Tale proposta quadruplicherebbe la superficie urbanizzata dell’area attualmente
prevista per la grande attrezzatura polivalente per la quale il Piano
Regolatore Comunale vigente (definitivamente approvato dalla Giunta
Regionale con DGR n. 2141
del 29 7 2008) già destina un’area di 27,4 ettari (274.000 mq. ben
superiori alla superficie necessaria per la realizzazione
dell’attrezzatura polivalente per lo stadio prevista dal Comune nel
2004 pari a 210.000 mq), un’area collocata a opportuna distanza
dall’ambito aeroportuale (fascia di rispetto di 400 m. dalla strada
statale triestina).
-
Una
immobiliare SRL (del Casinò) e una SPA aeroportuale (la Save)
sembrano assumere il ruolo di pianificazione
del territorio (l’osservazione propone formalmente una nuova
Variante al PRG) per un
nuovo enorme insediamento
con l’ambizione di “nuova città” sostituendosi alla
Amministrazione Comunale.
-
A
proposito dell’ipotesi di costruire una nuova
pista aeroportuale ci si può interrogare sulla sua necessità.
L’aeroporto Marco Polo di Venezia ha toccato il record di 7 milioni
di passeggeri nel 2007 (con un calo del 2,6 % nel 2008 e del 12,5 %
all’inizio del 2009). Gatwick,
il secondo aeroporto più importante di Londra, con una sola pista
gestisce oggi quasi 33 milioni di passeggeri/anno e programma di poter
raggiungere nell’anno 2015 il limite massimo di utilizzazione della
pista attuale, pari a 45 milioni di passeggeri. Si tratta di saper
riorganizzare e gestire al meglio l’attività aeroportuale ed
eventualmente di ampliare la gestione integrata, già oggi funzionante
con l’aeroporto di Treviso, anche con gli aeroporti di Ronchi e di
Verona. Si rileva che la proposta di una nuova pista è probabilmente
insostenibile ambientalmente, paesaggisticamente e socialmente con la
qualità dei luoghi. Già la situazione attuale necessita di urgenti
interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale, paesaggistica
e sociale per gli inquinamenti atmosferici, acustici e luminosi.
-
Bisogna
chiedersi se è stato sufficientemente valutato l’impatto che
dovrebbero pagare gli abitanti delle aree coinvolte (Tessera, Cà
Noghera, Campalto, Favaro, Q. d’Altino, S. Liberale, Gaggio-Marcon)
-
Con
questa nuova “City” Mestre
vedrebbe decentrate fuori di sé funzioni commerciali, direzionali,
ricettive e ricreative, in aree lontane e non integrate che
probabilmente non produrrebbero alcun effetto città e alcuna
riqualificazione urbana attorno a sé, inaccessibili e invivibili
fuori degli orari di lavoro
-
Il
drenaggio a Tessera degli indispensabili ingenti capitali e
finanziamenti privati e pubblici potrebbe andare a discapito della
necessaria bonifica, riqualificazione e riutilizzazione delle aree
libere e liberabili di Porto Marghera
-
Con
“Tessera City” si avvierebbe un ulteriore larghissimo
consumo di suolo con chiaramente giustificato
-
Mentre
il Piano Regolatore vigente prevede la localizzazione del “Bosco di
Mestre” a delimitare e a “chiudere” le aree insediative verso la
laguna; la
Variante al PRG
proposta dalle due società prevede invece una enorme
urbanizzazione a cavallo della “bretella” aeroportuale e sposta
le nuove aree per il bosco al di là del nuovo insediamento proposto.
Quest’ultimo inoltre sarebbe
vicino alle zone di pregio ambientale e archeologico del fiume Dese e
di Altino, di valenza culturale e anche turistica (alcune aree
archeologiche marginali, ma comunque importanti, sono già state
aggredite dalle più recenti espansioni dell’area aeroportuale).
N.B.:
i dati tecnici sono ricavati da una relazione del prof. Stefano Boato
docente di Pianificazione del Territorio, Facoltà di Pianificazione del
Territorio dello IUAV
Pertanto
lunedì 4 gennaio 2010 abbiamo presentato come associazione la seguente
osservazione alla Variante al PRG:
|
COMUNE DI VENEZIA
Osservazione
alla
delibera del Consiglio Comunale n. 131 del 3.11.2009 su:
CONTRODEDUZIONI
ALLA PROPOSTA DI MODIFICA ALLA VARIANTE PARZIALE ALLA VPRG Per
la Terraferma PER IL “QUADRANTE DI TESSERA” di cui
alla Delibera della Giunta Regionale n. 2893 del 29.09.2009
Premesso
che
·
il Piano Regolatore per la Terraferma, attualmente
vigente (approvato con delibere della Giunta Regionale n.
3905 del 2004 e 2141 del 2008), prevede già la possibilità
di edificare un nuovo stadio su un ambito di proprietà
dell’Amministrazione comunale (per interposta società) di
274.000 metri quadri.
Per l’edificazione
del nuovo stadio e strutture connesse, attuabile
in qualsiasi momento, l’Amministrazione Comunale nel
2004 ha ritenuto sufficienti 210.000 mq (delibera del Consiglio
Comunale n. 133) residuando quindi almeno 64.000 mq di superficie territoriale
libera;
·
l’ambito suddetto è stato collocato nel PRG
prevedendo, correttamente, una congrua
fascia di rispetto a distanza di 400 metri dal comparto
aeroportuale. Tale area ha accessibilità
dal Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (S.F.M.R.) e
viaria separate e distinte da quelle aeroportuale;
·
il Casinò di Venezia dispone già di oltre 8 ettari
di terreni su aree limitrofe alla struttura di Ca’ Noghera.
Va notato peraltro che una maggior redditività della casa da
gioco (più difficile in periodo di crisi economica) dipende
molto da una miglior gestione e non tanto da una semplice
spostamento a breve distanza. Tale riallocazione è comunque
possibile nell’area libera disponibile di cui sopra e, a
conferma di ciò, va ricordato che, in data 18.02.2005, il
Direttore Generale del Casinò, prof. Armando FAVARETTO,
riteneva complessivamente necessari e sufficienti, per
realizzare una nuova sede, 30.000
mq di pavimento (distribuiti su più piani);
·
nel comparto
aeroportuale di Tessera vi sono ancora amplissime aree libere
nelle quali sono collocabili eventuali ulteriori strutture di
servizio alle attività aeroportuali che si rivelassero
necessarie nei prossimi decenni;
·
l’aeroporto
Marco Polo, il quale ha toccato il record di 7 milioni di
passeggeri nel 2007 (con un calo del 2,6 % nel 2008), dispone
di una pista (e di una pista di servizio affiancata) che
consente di poter arrivare potenzialmente sino a 45 milioni di
passeggeri. Gatwick, il secondo aeroporto di Londra, con una
sola pista gestisce già oggi quasi 33 milioni di
passeggeri/anno e programma di poter raggiungere nell’anno
2015 il limite di utilizzazione della pista attuale, pari a 45
milioni di passeggeri. Nel caso veneziano occorre, dunque,
semplicemente organizzare e gestire meglio l’attività
aeroportuale e ampliare la gestione integrata già oggi
funzionante con l’aeroporto di Treviso ed eventualmente
coinvolgendo anche il friulano Ronchi dei Legionari e il Catullo
di Verona;
·
l’ipotesi di una nuova pista aeroportuale
(avanzata dalla SAVE in propri elaborati interni che non sono
mai stati formalmente presentati agli enti pubblici competenti
per la loro valutazione ed eventuale approvazione) è
in ogni caso incompatibile ed insostenibile sotto il profilo
ambientale, sociale e paesaggistico. Già la situazione
attuale necessita di urgenti interventi di mitigazione e
riqualificazione ambientale, sociale e paesaggistica per le varie forme di
inquinamento atmosferico, acustico, luminoso e da traffico
veicolare che assediano gli abitanti e l’ambiente di Tessera,
Cà Noghera, Campalto, Favaro, Quarto d’Altino, San Liberale,
Gaggio e Marcon;
·
occorre evitare,
nel modo più assoluto, di consumare inutilmente il suolo
agricolo non inquinato libero da urbanizzazioni ancora rimanente
nel territorio comunale.
A tal proposito va detto che la relazione di Progetto del PAT,
che sostituirà l’attuale PRG, si afferma (pag. 27) che
“l’abbandono di suoli
coltivati ha alimentato aspettative di consumo di suolo a fini
edificatori e ha comportato impermeabilizzazione dei suoli,
degrado ambientale, perdita di identità del paesaggio”
e, di seguito, a proposito de “gli usi sostenibili del
suolo” (pag. 30) si dichiara solennemente che “il
suolo è una risorsa sostanzialmente non rinnovabile in
considerazione dei tempi lunghi di formazione nelle sue
componenti minerali, organiche…Esso fornisce cibo, biomassa e
materie prime...è un elemento del paesaggio e del patrimonio
culturale, svolge un ruolo fondamentale come habitat e riserva
genetica. I fenomeni di degrado o viceversa di miglioramento
hanno un’incidenza significativa su altri settori come la
tutela delle acque di superficie e sotterranee, la salute umana,
i cambiamenti climatici, la tutela della natura, della
biodiversità”. Sono
invece da recuperare le grandissime aree industriali già
dismesse da anni, in particolare nella prima zona di Marghera
(ma ormai anche in molte altre aree), recuperando,
riqualificando e riusando aree centrali già urbanizzate e
infrastrutturate, creando nuovi posti di lavoro per prevenire
ulteriori future dismissioni;
·
nel comparto per
Attività Economiche Varie (AEV) di Dese, vicinissimo a Tessera,
esistono enormi aree (circa un milione di metri cubi), del tutto
libere e inutilizzate, con destinazioni d’uso produttive e
terziarie (commerciali, uffici-direzionali,
turistico-ricettive-alberghiere) con un piano attuativo già
approvato ed infrastrutture già realizzate; Si tratta poi
di zone già compromesse perché strettamente adiacenti e/o intercluse tra altre
zone produttive e cesure infrastrutturali;
·
tutto il territorio della terraferma veneziana è a
rischio idraulico e tale pericolo sta peggiorando di anno in
anno a causa dei cambiamenti climatici (aumento della piovosità
e maggior concentrazione delle piogge in ristretti periodi): si
sta cercando peraltro di provvedere a ridurre gli allagamenti
con interventi emergenziali, ancora troppo limitati e locali,
senza una programmazione delle opere che abbia una visione
territoriale complessiva dell’intero bacino idrografico, come
previsto dalla legge sui Piani di Bacino vigente. Queste aree
sono state urbanizzate senza predisporre il drenaggio a monte e
lo stoccaggio e gestione a valle delle acque per prevenire gli
allagamenti, in anni nei quali non si aveva la consapevolezza
della gravità del rischio specialmente nelle zone territoriali
prospicienti la gronda lagunare. Con la consapevolezza del
fenomeno ed i dati a disposizione, oggi è semplicemente
assurdo e irresponsabile proporre proprio l’urbanizzazione
delle aree a est della bretella di collegamento tra le
autostrade e l’aeroporto: tali aree, infatti, sono decisamente
quelle a più grave rischio di allagamento di tutto il
territorio comunale (basti vedere gli studi idrogeologici
annessi al PAT e Relazione Idrologica annessa al Progetto di
ANAS per l’adeguamento della viabilità di accesso
all’Aeroporto);
·
il Bacino Idrografico scolante in laguna, di competenza
regionale, è l’area idrografica a maggiore rischio di
allagamento di tutto il Triveneto. E, proprio in questo
territorio, la Regione Veneto non ha provveduto ad approvare
ed attuare il Piano di Bacino o PdB (dal 1989) ed il Piano di
Assetto Idrogeologico o PAI (dal 1999), mentre in tutte le
altre aree del Triveneto si è proveduto. In
assenza dei succitati piani non vi è stato comunque alcun
intervento teso ad eliminare o, almeno, ridurre il rischio di
futuri allagamenti e non sono state ancora neppure interdette,
con prescrizioni vincolanti come previsto dalle leggi vigenti,
l’urbanizzazione e l’edificazione delle aree a più alto
rischio idraulico. Al contrario, in base a Delibere
Regionali e alle Ordinanze del “Commissario Delegato per
l’emergenza concernente gli eccezionali eventi
meteorologici” relative alla cosiddetta “Verifica di
Compatibilità idraulica” (ed alle loro applicazioni comunali)
si continua ad
autorizzare l’urbanizzazione e l’edificazione di aree ad
alto rischio idraulico
a condizione che, con vari provvedimenti locali adottati caso
per caso (con grande spesa e un uso scorretto del territorio o
addirittura con lo stravolgimento delle poche aree verdi private
e pubbliche), sia
garantita semplicemente la “invarianza idraulica” ovvero che non si aggravi la situazione di rischio già eventualmente
presente;
considerato
che
·
con le delibere Regionale e Comunale in esame, si propone
l’urbanizzazione e l’edificazione proprio delle aree a più
alto rischio di allagamento della terraferma, ipotizzando
degli interventi (non ancora progettati) che, solo per il “non
aggravio del rischio” dovrebbero “trattenere” 52.000 metri
cubi d’acqua (salvo,
naturalmente, verifica della correttezza del dimensionamento
prospettato). Rispetto alla VPRG vigente trattasi di ulteriori grandissime
aree agricole (si comprometterebbe nel complesso un comprensorio
di 2 milioni e 220 mila metri quadri di terreno) che il PRG
vigente mantiene correttamente ad uso agricolo. Tali aree
sono state preventivamente acquisite, dall’anno 2000 fino al
2005, a prezzo agricolo dalle due società, la Marco Polo S.r.l.
(Casinò) e SAVE
Aeroporto di Venezia S.p.A., presentatrici della proposta di
variante alla VPRG sotto forma di osservazione
presentata direttamente in Regione nel 2008 con un super ritardo
di quattro anni rispetto all’adozione della stessa variante da
parte del Comune (variante denominata “Quadrante
Tessera” adottata con delibera del Consiglio Comunale n. 133
del 11.10.2004 ed approvata, con le proposte di modifica, dalla
Giunta Regionale con delibera n. 2893 del 29.09.2009);
·
la proposta presentata quadruplicherebbe la superficie
urbanizzata dell’area attualmente prevista per la nuova grande
attrezzatura polivalente-stadio per la quale il PRG vigente già
destina un’area di 274.000 mq. La nuova operazione
immobiliare, denominata “Tessera City”, è motivata solo
dagli interessi economici dei proponenti (il Casinò di Venezia
e la società SAVE gestrice dell’aeroporto) per la -
pubblicamente dichiarata - finalità di “produrre risorse” (vulgo
“fare cassa”); ciò quando tali proponenti dispongono già
di amplissime aree nel territorio circostante;
·
le due società propongono inoltre lo spostamento delle
nuove aree da urbanizzare verso nord-est per liberare un
amplissimo territorio sul quale costruire una nuova pista
aeroportuale, inserita dal Presidente della SAVE, Enrico MARCHI,
in successive ipotesi di piano aeroportuale (pubblicate nel sito
internet della società ma non presentate agli organi deputati a
decidere) il quale si è ampliato nel tempo sino ad inglobare
(ed eliminare) anche l’area
per il Terminal comunale terra-acqua per persone e merci,
previsto e atteso dai PRG vigenti fin dal 1963 ed altre ampie
aree verso la strada statale 14 “della Venezia Giulia”;
·
il grandissimo intervento immobiliare proposto, di
ben oltre un milione di metri cubi (ovvero 364.500 metri quadri
per un’altezza superiore ai 3 metri), oltre alle volumetrie
per le attrezzature sportive, pubblicamente chiamato “Citè du
loisir” (città del divertimento)
e/o “Tessera City” (come l’analogo maxi intervento
proposto tra Dolo e Pianiga, denominato “Veneto City”) è
privo di una qualsiasi fondata domanda socio-economica, è
assolutamente indeterminato nei contenuti reali e nelle ricadute
sui sistemi insediativi ed ambiental-paesaggistici. E’
indefinito infine il prezzo ambientale aggiuntivo (oltre a
quello derivante dall’aeroporto) che dovranno pagare gli
abitanti delle comunità di Tessera, Cà Noghera, Campalto,
Favaro, Quarto d’Altino, San Liberale, Gaggio e Marcon;
·
con questo nuovo
polo di attrazione la città vedrebbe ancor più decentrate
(dopo i grandi poli esterni già realizzati in passato) alcune
sue funzioni commerciali, direzionali, ricettivo-alberghiere e
ricreative, in aree lontane e separate che non produrrebbero
alcuna integrazione sociale e alcuna riqualificazione urbana,
particolarmente inaccessibili e invivibili al di fuori degli
orari di lavoro
(basti vedere le recenti aree commerciali e direzionali all’AEV
Terraglio). E’
probabile anzi che,
al di là della contingente crisi economica, il
nuovo parco commerciale comporti la chiusura di molti negozi ed
alberghi di Mestre con conseguente, ulteriore impoverimento del
tessuto sociale ed economico cittadino.
Il drenaggio a Tessera di ingenti capitali e finanziamenti
pubblici e privati lascerebbe di fatto ferme, per i
prossimi decenni, le prioritarie bonifiche, riqualificazioni e
riutilizzazioni delle aree libere, o facilmente liberabili, di
Porto Marghera. Aree,
queste ultime, che sono invece centrali e potenzialmente di
pregio urbano: si trovano certo in un ambito degradato ma
risanabile, già ora ben servito e ben integrabile sia con il
centro urbano di Mestre sia con la città storica lagunare;
·
sotto il profilo della mobilità, per l’insediamento
proposto (salvo comunque verifica della correttezza dei
dimensionamenti proposti) le due società private prevedono di
aggiungere ai 5.000 posti macchina già programmati per
l’attrezzatura polivalente dello stadio, ulteriori 18.380
posti auto e 300 parcheggi per bus per l’area AEV nonché
ulteriori 8.680 posti macchina per due successivi ampliamenti
dell’area aeroportuale (per un totale di 27.060 piazzole di
sosta veicoli). Da notare poi che i
flussi complessivi di mobilità su gomma, per il
collegamento con Mestre, previsti dalle due società, in
aggiunta a quelli dello stadio polivalente (salvo verifica
che il loro dimensionamento non sia sottostimato), riportano
la Tangenziale di Mestre esattamente allo stesso livello di
congestione del 2008
(vedi i dati cartografati allegati alla proposta), cioè
ad un livello precedente l’apertura del “Passante” di
Mestre;
·
il PRG vigente prevede la localizzazione del “Bosco di
Mestre” a tutela ambientale e paesaggistica dell’abitato di
Mestre (la famosa green belt) nonché quale barriera
naturale ad impedimento di nuovi
insediamenti verso la laguna. L’intervento
proposto prevede invece un’enorme urbanizzazione a
cavallo della “bretella” aeroportuale in direzione gronda
lagunare con spostamento
del bosco su nuove aree agricole al di là del nuovo
insediamento;
·
la nuova
urbanizzazione verrebbe a trovarsi a ridosso delle zone di
pregio ambientale, archeologico e di valenza turistica del fiume
Dese e di Altino. Va ricordato che, allo stato attuale, alcune
aree archeologiche marginali, comunque importanti, sono già
state aggredite dalle più recenti espansioni dell’area
aeroportuale;
·
la possibile
candidatura della città di Venezia, e dell’area
circostante, a sede dei
Giochi Olimpici del 2020 (candidatura al momento ipotetica
sia per l’Italia in generale che per il tentativo di prevalere
sulla candidatura della città capitale) potrebbe risultare
positiva, per l’ambientecologia
e l’economia della città, solo nel caso in cui gli
investimenti straordinari che seguiranno ad una tale eccezionale occasione siano utilizzati per accelerare
l’attuazione di strategie
urbanistiche insediative e interventi infrastrutturali e
per servizi di trasporto pubblico finalizzati al recupero,
riqualificazione e valorizzazione della qualità complessiva del
territorio comunale e dell’area intercomunale.
In pratica, interventi programmati, condivisi con le
comunità locali, non stravolgenti, compatibili con il contesto
ambientale in cui sono calati e sostenibili nel medio-lungo
periodo. In tal senso vanno innanzitutto verificate le
possibilità concrete di recupero e di insediamento, nelle aree
dismesse di Marghera (ma anche di Mestre, della Marittima e
dell’Arsenale), libere o liberabili, di strutture
di servizio alla città e all’intero comprensorio
intercomunale metropolitano. Altra possibilità interessante
è quella di riusare le
aree dell’ex ospedale Umberto I° per collocarvi servizi
urbani di riqualificazione e di potenziamento del ruolo delle
aree centrali gravitanti su Piazza Ferretto (vedasi
l’esperienza di Klagenfurt, studiata di recente dalla
Confcommercio del Veneto). Parimenti importante sarebbe l’idea
di insediare edifici
residenziali (in una città con 5.000 appartamenti invenduti per
il mancato rapporto tra il tipo di offerta e la domanda sociale)
per un ipotetico
“villaggio olimpionico” nelle aree residenziali già
fortemente sovradimensionate previste nel PRG vigente,
con tipologie, modalità e servizi, organizzati in nuove
“centralità”, in grado di riqualificare le periferie e di
essere successivamente riusate per la popolazione residente.
Questa ipotesi alternativa va approfondita, verificata
progettualmente e comparata con la proposta strumentale di
insediare le Olimpiadi prevalentemente nelle aree di Tessera. La
comparazione delle “ragionevoli alternative”, prevista dalla
legislazione vigente, deve riguardare sia le opportunità
complessive e le strategie urbanistico-territoriali generali,
sia specificatamente il rapporto costi-benefici, le compatibilità
ambientali e paesaggistiche, la sostenibilità, l’utilizzo e
la gestibilità delle strutture nel lungo periodo;
tutto
ciò premesso e considerato
nell’interesse
generale e preminente delle comunità insediate nell’area di
Tessera, come pure nella terraferma veneziana e nell’intero
territorio comunale
per
la tutela, la riqualificazione e la valorizzazione sociale,
ambientale e paesaggistica di tutto il comprensorio
intercomunale metropolitano
per
un uso del territorio compatibile nel breve e sostenibile nel
lungo periodo
si
propone e si chiede
IN PRIMA
ISTANZA
(PER UNA
DECISIONE AUTONOMA DEL COMUNE)
La
revoca della Variante al PRG adottata dal Consiglio Comunale in
data 11.10.2004 (DCC n.133)
approvata dalla Regione in data 29.09.2009 (DGR 2893) con
proposte di modifica (variante
che raddoppia l’area, già più ampia del necessario, prevista
dal PRG vigente per la realizzazione della struttura polivalente
–stadio)
Resta impregiudicata la possibilità di
inserimento di una delle due soluzioni ipotizzate per la
realizzazione delle Olimpiadi 2020 con atto statale qualora la
candidatura veneziana venisse effettivamente accettata.
IN
SECONDA ISTANZA
(delibere che
lasciano alla giunta regionale la decisione finale)
La
revoca della delibera del Consiglio Comunale n. 131 del
03.11.2009 che propone alla Giunta Regionale l’accoglimento
della proposta di Variante al PRG presentata sotto forma di
osservazione direttamente alla Regione da Marco Polo S.r.l. (del
Casinò) e Save S.p.A. e che la Delibera della Giunta
Regionale del 29.9.2009 n. 2893 propone di accogliere.
L’approvazione
di una nuova delibera che proponga alla Giunta Regionale (a cui
viene così demandata l’ultima decisione) di respingere la
proposta di ulteriore Variante al PRG (quadruplicamento
dell’area già urbanizzabile per il PRG vigente e suo
spostamento verso nord-est)
presentata sotto forma di osservazione direttamente alla
Regione da Marco Polo S.r.l. (del Casinò) e Save S.p.A. e che
la Giunta Regionale propone di accogliere.
IN TERZA
ISTANZA
(proposte
subordinate di modifiche che lasciano comunque alla giunta
regionale le specifiche singole decisioni finali )
1)
Sia prevista nelle norme l’attuazione della Variante di PRG
non con uno strumento di iniziativa privata (Piano di
Lottizzazione) ma con uno strumento di iniziativa pubblica
(Piano Particolareggiato) per un indirizzo e coordinamento tra
gli interventi pubblici e gli interventi privati nell’
interesse generale;
2)
sia classificata come zona “F Speciale – Bosco di Mestre”
ai sensi dell’art. 432 delle N.T.S.A. della vigente VPRG per
la Terraferma l’area (di circa 164.802 metri quadri)
localizzata tra gli interventi di urbanizzazione previsti e il
comparto aeroportuale anche, tra gli altri, per una miglior
mitigazione ambientale dei livelli di inquinamento aeroportuali
rispetto agli insediamenti residenziali dell’area, negando
esplicitamente in delibera la necessità e la compatibilità con
il territorio della ipotesi di una nuova pista aeroportuale;
3)
Nelle norme di Piano Regolatore vengano mantenuti i limiti
già previsti dal Piano Regolatore
vigente proprio per la zona per lo sport e lo spettacolo
(superficie coperta massima 30 % , altezza massima per lo stadio
m.30 salvo strutture per le coperture, altezza massima per le
strutture di servizio m.6.50) e venga inserita l’altezza
massima per le altre strutture di m. 15 chiesta dalla
Commissione di Salvaguardia “per evitare
impatti paesaggistici negativi rispetto all’affaccio
sulla gronda lagunare”;
4)
Per non polarizzare ulteriormente in aree esterne alla città le
attività commerciali che svuotano le funzioni e il ruolo
sociale dei centri urbani esistenti, che vanno invece
riqualificati e rafforzati (vedi l’esperienza di Klagenfurt),
le norme non devono consentire l’insediamento di nuove grandi
e/o medie strutture di vendita nel settore non alimentare;
5)
Nella “Zona per lo sport e spettacolo (stadio)” le norme non
devono consentire insediamenti di “attività commerciali e
direzionali e turistico-ricettive-alberghiere
per una superficie di pavimento
massima complessiva pari a 111.500 mq”: tali
insediamenti sono stati pubblicamente motivati ripetutamente
solo con la necessità di far quadrare le compensazioni di cassa
nello scambio di aree tra le due società che hanno presentato
l’osservazione;
6)
Per la vivibilità degli insediamenti nelle aree A.E.V. venga
esplicitamente richiamato il limite massimo di edificabilità
pari a 4,5 mc/mq (o il corrispettivo di massimo indice di
utilizzo pari a 6,8 mq di Superficie lorda di pavimento rispetto
alla Superficie dell’ambito ) prescritto dal D.M. 1444 vigente
dal 1968; la norma deve escludere preventivamente la possibilità
che il Consiglio Comunale autorizzi deroghe (anche se il DPR 380
del 2001 ne da facoltà);
7)
La vivibilità negli
insediamenti delle aree ad Attrezzature Economiche Varie (AEV),
sia in zona propria che eventualmente inserite nelle aree per lo
sport, non può essere garantita dalla realizzazione dello
stadio, perciò le norme devono garantire e prescrivere la
realizzazione integrale in queste aree degli
standard secondari (piazze, verde pubblico, strutture di
servizio a uso pubblico, ecc) e devono escludere che siano
monetizzabili;
8)
Vengano mantenute e non cambiate le norme del PRG vigente
per le zone a “Verde Territoriale a Bosco”. In
particolare non venga raddoppiato ma mantenuto il limite di
edificabilità e non vengano ammessi interventi “finalizzati
all’equilibrio idraulico” che consentirebbero di vanificare
e devastare l’area boscata con interventi finalizzati a
scaricare all’esterno delle nuove urbanizzazioni (in aree ad
altissimo rischio di inondazione) la raccolta e lo stoccaggio di
altissime quantità d’acqua pari (già per il semplice “non
aggravio del rischio”) almeno ai dichiarati 52.000 metri cubi
d’acqua;
9)
Le norme devono prescrivere che prima di sancire un eventuale
“accordo di programma fra i soggetti interessati per
l’approvazione delle opere attinenti al sistema viario”
-
deve essere stata elaborata la comparazione tra le
“ragionevoli alternative” nell’ipotesi di assegnazione
all’area veneziana del compito di ospitare le Olimpiadi del
2020;
- va elaborata in ogni caso una verifica dei flussi di traffico
generati dalle ipotesi insediative che deve poter escludere di riportare la tangenziale al livello di
congestione degli ultimi anni.
10)
come chiesto dalla Commissione di Salvaguardia, le norme devono
prescrivere le garanzie che tutti gli insediamenti vengano
realizzati contestualmente, ciò per evitare che l’enorme
urbanizzazione ed edificazione approvate, con il pretesto della
realizzazione dello stadio polivalente (pretestuosamente, dato
che lo stadio può essere realizzato da subito nelle aree,
previste dal Piano Regolatore vigente, già di proprietà
comunale) possano realizzarsi in assenza dello stadio.
Seguono le firme raccolte.
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L'Associazione Co.C.I.T.
http://www.cocit.org
info@cocit.org
Tel: 346.6346726
CF 90122250278
Via G. Ferro, 13
30174 Mestre (VE)
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